Camerun, è possibile fare business in un Paese nel bel mezzo di una guerra civile?

Camerun, è possibile fare business in un Paese nel bel mezzo di una guerra civile?
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10 Dicembre 2018
Categoria: Focus Paese

Il Paese africano convive con enormi problemi politici e sociali ma riesce comunque a catturare l’attenzione di diverse imprese italiane. Scopriamo insieme perché.

Economia

Può bastare una crescita del 4% a rendere l’economia di un Paese appetibile agli occhi degli investitori e dei businessman internazionali? La risposta è ovviamente negativa anche gli interessanti indicatori economici esibiti da Yaoundè non si fermano all’incremento del Pil ma coinvolgono anche un basso livello di indebitamento pubblico (36,9% del Pil) ed un tasso di disoccupazione al 4,3% – dato che comunque desta più di una perplessità non solo perché relativo al 2014 (ultimo aggiornamento CIA) ma soprattutto perché fatica a trovare riscontro in una situazione sociale durissima.

L’ascesa economica del Camerun, se così si può chiamare, non è quindi minimamente utile ai cittadini camerunesi che non vedono significativi miglioramenti nella loro qualità della vita e, anzi, si trovano a vivere in una condizione in cui si mescolano povertà diffusa, violenza, mancanza di libertà e di democrazia.

Nel Paese soprannominato la “Piccola Africa” è stato tuttavia prodotto un ambizioso piano di sviluppo chiamato Vision 2035, anche se gli obiettivi da esso dichiarati appaiono abbastanza utopistici. Fra questi spiccano la riduzione della povertà sotto il 10%, un incremento del tasso di crescita del Pil fino al 10% annuo e la messa in campo di un’opera di industrializzazione da raggiungersi attraverso un forte potenziamento dell’industria manifatturiera che dovrebbe arrivare a realizzare almeno il 25% del Pil nazionale.

Sogni più che obiettivi concreti per una nazione ancora a forte trazione agricola e che fatica a ripensare le propria economia, senza far affidamento sui proventi del settore Oil&Gas le cui risorse sono ormai in progressivo esaurimento. Non sarà semplice trovare un equilibrio senza il petrolio, specialmente se non saranno presi di petto due dei più importanti temi che tarpano le ali allo sviluppo di Yaoundè: infrastrutture ed approvvigionamento energetico.

Secondo molti osservatori comunque i principali progressi registrati dalla nazione africana negli ultimi tempi sono quelli relativi ad un generale miglioramento del clima d’affari a favore delle Pmi straniere anche se il 166esimo posto su 190 Paesi attribuito dalla Banca Mondiale nella classifica Doing Business dimostra quanto lavoro ci sia ancora da fare.

Politica

Le ragioni della pessima situazione odierna vanno fatte risalire agli anni della dominazione coloniale anglo-francese, conclusasi con due processi d’indipendenza separati, nel 1960 e nel 1961. Tuttavia la divisione fra francofoni ed anglofoni è ancora molto sentita e tale situazione ha portato ad una guerra civile in cui si fronteggiano appunto minoranza anglofona (situata nella parte occidentale del Paese) e maggioranza francofona, sostenuta dal governo centrale.

Il movimento separatista anglofono (che intende creare la Repubblica d’Ambazonia) è nato per tutelare la propria identità culturale ed alcuni fondamentali diritti dal momento che, a quest’area del Paese, in grado di produrre il 60% del Pil camerunense, viene concessa – da sempre – una scarsissima rappresentanza sia nel governo sia in parlamento.

La fortissima repressione organizzata dal presidente Paul Biya (al suo settimo mandato) sta infatti causando gravissimi danni alla popolazione locale anglofona che, in larghissima parte, non ha potuto neanche partecipare alle elezioni tenutesi ad ottobre scorso.

Il Paese è governato da ormai 36 anni consecutivi dall’85enne Biya, recentemente riconfermato in una tornata elettorale di facciata in cui avrebbe ottenuto, secondo la Elecam (Agenzia Elettorale per le Elezioni in Camerun), il 71,28% dei consensi asfaltando Maurice Kamto (14,23%), ex membro della International Law Commission dell’Onu dal 1999 al 2016.

Le frodi elettorali e le fake news che hanno dominato la campagna elettorale sembrano tuttavia non smuovere l’Occidente, molto più propenso a tenersi buono un governo che si impegni nel mantenimento dell’ordine e che assicuri continui e sicuri flussi d’import-export più che preoccuparsi per il mancato rispetto dei principi democratici di base.

Opportunità per il Made in Italy

In questo quadro, di certo non edificante, non fa eccezione l’Italia che, al contrario, negli ultimi anni ha incrementato le proprie relazioni economiche e politiche con il Camerun. In particolare Roma apprezza la buona predisposizione di Yaoundè a collaborare per quel che riguarda il tema immigrazione.

A dimostrarlo sono anche le parole del presidente Mattarella (“Il Camerun è una priorità per l’Italia e l’Italia sarà il principale partner del Camerun”) il recente scambio di visite con Biya ricevuto in Italia nel 2016 e la nostra massima carica che si è recata in Camerun lo scorso anno.

Ma anche dal punto di vista economico vanno segnalati enormi passi in avanti a partire dal 2016, da quando una serie di accordi hanno aperto la strada agli investimenti italiani nel miglioramento dei trasporti locali. La cooperazione fra i due Paesi non si ferma tuttavia al solo settore infrastrutturale ma si estende anche a quello edile che spazia dall’hospitality (costruzione di alberghi e spa) allo sport (costruzione dello stadio di calcio di Yaoundè), dall’abitativo (un’azienda italiana si è aggiudicata la costruzione di 250mila appartamenti) a quello dei beni di consumo.

L’interscambio fra i due Paesi nel 2017 è stato di quasi 450 milioni di euro con un saldo commerciale nettamente sfavorevole al Belpaese ma con un export di Made in Italy in Camerun cresciuto ad una media superiore al 12% nell’ultimo biennio.

La solidità delle relazioni fra i due Paesi è ulteriormente dimostrata dal fatto che Roma garantisce il maggior flusso di investimenti in Camerun dopo la Cina, a testimonianza di quanto sia d’interesse per l’Italia ritagliarsi un ruolo da protagonista in quella che è considerata da molti una delle economie più promettenti economie di tutto il “Continente Nero”.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

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