Expatriamo in Turchia: un Paese dal fascino irresistibile

Expatriamo in Turchia: un Paese dal fascino irresistibile
Pubblicità
Medium Rectangle - 300 x 250 pixel

24 Aprile 2018
Categoria: Expatriamo
Paese:  Turchia

Posizionata tra Europa ed Asia, la Turchia è un Paese diviso a metà fra l’oriente e l’occidente e forse, proprio per questo, capace di esercitare un fascino davvero unico su chi lo visita. In particolare Istanbul è una città magnifica e che fa venir voglia, ad un numero crescente di expat, di trasferirsi.

La Turchia rappresenta la 17esima economia al mondo con un PIL che, nel 2017, è cresciuto del 5,1% e che, nel complesso, ha raggiunto i 2.133 miliardi di dollari.

L’economia del Paese sta dimostrando un grande dinamismo ed una forte tendenza allo sviluppo già dai primi anni duemila: da allora infatti – seppur con fasi alterne – la repubblica ha conosciuto un lungo periodo di espansione economica, con una crescita media superiore al 5%.

A tale crescita hanno certamente contribuito anche gli investimenti diretti esteri (IDE) che, nell’ultimo decennio, si sono aggirati intorno ai 150 miliardi di dollari, sintomo che investire in Turchia è considerato sempre più interessante anche per la presenza di un business climate particolarmente favorevole. Anche nel report “Doing Business in Turkey 2018” elaborato dalla Banca Mondiale, che classifica la Turchia al 60mo posto su 190 Paesi per facilità di fare business, si evidenzia la presenza di buoni indicatori fra cui spicca quello relativo al tempo necessario per costituire una società (6,5 giorni) contro una media OCSE pari a 8,5 giorni.

Prima di analizzare nel dettaglio quelli che sono gli incentivi offerti agli imprenditori stranieri che vogliono esplorare le opportunità di business provenienti dal Paese guidato da Erdogan esaminiamo le procedure da seguire per tutti gli expat che intendono trasferirsi e trovare un lavoro in Turchia.

Visto

In primo luogo bisogna evidenziare che l’ingresso nel Paese per motivi turistici è consentito per un periodo massimo di 90 giorni nell’arco di 180 giorni e, in questo caso, non è richiesto alcun tipo di visto. E’ dunque consentito l’ingresso anche con la sola carta di identità valida per l’espatrio con una validità residua minima di almeno 5 mesi.

E’ invece assolutamente necessario il passaporto (sempre con una validità residua di almeno 5 mesi) per coloro che entrano nel Paese dai confini del sud-est ed est della Turchia, ovvero dalle frontiere con Georgia, Azerbaigian, Iran, Iraq e Siria.

Per viaggi con finalità diverse dal turismo e comunque per soggiornare per un periodo superiore ai 90 giorni (nell’arco di 180 giorni) rimane l’obbligo del visto.
Dal 5 gennaio 2016 le richieste per tutte le tipologie di visto dovranno essere effettuate attraverso il sito web www.evisa.gov.tr. Tramite questo portale i richiedenti potranno compilare il formulario on-line, caricare i documenti richiesti e richiedere un appuntamento presso la sede consolare di competenza.

Ulteriori informazioni sono disponibili consultando il sito: www.mfa.gov.tr/vize-genel-bilgileri.tr.mfa.

Permesso di lavoro

Gli expat che si trasferiscono in Turchia senza avere un lavoro devono sapere che non conoscere il turco rappresenta un notevole handicap che riduce di gran lunga i potenziali settori in cui effettuare la ricerca.

Inoltre va anche sottolineato che in Turchia molte professioni non possono essere esercitate da stranieri: avvocati, medici, infermieri, odontoiatri, veterinari e guide turistiche devono necessariamente possedere la cittadinanza turca per esercitare.

In generale le pratiche per l’ottenimento del permesso di lavoro devono essere adempiute in larga parte dal datore di lavoro ma bisogna tener presente che l’esito rimane sempre incerto perché non è inusuale che il permesso di lavoro venga negato anche a manager di grandi aziende. In Turchia dunque trovare un lavoro quindi non significa automaticamente poter lavorare.

Il permesso di lavoro viene rilasciato per il singolo contratto, e decade quando il contratto termina: se si ha intenzione di cambiare impiego bisogna quindi avviare una nuova pratica.

In estrema sintesi i cittadini italiani che si recano in Turchia per lavorare devono fare richiesta per l’ottenimento del visto - di persona e dopo aver precompilato un modulo online e fissato un appuntamento - presso una delle sedi consolari in Italia. Entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta del visto il datore di lavoro dovrà a sua volta richiedere un permesso di lavoro per il richiedente presso il Ministero Turco del lavoro e della previdenza sociale.

