Hurry, la startup italiana che vuole rivoluzionare la mobilità

Hurry, la startup italiana che vuole rivoluzionare la mobilità
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09 Agosto 2017
Categoria: Un'Italia da Export

Hurry è la giovane azienda italiana che offre servizi di noleggio altamente innovativo a cui abbina anche un servizio di vendita di auto usate e di una serie di altri prodotti automotive. Ne abbiamo parlato con Alberto Cassone, presidente della società, che ci ha tenuto a mandare un messaggio positivo a tutti gli aspiranti startupper del Belpaese.

Da dove nasce l’idea di Hurry?

Hurry si basa su tre idee e intuizioni. La prima: sfruttare la forza di contrattazione dei gruppi d’acquisto in un settore come quello dell’automotive dove non era mai stata sperimentata. In questo modo garantiamo prezzi molto competitivi. La seconda: offrire una piattaforma con servizi e prodotti di mobilità innovativi che consentano al consumatore di scegliere soluzioni personalizzate con cui poter risparmiare. La terza: anticipare una naturale evoluzione del rapporto tra consumatore e veicolo offrendo la possibilità di utilizzare un mezzo di trasporto senza doverlo acquistare. Uno dei nostri prodotti di punta, Ricaricar, consente ad esempio di pagare il veicolo in base agli effettivi km percorsi con un’offerta “tutto compreso” che cancella tutti i pensieri per bollo, tagliandi, cambio gomme.

Qual è il vostro punto di forza?

Sono diversi: innovazione continua, prezzi competitivi, offerta chiara e senza sorprese. In questo modo riusciamo a soddisfare la nostra clientela generando un positivo passaparola. Pur essendo una startup con soli tre anni di vita, ci siamo già conquistati una certa riconoscibilità sul mercato. Con il nostro portale rappresentiamo ormai il principale canale di vendita online di prodotti e servizi automotive in Italia.

Come sta andando Hurry?

Il 2017 molto bene tanto che il primo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2016 ha registrato una forte crescita in tutti i segmenti: +89% nella vendita di usato, +41% per NLT e Ricaricar, mentre il tendenziale annuo della vetrina shopping segna un +40%. Il volume transato da The-Hurry.com segna un tendenziale sull’anno in corso pari a 60 milioni di euro, +40% rispetto al 2016.

Come è strutturata l’azienda? Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per lo sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

Hurry è una start up al 100% italiana. La società ha sedi a Roma e Milano, mentre le piattaforme logistiche sono ad Aprilia, Roma (2), Milano (2), Crema, Brescia, Salerno ed Agrigento. Il team è composto da circa 150 unità, tra dipendenti e collaboratori, con età media di 30/40 anni, impegnati nel marketing, nelle vendite, nell’assistenza. Siamo una start up nata per sperimentare ed innovare che sfrutta tutte le potenzialità del web. Dunque direi che il cuore dell’azienda è il settore che opera sul versante dell’innovazione. Vogliamo portare ad una rivoluzione del rapporto consumatore-veicolo introducendo nuove forme di utilizzo del mezzo. Comprare una macchina e pagarla per tenerla parcheggiata per il 95% del tempo è una scelta antieconomica. E’ superata dalle possibilità offerte dalla tecnologia, dai network di condivisione e dalle opportunità derivanti dalla connessione a distanza: sono convinto che tra venti anni nessuno comprerà più un’auto. Noi di Hurry cerchiamo di anticipare e favorire questa tendenza e per vincere questa sfida, abbiamo stretto una partnership strategica esclusiva con ALD Automotive Italia, leader mondiale del noleggio a lungo termine e della mobilità innovativa.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

Troppe regole poco chiare che si prestano ad interpretazioni difformi tra gli stessi organismi pubblici che devono farle rispettare. Questo è l’ostacolo più grande allo sviluppo di un’impresa in Italia. Abbiamo messo in cantiere dei nuovi servizi e dobbiamo continuamente confrontarci con un sistema normativo e fiscale molto farraginoso. Allo stesso tempo, va sottolineata la stretta creditizia che ha colpito diverse aziende. Noi abbiamo avuto una crescita veloce e ci siamo autofinanziati ma il problema esiste ed è molto difficile affrontarlo per le micro aziende.

Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

Stiamo programmando lo sbarco all’estero guardando in particolare ai Paesi dell’Unione Europea. In questo momento non stiamo cercando o chiedendo investimenti su Hurry ma potremmo farlo in futuro. Credo comunque che la piazza londinese sia la migliore per trovare investitori.

Partecipare a programmi di supporto e tutoraggio offerti da incubatori ed acceleratori italiani genera un’utilità ed un vantaggio competitivo per una startup?

Direi di sì. L’Italia è un mercato complesso con un difficile accesso al credito ed una selva di regole complesse in cui è difficile orientarsi. Appoggiarsi ad incubatori ed acceleratori può essere un sostegno di fondamentale importanza, un’opportunità da prendere in considerazione. Hurry ha avuto una crescita impetuosa e non ha avuto la necessità di intraprendere questa strada ma è sicuramente un’opzione da prendere in considerazione per un giovane imprenditore che vuole avviare una startup.

Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Un giovane startupper non ha bisogno di consigli ma di vere opportunità e di adeguati finanziamenti. Io non mi permetto di dare suggerimenti. Vorrei però rivolgere un pensiero a chi è indeciso se avviare o no una start up: non lasciatevi contagiare dalla retorica del declino del nostro Paese. Abbiamo passato anni difficili ma il peggio è alle spalle. Abbiamo molti problemi – sociali, economici, di finanza pubblica – ma l’Italia è ancora un Paese vitale e dinamico. Certamente avviare un’impresa qui da noi è più difficile rispetto all’estero ma non bisogna farsi scoraggiare.

Obiettivi per il futuro…

Stiamo lavorando ad un nuovo servizio di mobilità innovativa integrata. Procediamo dritti sulla nostra strada: dimostrare che un’auto di proprietà è un retaggio del passato. Utilizzare un veicolo di Hurry è estremamente più semplice e conveniente rispetto al tradizionale acquisto.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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