Un'Italia da Export: intervista con Beentouch

Un'Italia da Export: intervista con Beentouch
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29 Marzo 2017
Categoria: Un'Italia da Export

Oggi l’esigenza di comunicare fra persone che si trovano in diverse parti del mondo è sempre più diffusa ma circa il 50% del pianeta non dispone di device altamente tecnologici e di reti internet rapide ed efficienti. Partendo da questo assunto nasce Beentouch, una startup fondata da sei giovani siciliani con l’obiettivo di garantire un vero e proprio diritto alla comunicazione universale: parlare con chiunque in qualunque momento con qualsiasi condizione di rete.

Da dove nasce l’idea di Beentouch?

Beentouch nasce da un’esigenza, come la maggior parte delle idee con le quali si prova a migliorare il mondo in cui viviamo. Noi del team di Beentouch abbiamo vissuto durante il periodo universitario diverse esperienze internazionali circondandoci di affetti lontani, amici in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Africa, dal Brasile alla Cina. Mantenere quelle amicizie non è stato affatto semplice, la distanza mette inesorabilmente in crisi qualunque rapporto affettivo dissolvendolo lentamente fino a farlo scomparire. Fortunatamente ci troviamo in un’epoca tecnologicamente avanzata ed esistono molti modi per tenersi in contatto a distanza, uno di questi è usare software VoIP, ovvero tutti quei programmi che usano internet per effettuare chiamate e videochiamate. Eppure non sono una soluzione, o per meglio dire, non sono una soluzione equa per tutti. Questi software solitamente tendono a consumare moltissime risorse dal pc o dagli smartphone degli utenti, richiedendo dispositivi costosi e all’avanguardia con connessioni internet veloci per funzionare discretamente. Ma non dimentichiamoci che circa metà del nostro pianeta non dispone di dispositivi molto avanzati e di certo non dispone di reti veloci. Da qui è nato il nostro concetto di diritto alla comunicazione: poter usufruire della tecnologia in qualunque condizione di rete per poter parlare con chiunque in qualunque momento. Nasce Beentouch, software VoIP per chiamate e videochiamate in alta qualità anche in pessime condizioni di rete.

Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per lo sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

Il nostro team è composto da sei persone: Danilo Mirabile (CEO), Alberto Longo (COO), Emanuele Accardo (CTO), Federica Munzone (CDO), Daniele Pecoraro (CMO) e Francesco Blancato (Social Media Manager). Inoltre ci avvaliamo dell’aiuto e del supporto di molti professionisti esterni tra designer, sviluppatori ed esperti di marketing. Competenze eterogenee sono fondamentali per la crescita di un progetto con ottica internazionale come Beentouch anche se lo sviluppo mobile gioca un ruolo sicuramente chiave nella nostra velocità di esecuzione.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

Ci sono molte difficoltà che una startup incontra nel suo percorso di crescita, almeno tante quante le soddisfazioni. Il mercato italiano è senza dubbio un mercato difficile sotto due punti di vista: utenza e fondi. Lato utenza il mercato italiano ha ancora avversione verso il digitale e verso i prodotti innovativi, soprattutto nelle fasce di età oltre i quarant’anni, essendo il popolo italiano particolarmente tradizionalista. Anche sul lato delle risorse finanziarie il mercato italiano ha ancora molto da imparare, le eccellenze spesso non vengono supportate in modo adeguato e molte innovazioni vanno via dal nostro paese lasciandoci solamente il “vanto” della paternità.

Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

Senza dubbio i mercati emergenti, particolarmente sensibili alla nostra innovazione per via dei dispositivi di fascia medio/bassa e le difficoltà legate alla rete internet, parliamo di Africa, parte del Medio Oriente, Sud America e più in generale di tutte quelle zone che soffrono di un certo isolamento tecnologico. Dove si avverte maggiormente un problema è più semplice apprezzarne soluzioni valide.

Partecipare a programmi di supporto e tutoraggio offerti da incubatori ed acceleratori italiani genera un’utilità ed un vantaggio competitivo per una startup?

Dipende. Sono molti gli incubatori e gli acceleratori italiani che offrono vantaggi e opportunità, sta alla startup riuscire ad individuare le opportunità migliori e a trasformare un periodo di incubazione/accelerazione in un momento reale di crescita e sviluppo. Noi abbiamo vissuto da vicino l’accelerazione di TIM#WCAP Accelerator essendo vincitori nel 2014 della loro call annuale. TIM#WCAP è stato, ed è, un partner eccellente che ci ha aperto strade che difficilmente avremmo percorso senza il suo supporto.

Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Uno su tutti: formatevi, sotto ogni punto di vista. Portare avanti un progetto imprenditoriale è complesso, ricco di soddisfazioni ottenute dopo lunghi periodi di sfide e rinunce. Essere preparati è fondamentale, informarsi ed aggiornarsi diventa cruciale per la sopravvivenza e per la crescita di un’idea, soprattutto in Italia dove la burocrazia complica notevolmente le cose. Ma attenzione a non innamorarsi della propria idea, bisogna saper riconoscere le potenzialità di un progetto ma anche accettarne la fine, d’altronde dobbiamo coltivare grandi menti non idee, quelle verranno di conseguenza.

Obiettivi per il futuro…

Tanti e molto chiari. Stiamo cercando attualmente dei finanziamenti per espandere il progetto e mettere in campo tutto il potenziale che ha da offrire. Ciò che abbiamo realizzato è solo la base di un piano molto più ampio con il quale intendiamo innovare in modo cruciale la comunicazione nel mondo, portandola ad un nuovo livello. Nei prossimi mesi porteremo Beentouch sulle altre piattaforme e allargheremo il team, da quel momento in poi ne vedrete delle belle!

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

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