I documenti necessari per inoltrare la richiesta sono:

• passaporto valido;
• modulo compilato sul sito www.visa.gov.tr e stampato;
• fotocopia delle pagine del passaporto con le informazioni anagrafiche e la validità;
• foto tessera 5×6;
• contratto di lavoro stipulato con una azienda locale;
• lettera di invito dell’azienda locale (su una carta intestata della società, preferibilmente in lingua turca);
• certificato penale;
• certificato di residenza.

La richiesta di permesso di lavoro è necessario anche per aprire un’attività propria: per ottenerlo la società deve prevedere l’assunzione di almeno 5 dipendenti ed un giro di affari rilevante per l’economia turca.

La Turchia offre interessanti incentivi per attrarre le aziende straniere fra cui spiccano:

- Esenzione dal pagamento dell’IVA per l’acquisto o l’importazione di macchinari ed apparecchiature da utilizzare nell’ambito di investimenti per i quali è previsto il rilascio di apposito investment incentive certificate;
- Riduzione dell’imposta sui redditi d’impresa, che può variare dal 50% al 90%, a seconda del valore dell’investimento e dell’area geografica in cui l’investimento verrà effettuato;
- Riduzione dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro che possono essere concessi per un periodo compreso tra 2 e 10 anni, a seconda dell’area geografica in cui è previsto l’investimento;
- Terreni in concessione forniti dal Ministero delle Finanze agli investitori per un periodo di tempo massimo di 49 anni;
- Contributi governativi al pagamento degli interessi sui finanziamenti su determinate tipologie di investimenti;
- Rimborso dell’IVA per investimenti considerati strategici.

Inoltre in Turchia sono presenti tre diversi tipi di zone speciali d’investimento:

1. Zone di Sviluppo Tecnologico (TDZ, Technology Development Zones) sono aree create per sostenere le attività di ricerca e sviluppo ed attirare investimenti in campi a elevato contenuto tecnologico. Esse offrono fino al 31/12/2023 esenzioni: dalle imposte sul reddito e sulle società per i ricavi derivanti dallo sviluppo di software e da attività di R&S; da IVA per le vendite di applicazioni software prodotte esclusivamente nelle TDZ; da qualsiasi imposizione fiscale sulle retribuzioni del personale di supporto e di quello impegnato in attività di R&S.

2. Zone Industriali Organizzate (OIZ, Organized Industrial Zones) sono aree nate per agevolare le aziende che qui possono usufruire di infrastrutture fisiche e sociali pronte per l’uso. Le infrastrutture offerte in queste zone includono strade, acqua, gas naturale, elettricità, comunicazioni, smaltimento dei rifiuti e altri servizi. Gli investitori che operano nelle OIZ possono beneficiare di alcuni interessanti vantaggi come: esenzione IVA per le acquisizioni di terreni; esenzione dall’imposta sugli immobili per 5 anni a partire dalla conclusione della costruzione dello stabilimento; costi ridotti per acqua, gas naturale e telecomunicazioni; zero tasse sull’unificazione e/o la separazione di lotti.

3. Zone franche ovvero siti speciali che beneficiano di trattamenti fiscali e doganali privilegiati. In particolare queste zone hanno lo scopo di aumentare gli investimenti finalizzati all’esportazione ed offrono numerose esenzioni (dai dazi doganali, dall’imposta sulle imprese per società di produzione, dall’imposta sul valore aggiunto (IVA), dall’imposta sul reddito dei dipendenti (per aziende che esportano almeno l’85 % del valore FOB dei beni prodotti nelle zone franche) e dalla speciale imposta sui consumi. Inoltre le merci possono sostare indefinitamente nelle zone franche e le società sono libere di trasferire gli utili dalle zone franche all’estero come pure alla Turchia senza essere soggette ad alcuna restrizione.

In definitiva espatriare o avviare un business in Turchia presenta molti ed indiscutibili elementi d’attrazione. Nonostante le procedure per ottenere un visto, un permesso di lavoro, o avviare una società non siano così semplici ed immediate, la bellezza del Paese e la gentilezza di una popolazione giovane (l’età media è di circa 30 anni) ed estremamente friendly, gli incentivi descritti, rimangono alcuni dei fattori apprezzati dai nostri connazionali che intendono trasferirsi in questo Paese.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità
Leaderboard - 728 x 90 pixel