Giappone, un mercato che premia i beni affidabili e di elevata qualità

Giappone, un mercato che premia i beni affidabili e di elevata qualità
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06 Gennaio 2017
Categoria: Exportiamo incontra
Paese:  Giappone

Il Giappone è un Paese culturalmente molto diverso dall’Italia che è riuscito, nonostante il rallentamento dell’economia e grazie ad una solida collaborazione fra sistema bancario e politico, a rimanere protagonista dell’innovazione sui mercati mondiali. Nella nostra intervista con Aristide Martellini, Direttore di ICE Tokyo, abbiamo parlato delle opportunità per le nostre PMI italiane che devono rivolgersi soprattutto alla fascia più abbiente della popolazione giapponese (41/46 anni), ovvero quella certamente più disposta a spendere in prodotti di lusso.

Nonostante il lungo periodo di stagnazione che il Paese vive dagli anni ’90 il sistema economico giapponese continua a rimanere tra i più solidi e sviluppati su scala globale. E’ d’accordo con questa affermazione? E se sì perché?

In seguito allo scoppio della bolla economica degli anni ’80, il Giappone ha vissuto un periodo di crisi economico-finanziaria, che ha portato ad un netto ridimensionamento dello sviluppo che aveva fatto segnare una crescita record fin dal secondo dopoguerra. Tuttavia ciò non ha portato a una contrazione drammatica dell’economia, quanto a un appiattimento del tasso di sviluppo, con periodi di deflazione. Governo e banche si sono resi conto della gravità della situazione ed hanno fatto “sistema” evitando il crollo di alcuni gruppi bancari attraverso il supporto reciproco. Questo ha evitato tracolli disastrosi, ma ha anche impedito una ripresa veloce. Inoltre la crisi non ha intaccato la tendenza dei giapponesi all’innovazione e la loro capacità di muoversi nei mercati mondiali promuovendo nuove soluzioni, in maniera spesso assolutamente originale. Per questi motivi il Giappone rimane in cima alle classifiche globali per quel che riguarda le esportazioni di alta tecnologia aiutato anche dall’enorme assorbimento di macchinari da parte della vicina Cina e degli altri Paesi asiatici.

Quanto sono intense le relazioni commerciali fra Giappone e Italia?

Lo scambio commerciale tra Giappone e Italia sta conoscendo un momento molto positivo. Questa affermazione è corroborata dai dati dell’export italiano in Giappone relativi al primo semestre del 2016, i quali hanno segnato un record storico. Anche le esportazioni giapponesi in Italia stanno aumentando in misura rilevante anche se ad oggi il saldo commerciale è nettamente a favore dell’Italia, visto che esportiamo in Giappone quasi il doppio di quanto importiamo. L’Italia si sta dando molto da fare per aumentare la propria fetta di mercato locale, soprattutto attraverso la partecipazione a fiere locali ed eventi promozionali presso grandi centri commerciali e l’organizzazione di numerose missioni di operatori giapponesi verso le principali fiere che si svolgono nel Belpaese. Anche il Giappone è molto attivo in Italia: dopo il successo all’EXPO di Milano del 2015, la cultura gastronomica giapponese sta conoscendo una fase di grande ascesa e sono sempre di più i prodotti gastronomici e i ristoranti tipici a disposizione dei consumatori italiani. Inoltre il Giappone sta investendo moltissimo nelle aziende italiane, apprezzandone l’attenzione alla qualità. Tuttavia c’è ancora molto lavoro da fare: l’Italia oggi è infatti solo al 19° posto tra i partner commerciali del Giappone.

Quali sono le categorie merceologiche Made in Italy maggiormente apprezzate dalla popolazione locale?

I beni di consumo sono senz’altro i prodotti più apprezzati dal mercato locale, in particolare nei settori moda e alimentare. La moda italiana viene vista come un modello assoluto di eleganza, e questo spiega perché i prodotti in pelle siano quelli più esportati in Giappone. L’agroalimentare, al contrario, non è per volumi il settore più redditizio, eppure ormai in ogni supermercato è possibile trovare prodotti gastronomici italiani come olio, salsa di pomodoro, pasta ecc. A ben vedere il nostro Paese esporta in Giappone soprattutto tecnologia e prodotti chimici, oltre che automobili, ma naturalmente questi sono prodotti che il consumatore medio raramente conosce (eccezion fatta per le automobili).

A quale fascia di popolazione interessano le nostre produzioni ed in quali aree del Paese si trovano?

Le persone di età compresa fra 41 e 46 anni rappresentano il 10,5% della popolazione, e sono anche la fascia più disposta a spendere in prodotti di lusso. L’area con maggiore potenziale è, ovviamente, quella che ruota attorno a Tokyo (comprese le prefetture di Saitama, Chiba e Kanagawa), dove si concentra una popolazione di ben 35 milioni di persone. Inoltre anche Nagoya, Osaka (comprese la parte meridionale della prefettura di Kyoto e la parte orientale della Prefettura di Hyogo) e Fukuoka (compresa la città di Kitakyushu) sono aree da tenere in considerazione.

In quali settori in questo momento vede le maggiori opportunità commerciali per fare business per le nostre PMI?

Il settore alimentare è molto promettente: i giapponesi spendono una gran parte del loro budget mensile in cibo e bevande (circa il 24% del budget totale nel 2015). Inoltre, nel comparto tecnologico, anche il settore della componentistica (auto, aerospazio) sembra avere buone possibilità. Non dimentichiamoci infine delle potenzialità delle start-up: i grandi colossi giapponesi dell’alta tecnologia sono sempre alla ricerca di nuove soluzioni, soprattutto per quel che riguarda i software e per le sfide offerte dall’automatizzazione (sia dei sistemi industriali sia degli autoveicoli).

Quali sono quelle che ritiene essere le maggiori criticità per chi pensa di investire nel Paese?

La mancanza di conoscenza della cultura imprenditoriale locale può essere un serio ostacolo per le aziende che approcciano il Giappone per la prima volta, quindi avvalersi di un supporto esterno può risultare di fondamentale importanza.

Ci descriverebbe il consumatore tipo giapponese: da quali elementi sono influenzate le sue decisioni d’acquisto?

I giapponesi premiano i beni di consumo di qualità ed i brand affidabili con una fedeltà che si traduce in acquisti ripetuti. Questo vale sia per i prodotti di consumo che per i beni strumentali, per i quali il servizio post vendita è un punto cruciale. Si tratta quindi di consumatori sofisticati che guardano più alla qualità che alla quantità, ovviamente valutando attentamente il rapporto costo/beneficio.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

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