Egitto, il Pil cresce la qualità della vita no

Egitto, il Pil cresce la qualità della vita no
Pubblicità
Medium Rectangle - 300 x 250 pixel

12 Novembre 2018
Categoria: Focus Paese
Paese:  Egitto

Il Paese africano sta provando a correggere il tiro alla propria economia avvalendosi degli aiuti economici del Fmi ma povertà diffusa ed inflazione galoppante continuano a mettere alle strette i cittadini egiziani, esasperati anche dalla politica autoritaria e repressiva messa in campo da Abdel Fattah Al Sisi.

Sono trascorsi ormai quasi otto anni da quando le proteste della celebre “primavera araba” spazzarono via il regime Hosni Mubarak e per l’Egitto sembrò aprirsi l’alba di un nuovo inizio. La realtà però fu ben diversa dal momento che il Paese africano è precipitato in una crisi profonda, causata da un mix di instabilità politica e violenza, culminata nel 2014 nel colpo di stato militare con cui Al Sisi destituì l’allora presidente Morsi, il primo ed unico ad essere eletto attraverso elezioni democratiche.

Con Al Sisi tuttavia le condizioni economiche del Paese non hanno subito miglioramenti mentre la morsa della repressione contro stampa e voci critiche si è fatta ancora più asfissiante. Inoltre per porre argine ad un bilancio statale in continuo peggioramento il regime egiziano ha deciso, nel novembre del 2016, di “piegarsi” alle politiche economiche improntate all’austerità consigliate dal Fmi che, in cambio, ha concesso al Paese aiuti economici per 12 miliardi di dollari, di cui 8 già erogati.

I tre principali obiettivi del programma sono flessibilizzazione del tasso di cambio, risanamento di un bilancio in costante perdita e approvazione di una serie di riforme strutturali. Tuttavia i primi effetti delle misure poste in essere dal governo egiziano come sblocco del tasso di cambio fisso, aumento delle imposte e riduzione dei sussidi per beni alimentari, carburanti ed elettricità hanno condotto ad un’ulteriore recrudescenza della situazione con l’esplosione del tasso d’inflazione, passato dal 13,8% del 2016 al 29,5% del 2017.

Per frenare quest’ascesa, che ha messo a dura prova milioni di egiziani, la Banca Centrale egiziana ha alzato i tassi d’interesse (arrivati quasi al 19% ed attualmente fermi al 16,75%) ma l’inflazione prevista per l’anno in corso (16,9%) e per il 2019 (15,5%), pur essendo decisamente inferiore a quella del 2017, rimane un fattore di grande preoccupazione per gran parte della popolazione.

Oggi quindi esiste un evidente iato fra un’interessante crescita del Pil del Paese, che dovrebbe superare il 5% sia nel 2018 che nel 2019 (sorretta dalla svalutazione della sterlina egiziana che ha reso più competitivo il made in Egypt sui mercati internazionali), ed una drammatica situazione sociale in cui il 27,8% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.

Nel 2019 il disavanzo di bilancio dovrebbe ridursi sensibilmente (dal 12 all’8,6% del Pil) così come il debito pubblico, che dovrebbe passare dal 111 all’89% del Pil. I conti quindi migliorano, le condizioni di vita degli egiziani no.

Inoltre, come sottolineato nel rapporto Atradius del luglio 2018, ora “grazie ad una valuta fluttuante, l’Egitto riesce ad assimilare shock esterni più facilmente e a causa dell’aumento dei rendimenti, l’afflusso di capitali privati è aumentato e i buoni del tesoro egiziani sono particolarmente apprezzati dagli investitori stranieri”. Nel rapporto poi si sottolinea che la “fiducia degli investitori sta aumentando e gli afflussi di capitali privati hanno registrato un rialzo dopo l’allentamento dei controlli sui capitali. Le prospettive economiche più favorevoli sono sostenute anche dalla scoperta di grandi giacimenti di gas offshore. L’aumento della produzione interna di gas dovrebbe migliorare l’approvvigionamento di elettricità e sostenere l’attività economica nei prossimi anni”.

