Indonesia, un mercato che può regalare soddisfazioni alle Pmi italiane

Indonesia, un mercato che può regalare soddisfazioni alle Pmi italiane
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05 Novembre 2018
Categoria: Focus Paese
Paese:  Indonesia

Fra le economie emergenti, che oggi vivono una fase di generalizzata difficoltà, spicca una piacevole sorpresa: l’Indonesia. Il più grande Paese del Sud Est asiatico infatti continua ad impressionare per rapidità di crescita del Pil.

Economia

Oltre diciassettemila isolette tropicali. Tante sono le porzioni di terra emersa che compongono l’arcipelago più grande al mondo, frequentatissima meta turistica nonostante l’elevato rischio di calamità naturali dovuto alla prossimità della Pacific Ring of Fire, una delle faglie più attive del pianeta.

In Indonesia dunque terremoti, maremoti ed inondazioni sono la regola più che l’eccezione anche se tali fenomeni sembrano ancora insufficienti a frenare la crescita di un’economia che – nel 2018 – crescerà più del 5%, mantenendosi quindi sugli (ottimi) livelli registrati nell’ultimo triennio.

Una progressione impetuosa frutto di stabilità istituzionale, politiche economiche lungimiranti e graduale apertura nei confronti dei mercati internazionali come certificato anche dal recentissimo accordo di libero scambio in via di definizione con la Svizzera. Il prossimo 23 novembre infatti, dopo ben 17 round di trattative, dovrebbe esser finalmente sottoscritta una dichiarazione comune fra i due Paesi che ufficializzerà l’intesa.

Un altro elemento che ha acceso le luci dei riflettori sull’Indonesia deriva da quanto pattuito negli Incontri annuali del Fmi e del Gruppo della Banca Mondiale, svoltisi fra l’8 ed il 14 ottobre scorso a Nusa Dua, nell’isola di Bali. Nel corso dell’evento, cui hanno partecipato delegazioni provenienti da ogni dove, le imprese indonesiane si sono rivelate assolute protagoniste riuscendo a concludere ben 19 accordi in diversi settori (finanza, infrastrutture, prevenzione dei disastri naturali, e-commerce e turismo) per un valore pari a quasi 17 miliardi di euro.

Secondo fonti governative tali accordi porteranno ad una crescita del +6,5% nello sviluppo di Bali, aiuteranno il Paese ad attrarre maggiori investimenti stranieri e contribuiranno a far scalare ulteriori posizioni all’Indonesia nella classifica della Banca Mondiale che misura la facilità di fare impresa (Giacarta è già passata dal 120esimo posto del 2014 al 73esimo posto odierno). Certamente un buon risultato per il presidente uscente Joko Widodo, eletto nel 2014, che ha deciso di ripresentarsi alle prossime elezioni presidenziali in programma il prossimo 17 aprile 2019.

Politica

Ed è stato proprio Joko Widodo (chiamato anche Jokowi) il più importante protagonista della vita politica indonesiana degli ultimi anni, un personaggio che – nonostante le iniziali difficoltà ad ottenere il sostegno di una solida maggioranza in parlamento – è riuscito a guadagnarsi un certo consenso in patria. Secondo un recente sondaggio, effettuato da Ft Confidential Research, egli sarebbe infatti gradito al 59,5% dei cittadini (suo record personale) e, nelle intenzioni di voto, il vantaggio accumulato rispetto al suo principale avversario, Prawobo Subianto, sarebbe di ben 18 punti percentuali.

Effettivamente il politico liberaldemocratico ha posto in essere una serie di provvedimenti utili all’economia locale fra cui la predisposizione di uno schema nazionale di sanità pubblica, l’incremento degli investimenti infrastrutturali e l’impegno nell’agevolare il lavoro della commissione anti-corruzione.

Tuttavia le primissime decisioni prese da Widodo spaventarono, e non poco, gli investitori internazionali. Egli, all’inizio del suo mandato, rese infatti più difficile ottenere permessi di lavoro per i professionisti stranieri, impose l’obbligo di utilizzare la valuta locale per tutte le transazioni eseguite in Indonesia, stabilì l’uso di lettere di credito per tutte le operazioni di import-export e decise di inserire alcuni importanti settori (telecomunicazioni, agricoltura, petrolio, gas, energia elettrica) nella cosiddetta negative list, un elenco di comparti vietati o fortemente ristretti agli investimenti stranieri.

Tuttavia queste misure sono poi state mitigate da ulteriori provvedimenti che, oltre a liberalizzare alcuni settori, hanno avuto il merito di rendere più semplice l’afflusso di investimenti esteri riducendo anche il peso della burocrazia.

Widodo quindi si è rivelato un vero riformatore nonostante non tutte le leggi approvate in questi ultimi anni si siano mosse nella direzione di un miglioramento delle condizioni d’investimento per gli attori stranieri.

Si rileva infine che Jokowi ha da poco annunciato la candidatura del Paese asiatico alle Olimpiadi del 2032, una vetrina molto importante che potrebbe anche costituire la giusta occasione per celebrare l’ingresso dell’Indonesia fra le prime 10 economie mondiali – previsto per il 2030.

Opportunità per il Made in Italy

Roma e Giacarta intrattengono oggi relazioni commerciali di un certo rilievo con un interscambio annuo che, nel 2017, ha superato i 3 miliardi di euro con un saldo negativo per il Belpaese per oltre 700 milioni di euro. Le prospettive per l’export Made in Italy nell’area sembrano tuttavia buone come confermato dalle previsioni di Sace che stimano in un +5,2% annuo la crescita delle vendite italiane in Indonesia da qui al 2021.

Inoltre come sottolineato dalla società del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti “nonostante la lieve flessione dellexport italiano registrata nel 2017 (-1,6%), l’Italia rimane il terzo partner commerciale Ue di Jakarta dopo Germania e Paesi Bassi”.

Detto ciò esportare beni per poco più di un miliardo di euro in un Paese che conta su 250 milioni di abitanti appare un po’ riduttivo e, per questo, le nostre Pmi impegnate nella produzione di beni d’investimento come meccanica strumentale e mezzi di trasporto farebbero bene a tenere sotto stretta osservazione il mercato indonesiano visto e considerato che crescita della domanda di questi beni è segnalata in sensibile ascesa nei prossimi anni.

Infine si ricorda inoltre che i principali aggregati urbani del Paese (Giacarta, Bandung, Surabaya e Makassar) offrono alle nostre imprese produttrici di beni di consumo svariate opportunità per via della presenza di numerose boutique che commercializzano marchi di lusso, una nicchia in cui il Made in Italy eccelle in tutto il mondo.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

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