Costa Rica, un modello per tutta l’America Latina

Costa Rica, un modello per tutta l’America Latina
Pubblicità
Medium Rectangle - 300 x 250 pixel

14 Maggio 2018
Categoria: Focus Paese
Paese:  Costa Rica

Il piccolo Paese centroamericano ha compiuto scelte in controtendenza rispetto a molti stati dell’area ed oggi può esibire una qualità della vita molto elevata ma che sembra messa in discussione da una sostenibilità finanziaria che inizia a preoccupare alcune istituzioni internazionali come l’Ocse (a cui il Paese ha richiesto di aderire dal 2015).

Il Costa Rica è un piccolo stato latinoamericano che conta poco meno di 5 milioni di abitanti e che possiede caratteristiche atipiche rispetto a quelle dei Paesi limitrofi, sia per un’invidiabile stabilità politico-istituzionale sia per la scelta, compiuta nel 1949, di abolire il proprio esercito decidendo così di investire una gran parte delle risorse pubbliche su istruzione e tutela dell’ambiente.

Il Paese è una repubblica di tipo presidenziale in cui il presidente – che svolge sia le funzioni di capo dello stato che di leader di governo – è eletto a suffragio universale diretto e dura in carica per quattro anni (può essere rieletto una sola volta ma non consecutivamente).

Oggi la nazione, considerata una delle democrazie più antiche di tutta l’America Latina, è guidata da un governo freschissimo d’insediamento (8 maggio 2018), composto da ben 25 ministri (14 donne ed undici uomini) e capeggiato dal 38enne Carlos Alvarado Quesada, candidato di centrosinistra e ministro del Lavoro del governo uscente che ha sconfitto al ballottaggio – resosi necessario perché nessun contendente era stato in grado di raggiungere il 40% delle preferenze nel corso del primo turno – il conservatore Fabricio Alvarado Muñoz.

La campagna elettorale, specialmente negli ultimi mesi, è stata dominata dal tema dei matrimoni gay, entrato prepotentemente nel dibattito politico costaricano in seguito alla sentenza della Corte interamericana dei diritti umani di gennaio 2018 che ha classificato come una violazione dei diritti umani l’impossibilità di sposarsi per le coppie omosessuali in Costa Rica.

Ciò aveva di fatto acceso i riflettori su Muñoz, candidato appartenente alla destra più tradizionalista e fermo oppositore della sentenza della Corte che alcuni sondaggi pre-elettorali si erano addirittura spinti ad indicare come favorito. In realtà Quesada è riuscito ad affermarsi con un margine piuttosto ampio (oltre il 60% delle preferenze) ed adesso avrà di fronte a sé un incarico tutt’altro che semplice.

In particolare l’Ocse chiede a San Josè un impegno serio per mettere al sicuro le finanze pubbliche dal momento che l’incremento del deficit (nel 2017 al 5,2%) e del rapporto debito/PIL (ormai oltre il 66%) rischiano di compromettere le buone performance economiche di un Paese che, oltre ad assicurare a tutti i suoi cittadini accesso ad istruzione, assistenza sanitaria e previdenza sociale, è riuscito (nel 2017) e dovrebbe riuscire anche nel prossimo biennio, ad aumentare il proprio PIL ad un ritmo vicino al 4% annuo.

Dunque per evitare di gettare all’aria quanto di buono è già stato fatto l’Ocse suggerisce caldamente di attuare una riforma fiscale complessiva, capace di contenere le spese ed aumentare le entrate magari non alzando le tasse ma allargando la base imponibile attraverso una forte lotta all’evasione e all’elusione fiscale.

Il problema però è capire se l’elevata qualità della vita assicurata ai cittadini costaricani sia compatibile, nel medio-lungo periodo, con la sostenibilità delle finanze pubbliche perché il Costa Rica oggi spende in assistenza sanitaria, in percentuale rispetto al PIL, più della media Ocse. Dunque non è un caso che i livelli di soddisfazione dei cittadini costaricani siano addirittura più elevati rispetto a quelli dei cittadini dei Paesi Ocse sotto numerosi aspetti: il Costa Rica infatti ha gestito benissimo le proprie risorse naturali, proteggendo le proprie foreste e la biodiversità locale e sviluppando fonti di energia alternativa, diventando così un modello ed un esempio a livello globale nel campo dell’ecologia e del turismo ambientale.

Il Paese, nel corso degli anni, si è dimostrato capace d’attrarre capitali esteri di qualità e ciò è confermato dalla scelta di colossi internazionali come Intel e Procter & Gamble di aprire delle sedi proprie in Costa Rica.

Fra i principali vantaggi offerti dallo stato centramericano alle imprese si evidenzia la presenza di zone di libero scambio che offrono interessanti esenzioni fiscali e si trovano normalmente vicino (o sono ben collegate) ad i principali centri economici del Paese, un aspetto non da sottovalutare dato il basso livello di sviluppo delle infrastrutture nazionali.

Le imprese che operano all’interno delle free trade zone sono esentate dal pagamento di ogni tipo di imposta per otto anni e, successivamente, possono accedere ad un regime fiscale agevolato. In più, le aziende hanno la possibilità di rinnovare il regime di esenzioni attuando investimenti addizionali. Infine si sottolinea che le imprese che operano all’interno delle zone franche godono anche di facilitazioni in materia d’investimenti e di procedure doganali (clicca qui per info aggiuntive).

Rapporti Italia-Costa Rica

I rapporti commerciali fra i due Paesi sono in ascesa: nell’ultimo decennio il volume d’interscambio fra Roma e San Josè è cresciuto esponenzialmente (2017: 351,6 milioni di euro) ma è diminuito sensibilmente (-14,8%) rispetto al 2016, quando aveva toccato i 412,8 milioni di euro.

La diminuzione però ha riguardato solo l’import italiano di prodotti costaricani mentre l’export italiano nel Paese centroamericano ha subito un leggero incremento (+1,4%) attestandosi a 148,6 milioni di euro. Fra i prodotti italiani più richiesti nel Paese vi sono farmaci, prodotti chimici, prodotti della meccanica, articoli di gomma e materie plastiche, apparecchiature elettriche e prodotti alimentari.

La popolazione locale è molto giovane e nel 2050 i cittadini costaricani fra i 18 ed i 35 anni costituiranno la metà dei consumatori complessivi del Paese. Infine un’ultima informazione utile per le aziende che intendano fare business nello stato centroamericano: si registra la tendenza fra i consumatori locali a ricercare nei prodotti d’importazione più la qualità che la convenienza anche perché il loro potere d’acquisto è in aumento così come il PIL pro capite (oggi a 17.200 dollari), cresciuto di ben mille dollari fra il 2015 ed il 2017.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità
Leaderboard - 728 x 90 pixel