Qatar, il Belpaese si avvicina all’economia del paese più ricco del mondo

Qatar, il Belpaese si avvicina all’economia del paese più ricco del mondo
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19 Novembre 2018
Categoria: Focus Paese
Paese:  Qatar

Accusato da Arabia Saudita, Egitto, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti di finanziare il terrorismo, il piccolo e ricchissimo stato mediorientale è sotto embargo da quasi un anno e mezzo. Tuttavia la sua economia sembra “tenere” mentre i contatti con i vertici istituzionali del Belpaese si infittiscono.

Economia

129.000 dollari. Questo è il valore del Pil pro capite del Qatar misurato dal Fmi nel 2017 che lo posiziona al primo posto fra i Paesi più ricchi al mondo precedendo Macao ($ 122.000) e Lussemburgo ($ 111.000). Un dato che, da un lato, non sorprende dal momento che lo stato può contare su ingentissime riserve di petrolio e gas naturale ma dall’altro rende l’idea di quanto l’embargo proclamato da alcuni stati (Arabia Saudita, Egitto, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti) nei confronti del Qatar abbia avuto, almeno finora, effetti assai limitati sull’economia di Doha che sembra procedere spedita verso un continuo e costante progresso.

In effetti quando a giugno 2017 il piccolo emirato del Golfo Persico si rifiutò di esaudire un elenco di tredici richieste (fra cui la chiusura dell’emittente televisiva Al Jazeera, l’interruzione dei rapporti con l’Iran, e la chiusura della base militare turca a Doha) provocando la proclamazione dell’embargo – le prospettive economiche qatarine sembravano ben più grigie di quanto appaiano oggi.

Le misure comunque qualche effetto l’hanno pur avuto, recando danno soprattutto a compagnia di bandiera ed import: la Qatar Airways non può più atterrare a Dubai, Abu Dhabi, Riyadh ed Il Cairo ed il Paese non può più importare prodotti alimentari dai quattro stati, ed in particolare dall’Arabia Saudita che, prima dell’embargo, forniva a Doha circa il 40% dei prodotti food&beverage.

Secondo autorevoli osservatori però la reazione dell’economia di Doha è stata di gran lunga migliore delle attese tanto che il Pil de Paese dovrebbe crescere del 2,8% nel 2018. Ciò è stato possibile soprattutto per una ragione: i principali clienti del Qatar per quel che riguarda gas e petrolio sono Giappone, India, Cina e Corea del Sud e dunque l’embargo non ha inciso sulla colonna portante di tutta l’economia nazionale.

Inoltre, nel periodo post embargo, si è registrato un importante avvicinamento del Qatar ad alcuni importanti attori del panorama internazionale come Usa, Turchia, Iran ed Italia che si sono espressi a favore di una pacifica e definitiva risoluzione della questione. Da non dimenticare che negli ultimi mesi è stato varato un corposo piano per la costruzione di nuove infrastrutture, anche legato ai Mondiali di calcio del 2022, che costituiranno una formidabile vetrina per un ulteriore sviluppo del Paese.

In conclusione è bene comunque evidenziare che la struttura economica del Paese, pur basandosi sul settore Oil&Gas, si è tuttavia diversificata nel corso degli ultimi anni in cui si è assistito ad un sostanziale sviluppo dell’industria manifatturiera e dei servizi finanziari.

Politica

A governare il Paese è dal, lontano 1850, la famiglia Al-Thani. Nel 2013, l’ormai ex emiro Hamad bin Khalifa al-Thani, ha annunciato (a soli 61 anni) nel corso di un discorso televisivo l’abdicazione a favore del figlio Tamim bin Hamad Al-Thani, chiamato a sostituire il padre dopo 18 anni di governo. Un “passaggio di consegne pacifico” in cui per salire al potere non è stato necessario ricorrere ad un colpo di stato, come avviene spesso nei Paesi arabi quando c’è di mezzo una leadership.

Tamim, a differenza del padre, ha mostrato un’attitudine meno riformista e non sembra assolutamente intenzionato a favorire il processo di democratizzazione del Paese. Il suo regno è invece fortemente impegnato nel tentativo di realizzare un ponte fra l’Islam e l’Europa. Un obiettivo che l’emiro sta provando a realizzare attraverso una serie di importanti acquisizioni che spaziano dall’edilizia alla moda, dalla sanità ai trasporti per arrivare fino allo sport, con il roboante acquisto della squadra di calcio Paris Saint Germain (realizzato nel 2011 da suo padre), vero fiore all’occhiello dello shopping qatarino nel “Vecchio Continente”.

Opportunità per il Made in Italy

Italia e Qatar intrattengono ottime relazioni commerciali che si esemplificano in un interscambio che, nel 2017, ha toccato quota 2,1 miliardi di euro con un saldo positivo a favore del Qatar di circa 240 milioni di euro.

Fra i prodotti che esportiamo maggiormente a Doha spiccano macchinari ed apparecchiature anche se si rileva che, nell’ultimo decennio, le esportazioni agroalimentari Made in Italy sono quadruplicate sfiorando i 40 milioni di euro (dati 2017). Ma probabilmente i legami più profondi con il Belpaese derivano dai corposi investimenti qatarini in Italia fra cui ricordiamo l’acquisto di hotel e resort a 5 stelle in Sardegna, della maison di moda Valentino e dei grattacieli di Milano Porta Nuova.

Forse è proprio per questa ragione che anche l’attuale ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini dopo essersi espresso, quando ancora non era al governo, in modo assai negativo sul Paese del Golfo Persico (“Finalmente se ne accorge anche l’Arabia Saudita che il Qatar finanzia e fomenta il terrorismo”) ha recentemente cambiato idea recandosi personalmente nel Paese ed aprendo ad ulteriori investimenti qatarini in Italia. Un cambio di strategia evidente se si pensa che appena un anno e mezzo fa il leader della Lega proponeva di “istituire immediatamente blocchi e controlli anche in Italia e in Europa sugli ingressi, i fondi e gli investimenti provenienti dal Qatar”.

La grande disponibilità delle istituzioni italiane nei confronti del Qatar è ulteriormente confermata dalla visita di due giorni dell’emiro Tamim, in arrivo proprio oggi a Roma, che sarà ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una visita che ha suscitato più di una polemica dal momento che in molti ricordano che Doha non si fa alcuno scrupolo a non rispettare i principi democratici di base ed a violare sistematicamente i diritti umani.

In conclusione si segnala che, come ricorda Sace, “i ritmi di crescita dell’export italiano nel Paese restano positivi e l’aumento delle nostre esportazioni in Qatar (+8,1%, in media annua nel periodo 2018-2021) vede una dinamica positiva per i beni agroalimentari, tessili, dell’abbigliamento e del legno; margini di crescita sono attesi anche per i beni intermedi (in particolare chimica e metalli) e d’investimento (meccanica strumentale e apparecchi elettrici) coinvolti nello sviluppo dei settori non petroliferi”. Tante buone ragioni (economiche) per continuare a coltivare un rapporto in grande ascesa.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

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