Tooteko, una startup dedicata ai non vedenti appassionati d’arte

Tooteko, una startup dedicata ai non vedenti appassionati d’arte
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12 Settembre 2018
Categoria: Un'Italia da Export

Con Serena Ruffato, CEO di Tooteko, abbiamo parlato della startup veneta che intende rendere accessibile l’arte ai non vedenti attraverso l’utilizzo del tatto e di descrizioni audio.

Da dove nasce l’idea di Tooteko?

Tooteko nasce come progetto di tesi all’interno del Master in Architettura Digitale dello IUAV di Venezia. Durante l’anno mi ero appassionata di stampa 3D ed ho deciso di applicare le mie competenze per studiare un sistema che potesse cambiare la vita delle persone. E così ecco Tooteko, un sistema che rende “parlanti” modelli tridimensionali tattili per consentire anche a non vedenti e ipovedenti di apprezzare l’arte, attraverso tatto e udito. Nel corso degli anni Tooteko ha ampliato la propria offerta di prodotti e servizi dedicati al mondo dell’arte tanto che oggi il nostro portfolio si è arricchito di progetti a più ampio respiro, basati su tecnologie all’avanguardia (modellazione 3D, videomapping, virtual reality, eccetera) con un occhio verso il design for all.

Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per lo sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

Il nostro team è formato prevalentemente da architetti con la passione per l’informatica e l’elettronica: insieme combiniamo la nostra sensibilità per l’arte, la grafica ed il design con la tecnologia. Ho fondato Tooteko insieme a Fabio D’Agnano che si occupa della programmazione hardware e software e Gilda Lombardi, laureata in semiotica, che si occupa della parte di marketing e comunicazione. Collaborano con noi Davide Tosi, che segue la modellazione 3D e la R&S di nuove tecnologie, Cristiano D’Angelo, il nostro business man, e poi c’è Deborah Tramentozzi, una ragazza che abbiamo voluto fortemente nel team: è non vedente e lavora da 4 anni con i Musei Vaticani, verificando ed approvando i contenuti tattili delle opere.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

I nostri prodotti/servizi sono destinati prevalentemente al mondo dell’arte, un mercato che negli ultimi anni ha risentito della crisi e della mancanza di investimenti e fondi. Di recente, sta crescendo una fortissima attenzione per l’accessibilità e l’inclusione sociale. Molto sta facendo l’Unione Europa con fondi strutturali destinati alla cultura che diversi musei e istituzioni hanno deciso di investire in progetti dedicati all’adeguamento di strutture e ad una offerta sempre più tecnologica e destinata ad un pubblico più ampio.

Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

Abbiamo già preso contatti con istituzioni nel Regno Unito ed in America ma la sensibilità per il settore dei beni culturali ed il design for all è alta anche in Spagna e Francia, dove sono moltissimi i musei che si stanno adoperando per rendere accessibili le proprie collezioni. Inoltre anche il mercato cinese è potenzialmente attrattivo, specialmente per la sua forte propensione alla tecnologia.

Partecipare a programmi di supporto e tutoraggio offerti da incubatori ed acceleratori italiani genera un’utilità ed un vantaggio competitivo per una startup?

Abbiamo in passato partecipato a molte iniziative volte alla formazione e all’accelerazione di startup. La nostra prima esperienza è stata, nel 2014, la partecipazione al progetto “Changemakers for Expo” presso l’incubatore d’impresa Avanzi di Milano. Successivamente siamo passati per il Tim Working Capital a Bologna e a Berlino per il Eye Focus Accelerator. Tutte esperienze indispensabili per chi, come noi, non conta all’interno del team di una expertise nel campo del business. Il supporto da parte di tutor esperti ci ha consentito di smontare e rimontare l’idea di business costruendo una strategia di marketing efficace che ci ha consentito di diventare i principali player in questo mercato di nicchia.

Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Il profilo tipico di un giovane startupper è quello di un giovane squattrinato convinto di avere in tasca l’idea dell’anno. Consiglio di investire tempo ed energie nel validare la propria idea, con il minimo investimento possibile. La prima cosa da indagare è la vera utilità del progetto, parlare con i potenziali utilizzatori, fare dei moke up e nel caso ripartire da zero. In questo il design thinking è utilissimo.

Obiettivi per il futuro…

Ci siamo aggiudicati un Seal of Excellence dell’Unione Europea e abbiamo vinto dei bandi regionali per finanziare le nostre attività di Ricerca e Sviluppo dunque l’obiettivo per i prossimi anni è quello di validare i nostri prodotti e servizi per poter esportare una tecnologia che ha visto coinvolti numerosi musei italiani anche in Europa ed oltreoceano.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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