Mimoto, lo scooter sharing “green” che guarda ai mercati internazionali

Mimoto, lo scooter sharing “green” che guarda ai mercati internazionali
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10 Ottobre 2018
Categoria: Un'Italia da Export

Con Vittorio Muratore, founder di Mimoto Smart Mobility, abbiamo parlato di come è nato il primo servizio Made in Italy di scooter sharing elettrico a flusso libero.

Da dove nasce l’idea di Mimoto?

Il progetto MiMoto nasce dall’idea di tre giovani imprenditori che hanno vissuto sulla propria pelle la rivoluzione importata dal car sharing ed hanno pensato di sviluppare lo stesso progetto ma con dei mezzi a due ruote, made in Italy, elettrici ed ecosostenibili. Il tutto è nato davanti ad una pizza anche se per arrivare alla realizzazione del progetto c’è voluto un bel po’ di tempo ed energie.

Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per lo sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

Siamo tre founder ed abbiamo cercato di formare un team che coprisse quante più competenze possibili. Io provengp dal mondo della comunicazione, del digitale e della strategia aziendale ed ho lavorato quasi nove anni in Mediaset ed uno in SKY. Alessandro Vincenti, invece, proviene dal mondo legale e prima di MiMoto ha lavorato in studi legali internazionali. Infine Gianluca Iorio proviene dal mondo consulenziale ed in particolare da Accenture.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

Fare impresa in Italia è già difficile di per sè e farlo a 30 anni lo è ancora di più. Nonostante le difficoltà incontrate e le porte chiuse in faccia non ci siamo arresi e siamo andati avanti per la nostra strada, convinti della bontà del nostro progetto. La svolta è arrivata quando siamo riusciti a chiudere un deal con un gruppo di investitori del settore che hanno apportato, oltre al capitale, anche know how e network.

Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

Abbiamo pensato fin da subito a MiMoto, quando ancora era solo un pezzo di carta, come un progetto worldwide. Siamo partiti da Milano perché è un mercato che conosciamo bene e tra i più fertili per quanto riguarda la sharing economy. In meno di un anno abbiamo lanciato il progetto anche a Torino fortunatamente con un discreto successo. Ora stiamo guardando oltreconfine per portare il nostro progetto fuori dai confini nazionali per approdare anche nel mercato europeo, statunitense e asiatico.

Partecipare a programmi di supporto e tutoraggio offerti da incubatori ed acceleratori italiani genera un’utilità ed un vantaggio competitivo per una startup?

Dipende dallo status quo della start up. Gli incubatori ed i vari programmi di tutoraggio sono sicuramente utili, ma soprattutto per chi non ha esperienza nel mondo del lavoro, mi riferisco specialmente a studenti universitari che possono sviluppare la propria idea appena usciti dal mondo accademico. MiMoto, invece, ha seguito un percorso diverso e ha portato alla luce il proprio progetto con le proprie forze, contando sull’esperienza dei fondatori e dei partner scelti.

Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Bella domanda. Per quanto riguarda la mia esperienza mi sento di dire che il team è imprescindibile in termini di compattezza, sostegno reciproco e competenze. Per il resto vi dico di non arrendervi mai e avere il coraggio di cambiare anche idea o adattarvi a ciò che vi dice il mercato.

Obiettivi per il futuro…

Il futuro? Un mondo tinto di giallo: la nostra vision è quella di rendere le città in cui viviamo più vivibili, smart green, con meno problemi di traffico e parcheggio.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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