La ricetta per il rilancio del Paese sembra dunque passare dalla scoperta del gigantesco giacimento di Zohr che potrebbe rendere l’Egitto, nel giro di pochi anni, un hub del gas per tutta l’area nordafricana permettendo da un lato ai cittadini di poter usufruire di bollette elettriche e prezzi dei carburanti più contenuti dall’altro di ridurre il deficit commerciale raggiungendo l’autosufficienza energetica cui aggiungere le eventuali esportazioni. Una boccata d’ossigeno ancor più necessaria dopo l’aumento dell’Iva al 14% che ha provocato un drastico innalzamento nei costi di trasporti, salute, alimenti e bevande.

Politica

L’Egitto rimane saldamente nelle mani di Abdel Fattah Al Sisi come confermato dalle elezioni tenutesi a fine marzo 2018 in cui la vittoria del sesto presidente della repubblica egiziana ha assunto proporzioni bulgare, con oltre il 90% dei consensi. L’unico sfidante in gara, Moussa Mostafa Moussa, è riuscito a raccogliere appena il 3% delle preferenze mentre tutti gli altri potenziali competitor si sono pian piano fatti da parte: alcuni hanno rinunciato “spontaneamente” altri invece sono stati arrestati. E’ sotto gli occhi di tutti quindi come nel Paese viga un regime autoritario – fortemente sostenuto dagli Stati del Golfo ed in particolare dall’Arabia Saudita – che potrebbe essere scalfito solo da una rivolta dal basso il cui driver principale potrebbe essere un ulteriore esacerbamento della situazione economica generale.

Proprio per evitare ciò il governo sta provando ad attrarre nel Paese gli investitori stranieri e ad aumentare il numero di turisti, spaventati dall’elevato rischio di attentati. Per quel che riguarda gli investimenti un passo significativo è stato compiuto con l’approvazione della nuova legge sugli investimenti esteri del maggio del 2017 che ha introdotto una serie di importanti incentivi e facilitazioni procedurali per gli investitori.

Opportunità per il Made in Italy

I rapporti commerciali fra Italia e Egitto sono abbastanza proficui con un interscambio commerciale che nel 2017 ha superato i 4,7 miliardi di euro. Le relazioni fra i due Paesi dunque non sembrano esser state rovinate dal brutale omicidio dell’italiano Giulio Regeni e dalla approssimativa ricerca delle verità da parte di Al Sisi che, all’inizio del 2018, si è addirittura spinto a dichiarare che quel crimine è stato commesso proprio “per rovinare i rapporti con l’Italia” e “per danneggiare l’Egitto”.

Insomma gli affari sull’asse Roma-Il Cairo proseguono e proseguiranno anche in futuro come emerge dalle previsioni di Sace sull’andamento dell’export italiano in Egitto nel periodo 2018-2021, che dovrebbe crescere ad un ritmo medio pari al 4,4% annuo. Fra i prodotti più richiesti quelli della meccanica strumentale (rappresentano il 40% del totale dell’export tricolore in Egitto) seguiti da prodotti per l’industria estrattiva e metalli. Ancora molto basso invece è l’export di beni di consumo Made in Italy dal momento che la percentuale degli oltre 97 milioni di cittadini egiziani che può permetterseli è ancora molto ridotta.

In conclusione per dirla con le parole del premier Conte l’Italia è consapevole che “investire per l’Africa, oltre che in Africa, è fondamentale poiché lo sviluppo del Corno d’Africa contribuisce, oltre a condizioni di vita migliori, anche ad un contenimento dei flussi migratori“. Un Egitto prospero e stabile rimane dunque un grosso vantaggio per l’Italia e per tutti gli altri Paesi del Mediterraneo.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità
Leaderboard - 728 x 90 pixel