Pakistan, un mercato fra luci e ombre

Pakistan, un mercato fra luci e ombre
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09 Luglio 2018
Categoria: Focus Paese
Paese:  Pakistan

Con quasi 200 milioni di abitanti il Pakistan rappresenta il sesto Paese al mondo per popolazione, di cui un’ampia fetta (55-60 milioni) appartenente alla middle-class. Proprio in ragione di questi numeri e di un’economia in marcata crescita è impossibile ignorare le opportunità offerte da uno stato che conserva, tuttavia, più di un lato oscuro…

+4,1%, +4,5% e +5,3%. La recente progressione economica di Islamabad risulta evidente solamente scorrendo i dati di crescita del Pil relativi all’ultimo triennio anche se è assodato che il Pakistan non possa essere considerato, per una serie di ragioni, né al pari delle cosiddette “Tigri Asiatiche” né al pari delle “Tigri Minori”.

I livelli di ricchezza medi del Paese (Pil pro capite 5.400 dollari) rimangono infatti ancora lontanissimi sia dai top performer dell’area ovvero Singapore (90.500 $), Hong Kong (61.000 $), Taiwan (49.800 $) e Corea del Sud (39.400 $) sia dalle altre quattro economie emergenti del sud-est asiatico ovvero Malesia (28.900 $), Thailandia (17.800 $), Indonesia (12.400 $) e Filippine (8.200 $).

Per trasformarsi in una “tigre” il Pakistan necessita quindi di un serio piano di riforme e (soprattutto) d’investimenti. Dal punto di vista infrastrutturale è da valutare positivamente il progetto per la costruzione del corridoio economico sino-pakistano (Cpec), che prevede il collegamento del porto pakistano di Gwadar con il Xinjiang, regione sud-occidentale della Cina, e la conseguente realizzazione di infrastrutture per un importo pari a 46 miliardi di dollari, vale a dire oltre il 15% della ricchezza annua prodotta dallo stato. Il programma, guidato dalla Cina, include numerosi progetti tra cui reti viarie, centrali a carbone, impianti eolici e centrali idroelettriche e potrebbe costituire un valido strumento a disposizione del Pakistan per superare, almeno parzialmente, le proprie difficoltà energetiche incentivando una rapida industrializzazione e la creazione di posti di lavoro.

Anche dal punto di vista bancario ancora molto può essere fatto come testimoniato dal fatto che oggi solo il 12% circa della popolazione pakistana si appoggia ad un istituto di credito. L’economia della “Terra dei Puri” è infatti fortemente basata sul contante e registra una percentuale di apertura di depositi ed assunzione di prestiti tra le più basse fra gli emerging markets, fatto che ovviamente non può che rappresentare un freno per l’attività economica nazionale.

Per proseguire spedito verso un maggiore sviluppo il Paese avrebbe inoltre bisogno di una certa stabilità politica che sembrava avere raggiunto nel corso dell’ultimo mandato di Narzaw Sharif (2013-2017), destituito però dalla Corte Suprema Pakistana per un scandalo legato ai Panama Papers a luglio 2017. Fino a maggio 2018 il Paese è stato guidato dall’ex ministro del petrolio e delle risorse naturali, Shahid Khaqan Abbasi, mentre da qualche settimana il premier ad interim – scelto dallo stesso Abbasi di concerto con il leader dell’opposizione – è Nasir ul-Mulk, ex capo della Corte Suprema di Giustizia che ha il compito di traghettare il Pakistan verso le elezioni del 25 luglio, una tappa fondamentale per tracciare il futuro del Paese.

Un futuro su cui però anche la comunità internazionale ha intenzione di vederci meglio soprattutto per quel che riguarda gli Stati Uniti d’America che, con la presidenza Trump, appaiono sempre meno disposti a tollerare l’atteggiamento poco trasparente da parte dei pakistani in materia di terrorismo. E’ stato calcolato infatti che Washington abbia elargito oltre 30 miliardi di dollari di aiuti militari ad Islamabad negli ultimi 15 anni ma per dirla con le parole del leader repubblicano “in cambio abbiamo ricevuto solo menzogne ed inganni. Il Pakistan protegge ed ospita i terroristi a cui noi diamo la caccia in Afghanistan. Adesso basta!”.

Buona parte dei dollari americani ricevuti da Islamabad sono infatti stati “girati” proprio a gruppi terroristici che quindi il Pakistan non sembra aver alcuna intenzione di combattere perché il loro controllo costituisce, insieme all’arsenale atomico di cui il Paese dispone, il principale strumento di pressione attraverso cui ottenere concessioni e finanziamenti.

Una mossa ardita ma che potrebbe mettere Islamabad con le spalle al muro potrebbe essere quella di richiedere la sospensione dei fondi erogati al Pakistan da Fmi e Banca Mondiale. Tuttavia ancora non è chiaro quanto Trump abbia intenzione di spingersi in là in un momento che lo vede particolarmente attivo sul fronte della guerra commerciale con Cina ed Europa.

Rapporti con l’Italia

Il Belpaese oggi è il terzo partner commerciale europeo del Pakistan dopo Germania e Regno Unito con un interscambio commerciale che nel 2017 ha toccato quota 1,38 miliardi di euro, con un saldo positivo di quasi 130 milioni a favore dell’Italia. Dunque nonostante l’immagine del Pakistan sia associata, soprattutto in Occidente, al terrorismo di matrice talebana, l’Italia (e molti altri Paesi) guardano ad Islamabad con crescente interesse dal punto di vista commerciale.

Ad oggi i settori in cui l’Italia è maggiormente presente in Pakistan sono energia con Eni (gas) ed Ansaldo Energia (rinnovabili), infrastrutture con Salini Impregilo ed automotive con Fiat e Piaggio (soprattutto trattori e macchine agricole).

Ma fra i trend più significativi osservati sul mercato locale (e che dovrebbero spingere la classe imprenditoriale italiana a valutare ulteriori investimenti ad Islamabad e dintorni) figura l’incremento della spesa dei consumatori locali fatto che, unito al maggiore utilizzo di smartphone ed internet, sta incrementando notevolmente le opportunità di penetrazione dei brand stranieri.

Le Pmi italiane dimostrano quindi un significativo interesse nei confronti del mercato pakistano consce anche del positivo trend demografico della classe media emergente (secondo la Banca Mondiale arriverà a 100 milioni di persone nel 2025) e dei nuovi bisogni dell’economia pakistana fra cui: aumento del fabbisogno di energia, necessità di maggiore meccanizzazione agricola e di sviluppo infrastrutturale ed urbano.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

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