Il brevetto internazionale: cos'è e come funziona

Il brevetto internazionale: cos'è e come funziona
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18 Luglio 2017
Categoria: Proprietà industriale

Il brevetto internazionale, detto anche PCT (Patent Cooperation Treaty), consiste sostanzialmente in una ricerca internazionale corredata da un parere di brevettabilità. Esso permette di depositare all’Ufficio Internazionale Brevetti una domanda di brevetto unica per tutti gli Stati (146) aderenti alla Convenzione PCT e di riservarsi il diritto di procedere poi al deposito successivo della domanda nei singoli Stati prescelti, senza perdere i diritti di priorità. Vediamo nel dettaglio come funziona.

Quando si parla di brevetto internazionale occorre innanzitutto precisare che il Trattato di Cooperazione in materia di Brevetti (PCT) che lo ha istituito è un Trattato multilaterale concluso nel 1970 e modificato varie volte nel corso degli anni.

Esso è gestito dalla WIPO (World Intellectual Property Organization) con sede a Ginevra, che gestisce anche la procedura unitaria.

Per poter presentare la domanda di brevetto internazionale è necessario essere residenti in uno degli Stati contraenti del PCT o averne la nazionalità.

I titoli di protezione richiedibili tramite il PCT, ove la legislazione nazionale lo consenta, sono:

- il brevetto per invenzione industriale (patent for invention);
- il modello di utilità (utility model);
- il certificato d’inventore o di utilità (inventor/utility certificate);
- il brevetto di addizione (patent of addition);
- il certificato di addizione (inventor/utility certificate of addition).

Per quanto concerne l’Italia, il riferimento è all’Ufficio Italiano Marchi e Brevetti (UIBM).

Le domande PCT depositate in Italia devono essere redatte in una delle tre lingue ufficiali dell’European Patent Office (EPO): francese, inglese o tedesco.

E’ possibile depositare una domanda in lingua italiana purché entro un mese dal deposito venga depositata anche una traduzione in una delle tre lingue ufficiali.

Per depositare la domanda è necessario compilare una serie di moduli scaricabili dal sito della WIPO, ove, tra le altre informazioni, dovranno essere indicati i dati del richiedente, il titolo del brevetto e il nome dell’inventore.

E’ necessario allegare anche la Descrizione, le Rivendicazioni ed i disegni tecnici.

In particolare, la Descrizione deve mettere in risalto il “problema tecnico” che l’invenzione si propone di risolvere, i vantaggi che derivano dal suo utilizzo, le principali caratteristiche tecnico-costruttive.

Le Rivendicazioni costituiscono invece l’indicazione, effettuata rigorosamente in linguaggio tecnico, degli elementi dei quali si chiede la protezione. Si tratta forse della parte più importante della domanda perché tutto ciò che non è inserito nelle Rivendicazioni non è poi, di fatto, oggetto di protezione.

Una volta ricevuta la domanda, l’Ufficio internazionale effettua una ricerca di novità e fornisce un Rapporto di Ricerca Internazionale PCT.
Questo documento contiene un elenco di documenti sullo stato dell’arte, provenienti da tutto il mondo, che sono stati identificati come potenziali anteriorità rispetto all’invenzione. Il parere fornito analizza inoltre la brevettabilità dell’invenzione, anche alla luce dei risultati contenuti nel Rapporto di Ricerca Internazionale.
Questa fase si esaurisce entro 30 mesi dal deposito della domanda e non conduce alla concessione di un Brevetto internazionale ma, come spiegato all’inizio dell’articolo, consente di “prenotare” il brevetto nazionale in più Stati.

Difatti, una volta esaurita la fase internazionale, si passerà alla fase nazionale o regionale in cui si chiederà alle autorità competenti di esaminare il brevetto e di concederlo.

La mancata effettuazione dell’ingresso nazionale comporta la cessazione dei diritti della domanda per lo Stato in questione. In particolare, occorre specificare che l’Italia, come altri Stati appartenenti alla Convenzione del Brevetto Europeo, non ha una fase nazionale. Per ottenere un brevetto in Italia mediante una domanda PCT, è necessario scegliere il brevetto europeo EP e designare l’Italia al momento della fase regionale europea.

E’ più che evidente che il principale vantaggio di questo strumento è rappresentato dall’efficacia del deposito di un’unica domanda presso il proprio Ufficio nazionale o Regionale, o presso l’Ufficio Internazionale di Ginevra. Tale domanda infatti ha l’effetto di un regolare deposito in ciascuno degli Stati designati.

Inoltre, è possibile valutare attentamente in quali Stati sia maggiormente conveniente chiedere il brevetto grazie alla dilazione di tempo per entrare nelle fasi nazionali.

Infatti, presentando una domanda di brevetto internazionale, per decidere si avrà a disposizione tutto il tempo in cui il brevetto sarà analizzato dall’Ufficio internazionale, e quindi ben 30 mesi.

Tra l’altro, durante la fase internazionale, non sarà necessario pagare alcun costo annuale.

Le tasse annuali di mantenimento dovranno invece essere versate allo Stato di riferimento quando si entrerà nella fase nazionale o regionale.

Il brevetto internazionale è ampliamente usato proprio perché consente di proteggere la propria invenzione e di iniziare sin da subito a svolgere la propria attività, rinviando poi la scelta finale degli Stati ad un momento successivo.

Per un eventuale ulteriore approfondimento è possibile consultare il sito internet della WIPO.

Fonte: a cura di Exportiamo, Avv. Giulia Di Piero, Studio Legale PMT, redazione@exportiamo.it

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