Vietnam, Hanoi avanza di gran carriera

Vietnam, Hanoi avanza di gran carriera
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15 Ottobre 2018
Categoria: Focus Paese
Paese:  Vietnam

L’economia del Paese asiatico procede a ritmo spedito contrariamente a diverse nazioni asiatiche, dimostrandosi immune alle crescenti tensioni createsi sui mercati emergenti.

Economia

Guerra commerciale globale, forte apprezzamento del dollaro, rallentamento della crescita internazionale. Nessuno di questi elementi sembra poter arrestare il percorso di crescita di Hanoi che, nel terzo trimestre del 2018, è cresciuta del +6,9%, confermando così che la crescita complessiva del Pil per l’anno in corso sfiorerà il +7%.

A dirla tutta l’economia vietnamita sembra addirittura essere in grado di “approfittare” della politica a stelle e strisce che ha introdotto numerosi dazi sui prodotti cinesi riuscendo ad attrarre nuovi investitori da Pechino incentivati a puntare sul Vietnam anche in virtù del basso costo della manodopera locale che, nel campo manifatturiero, è inferiore di circa il 40% rispetto a quella cinese.

Secondo alcuni analisti la “vicinanza” con la Cina sarebbe un’arma a doppio taglio: da un lato il colosso asiatico, grazie alle sue ampie disponibilità di capitali, agevola la crescita di Hanoi ma dall’altro nel Paese sta crescendo la preoccupazione rispetto ad una possibile “svendita” del Vietnam ai cinesi, come dimostrato dalla delicata questione dell’apertura di tre nuove Zone economiche speciali (Zes), all’interno delle quali gli investitori esteri avrebbero la possibilità di sfruttare determinate porzioni di terreno per 99 anni.

A quanto pare, infatti, l’apertura delle tre nuove Zes sarà rinviata al 2019, decisione presa in seguito alle violente manifestazioni di protesta da parte di alcune frange della popolazione locale, contrarie ad un’ulteriore penetrazione economico-politica cinese.

Il dato certo rimane che le performance economiche del Vietnam dal 2000 ad oggi sono state sorprendenti, con un tasso di crescita medio elevatissimo, superiore al 6%. Inoltre, secondo uno studio Pwc, da qui al 2050 Hanoi potrebbe diventare la 23esima economia più grande su scala globale scalando molte posizioni (oggi è la 47esima).

Il segreto del progresso economico dell’ex colonia francese è tutto in una serie di riforme liberali che l’hanno resa una delle “tigri asiatiche” dal ruggito più forte.

In crescita oltre all’economia c’è anche la popolazione dal momento che più della metà dei cittadini vietnamiti sono under 30 con un tasso d’alfabetizzazione digitale assai elevato. Il Vietnam quindi sembra fortemente orientato nei confronti dell’innovazione grazie anche ad una serie di misure che hanno incentivato la creazione di startup tech ed oggi Ho Chi Minh City è considerata ormai una delle “Silicon Valley asiatiche” (secondo la Cnn è una delle migliori 10 città al mondo in aprire una nuova impresa) come dimostrato dalla presenza di aziende del calibro di Intel, Samsung, Nokia ed LG.

In più si evidenzia che anche Alibaba ha deciso di puntare con decisione sul mercato dell’e-commerce vietnamita investendo quasi due miliardi di euro su Lazada group (ora il colosso cinese ne possiede oltre l’83% delle quote societarie), leader dello shopping online per il mercato vietnamita e considerato l’operatore principale in tutto il Sud-est asiatico con un bacino di consumatori stimato in oltre mezzo miliardo di persone.

I tempi in cui il Paese era bollato come una “versione più economica della Cina” sembrano quindi alle spalle anche in ragione di una sensibile flessibilizzazione della normativa sul possesso della proprietà privata da parte di attori stranieri.

Politica

La situazione politica del Vietnam non è tutta rose e fiori, specialmente per quel che riguarda l’assenza di democrazia, in ragione di un potere sostanzialmente assolutistico esercitato da un partito unico, il Partito Comunista del Vietnam, a cui non è legalmente possibile contrapporre opposizione alcuna dal momento che possono presentarsi alle elezioni solo le organizzazioni ad esso affiliate.

Nel Paese non esiste la reale possibilità di partecipare attivamente alla vita politica del Paese, le elezioni non sono regolari e la libertà di stampa è una chimera data la presenza di circa 10.000 cyber-censori che hanno il compito di impedire la diffusione di punti di vista in contraddizione con la linea del partito.

Ciò che però si rileva è che l’azione di rinnovamento politico che ha preso piede nel 1986, ispirata alla costruzione di una economia di mercato orientata al socialismo (Doi Moi), ha oggettivamente prodotto alcuni significativi miglioramenti nella società con un’incredibile riduzione della quota di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà passata dal 60 all’8%.

I poteri sono esercitati da tre diverse istituzioni: il Segretario Generale del Partito Comunista (principale carica istituzionale), il Presidente della Repubblica ed il Primo Ministro.

Un parziale elemento di novità è rappresentato dalla recentissima nomina ad interim (23 settembre scorso, ndr) di Dang Thi Ngoc Thinh alla Presidenza della Repubblica avvenuta dopo la morte dell’ex Presidente Tran Dai Quang, alla guida della nazione dal 2016. Dang Thi Ngoc Thinh è infatti la prima donna a ricoprire tale carica e anche se già alla fine di ottobre il nuovo Parlamento eleggerà un nuovo Presidente la sua nomina appare simbolicamente importante in un Paese in cui persiste un evidente squilibrio di genere, a sfavore del genere femminile.

Opportunità per il Made in Italy

Il Vietnam rappresenta una delle principali porte d’accesso ai mercati del sud-est asiatico e per questo suscita molto interesse da parte delle Pmi italiane che vedono in Hanoi la piattaforma ideale per l’espansione commerciale in tutto il mercato dell’Asean.

Ad oggi l’interscambio commerciale fra Roma ed Hanoi (dati 2017) si attesta su oltre 3,7 miliardi di euro, con un saldo commerciale negativo per l’Italia per oltre 1,3 miliardi di euro ma, secondo i dati diffusi da Sace nel suo Rapporto Export 2018, l’incremento delle vendite di prodotti italiani in Vietnam procederà a ritmo spedito nel triennio 2018-2021, ad un tasso annuo medio del +8,8%. Fra i settori per i quali si prevede una crescita più corposa spiccano tessile e abbigliamento (+10,9%), apparecchi elettrici (+10,2%) e meccanica strumentale (+7%).

Per il momento comunque i prodotti italiani maggiormente richiesti in Vietnam sono macchinari ed apparecchiature ed articoli in pelle che, da soli, pesano per circa il 50% sul totale del nostro export nel Paese asiatico.

In conclusione c’è da dire che i mercati asiatici dovrebbero mantenere ancora a lungo tassi di crescita fra i migliori al mondo soprattutto per via di tre caratteristiche peculiari: popolazione giovane, incremento della classe media e buon livello di stabilità politica. In particolare ad ingolosire le nostre imprese c’è il fortissimo tasso di crescita della middle class asiatica che, entro il 2030, dovrebbe arrivare a contare su quasi 3 miliardi di persone, rispetto ai 525 milioni di oggi. Dato che non può lasciar indifferenti i business man più ambiziosi e lungimiranti interessati ad investire sui mercati internazionali.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

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