Feleppa: lo stile italiano che parte dai social e sbarca in California

Feleppa: lo stile italiano che parte dai social e sbarca in California
Pubblicità
Medium Rectangle - 300 x 250 pixel

13 Settembre 2017
Categoria: Un'Italia da Export

Oggi raccontiamo l’esperienza di due sorelle gemelle, Francesca e Veronica, che sono riuscite ad appena 23 anni a creare un brand di abbigliamento femminile di successo capace di penetrare in brevissimo tempo, oltre che in 100 boutique italiane, anche in esclusivi store a Dubai, in Gran Bretagna ed in California.

Ci racconti brevemente la storia della sua azienda…

La nostra attività imprenditoriale vera e propria è iniziata nel novembre del 2013 con il lancio della nostra prima capsule collection sui social network. In realtà noi abbiamo iniziato ad occuparci di abiti sin da piccolissime quando cucivamo gli abiti per le nostre Barbie e costruivamo scarpe con i tacchi in cartone per noi. Poi a 14 anni abbiamo voluto fortemente iniziare a vedere il lavoro nelle sartorie e abbiamo passato le nostre vacanze di Natale, Pasqua ed estive in sartoria per imparare il mestiere mentre facevamo le scuole superiori, corso moda. Una volta preso il diploma abbiamo seguito dei corsi specifici nei fine settimana mentre nel frattempo facevamo degli stage in aziende importanti del nostro territorio. Ad un certo punto ci era stato offerto un contratto importante e dall’altra parte stavamo pensando di lanciare un nostro marchio. Fra il certo e l’incerto abbiamo scelto di realizzare il nostro sogno e così è nata Feleppa.

Quali sono gli elementi e le condizioni che hanno decretato il successo della sua azienda sul mercato attuale?

Probabilmente l’utilizzo adeguato dei mezzi social come Instagram e Facebook ci ha permesso di arrivare ad un pubblico piuttosto ampio in un arco tempo adeguatamente ridotto, facendoci conoscere subito, attraverso le immagini, per il nostro stile peculiare. E’ anche un prodotto di cui il mercato era alla ricerca: un prodotto giovane e fresco adatto alle donne che vogliono sentirsi belle ed eleganti ma senza eccedere negli sfarzi, mantenendo l’eleganza nella semplicità delle linee e nella particolarità del dettaglio. Infine, ma non per importanza, tanta tanta passione, un duro lavoro ed un pizzico di fortuna, che non guasta mai!

In questi anni di crisi, quanto la ricerca del successo sui mercati internazionali è stata una scelta e quanto una necessità per la sua azienda?

Essendo il nostro marchio e la nostra azienda nati da soli tre anni e mezzo, non abbiamo conosciuto il momento della crisi: per noi finora è stato tutto un percorso in crescita. Quindi il voler approcciare i mercati esteri è stata una scelta aziendale fatta per allargare i confini del marchio ed aumentare il fatturato.

Quale metodologia di ingresso ha adottato per fare business all’estero ed in quali mercati siete oggi presenti?

Anche sui mercati esteri siamo arrivati tramite i canali social. Ci hanno notato tramite Instagram e da lì è nato tutto. Partendo dal social siamo poi arrivati al mondo retail offline. Ad oggi siamo presenti negli Emirati Arabi, in California e nel Regno Unito.

Com’è il rapporto con la burocrazia all’estero e, più in generale, quali sono state le principali difficoltà riscontrate?

Per la burocrazia all’estero la situazione non è molto semplice e per questo ci avvaliamo di un centro spedizionieri che si occupa per noi di tutte le varie documentazioni necessarie. Per le aziende che non sono estremamente strutturate è difficile gestire questo tipo di aspetti autonomamente.

Quali sono i vostri piani futuri di sviluppo? Avete già in mente nuovi mercati da conquistare?

Abbiamo iniziato un progetto molto interessante in Cina e Giappone e ci piacerebbe che la cosa avesse un buono sviluppo perché sono mercati a cui siamo molto interessati. In futuro ci piacerebbe proseguire il nostro sviluppo commerciale negli Stati Uniti (per ora siamo presenti solo in California), ma dobbiamo ancora prepararci a fare il grande passo perchè ogni percorso di internazionalizzazione prevede un piano strategico e strutturale ben definito. Per andare all’estero bisogna avere tutte le carte in regola, quindi mantenere ritmi più pacati ed evitare errori.

Quale consiglio si sente di dare agli imprenditori che intendono affacciarsi nello stesso contesto estero?

L’approccio verso l’estero è un passo importante per un’azienda ma bisgona farlo coscientemente. Fare progetti e investimenti spot senza potersi poi permettere di seguire ciò che viene dopo è solo una perdita di tempo e di denaro. Si inizi magari con un solo Paese, anche piccolo, ma lo si segua in maniera adeguata perché un lavoro impostato in questa maniera ha ottime possibilità di successo nel medio-lungo periodo.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità
Leaderboard - 728 x 90 pixel