Martha’s Cottage: la startup italiana per organizzare matrimoni punta su Polonia e Turchia

Martha’s Cottage: la startup italiana per organizzare matrimoni punta su Polonia e Turchia
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05 Dicembre 2018
Categoria: Un'Italia da Export

Con Salvatore Cobuzio, CEO & Founder di Martha’s Cottage, abbiamo parlato della startup che supporta le coppie nella preparazione del giorno più importante della loro vita: il matrimonio.

Da dove nasce l’idea di Martha’s Cottage?

Martha’s Cottage nasce dopo un’esperienza personale. Quando io e la mia compagna ci siamo sposati, come tutti, siamo andati in giro alla ricerca di prodotti per personalizzare e rendere unico il nostro matrimonio. Girando per decine di negozi, alla fine, ci eravamo resi conto che tutti vendevano esattamente sempre le stesse cose, lo stesso prodotto che ha utilizzato anche mia nonna. Nessuna evoluzione nella proposta. Così, in viaggio di nozze, ci venne l’idea di realizzare un unico contenitore online, in grado di racchiudere i gusti, stili e tendenze di tutto il mondo in un unico one-stop-shop.

Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per lo sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

Siamo 4 founder: io, Simona Canto (mia moglie), Laura Bevelacqua e Tiziana Mendolia più altri 20 dipendenti circa. Fin dall’inizio abbiamo creduto nel valore delle persone, portando in primo piano prima il dipendente poi il cliente. Copriamo ogni aspetto del business: dal call center multilingua alla user experience; dalla logistica alla parte IT; dal marketing ai social network. Tutto internamente.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

Nel nostro caso, siamo stati i primi ad intercettare il cambiamento di un business da tradizionale a digitale: il matrimonio. Nel nostro Paese, dove l’e-commerce cresce molto piano, potete immaginare le difficoltà di mettere in piedi questo tipo di business. Inoltre se si considera anche il fatto che facciamo tutto dalla splendida ma difficile Sicilia, il quadro delle complessità affrontate è completo. In particolare sottolineiamo la particolare difficoltà nel reperire fondi per accelerare la crescita del progetto.

Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

Per velocità di crescita dell’e-commerce e livello di digitalizzazione, sicuramente la Francia e la Germania sono i Paesi più interessanti ma stanno emergendo velocemente anche altri Paesi come Polonia e Turchia. A Parigi e a Berlino siamo già presenti (rappresentano quasi il 20% del nostro fatturato) mentre negli altri due contiamo di andare già nel 2019.

Partecipare a programmi di supporto e tutoraggio offerti da incubatori ed acceleratori italiani genera un’utilità ed un vantaggio competitivo per una startup?

Quando abbiamo “scoperto” di essere una startup eravamo già ad uno stato di avanzamento rispetto alle classiche startup. Avevamo un modello di business che già stava dimostrando le sue potenzialità ma hanno iniziato a chiamarci startup e ci siamo presi molto volentieri l’etichetta. C’è da dire che oggi in Italia è molto facile accedere a programmi di accelerazione a supporto di un’idea mentre è più difficile trovare fondi per i passaggi successivi.

Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Tenere l’idea nel cassetto non serve a nulla dunque è bene parlarne e condividerla con amici e parenti anche se bisogna tenere sempre a mente, prima di tutto, che non si fa una startup per cercare soldi e trovare lavoro.

Obiettivi per il futuro…

Abbiamo grandi progetti per il futuro. Come pochi e-commerce in Italia, abbiamo la possibilità di diventare leader del nostro settore di riferimento e stiamo lavorando duro per far sì che accada. Nel futuro arricchiremo l’offerta commerciale e ci proietteremo anche là dove il cliente è già abituato ad andare: offline.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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