PIR: finanza alternativa per supportare i processi di internazionalizzazione delle PMI

PIR: finanza alternativa per supportare i processi di internazionalizzazione delle PMI
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05 Febbraio 2019
Categoria: Finanziamenti, Incentivi ed Assicurazioni

L’attuazione di un piano di crescita internazionale richiede alle imprese ingenti investimenti che spesso non riescono ad essere completamente soddisfatti dal sistema bancario. Affidarsi a strumenti di finanza alternativa, quali i PIR, può rivelarsi una strategia vincente per le PMI italiane, ed in particolare quelle del settore retail, che desiderano affacciarsi o consolidarsi sui mercati esteri.

I PIR (Piani Individuali di Risparmio) sono stati introdotti con la Legge di Bilancio del 2017 con l’obiettivo di supportare gli investimenti delle PMI attraverso i risparmi degli italiani. Sono contenitori – fondi comuni, polizze vita, gestioni patrimoniali – volti a canalizzare flussi finanziari direttamente verso le PMI e sostenerne i piani di crescita.

Tali strumenti vanno ad aggiungersi agli altri di finanza alternativa quali: private equity, private debt, mini-bond, crowdfunding, che permettono alle imprese di usufruire di capitali per lo sviluppo economico. 

Ma cosa sono i PIR e quali sono i vantaggi per risparmiatori ed imprese?

I PIR sono stati creati come forma di investimento di medio/lungo termine, capace di veicolare i risparmi verso le imprese italiane, e in particolare verso le PMI, al fine di stimolare l’economia reale e nel contempo offrire ai sottoscrittori un nuovo strumento d’investimento fiscalmente vantaggioso. 

Con il lancio dei PIR nel 2017, l’Italia si allinea con altri Paesi dell’Unione Europea, come la Francia, che nel 2014 ha introdotto il PEA-PME, ed il Regno Unito con gli ISA - Individual Saving Account -, già operanti dal 1999.

Secondo un’analisi condotta da Assogestione a giugno del 2018 gli italiani che hanno investito in fondi domestici PIR compliant sono più di 690 mila, circa 800 mila includendo i fondi esteri. Per la metà si tratta di investitori che si affidano per la prima volta ai prodotti di gestione collettiva. Questi numeri superano di parecchio le previsioni governative e testimoniano il notevole interesse verso questo prodotto da parte di una importante fetta di investitori. Nel 2018 la quota degli investitori PIR è in significativa crescita rispetto all’anno precedente, rappresentando il 25% del flottante su AIM.

Quali i vantaggi per chi decide di investire nei PIR?

I piani individuali di risparmio sono uno strumento dedicato in particolare ai piccoli investitori, e sono riservati esclusivamente alle persone fisiche con residenza fiscale in Italia. I PIR si stanno rivelando uno strumento molto apprezzato per i vantaggi sia di natura fiscale che non:

  • l’esenzione totale dalle imposte sulle rendite finanziarie e sulle plusvalenze di capitale, che, normalmente, vanno da un minimo del 12,5% ad un massimo del 26%;
  • l’esenzione dall’imposta di successione in caso di trasferimento mortis causa;
  • possono essere intestati anche ai minorenni, per cui una famiglia può decidere di investire in questi strumenti per i propri figli.

I vincoli da rispettare sono i seguenti:

  • l’investimento deve andare da un minimo di € 500 a € 30.000 massimi per anno solare e fino a € 150.000 complessivi nel corso della vita del PIR;
  • deve essere mantenuto per almeno 5 anni, pena la decadenza dei vantaggi fiscali in modo da impedire che gli impieghi nel piano vengano effettuati con finalità speculative, garantendo alle imprese destinatarie delle risorse di poter contare sui capitali per un periodo di tempo medio/lungo.

I PIR sono proposti e gestiti da società di gestione del risparmio (SGR) ma potranno essere anche di natura assicurativa o inseriti nell’ambito del risparmio amministrato. A tal proposito è meglio appurare quali siano i costi legati al prodotto applicato dalla società che li propone. Ci potrebbero essere delle spese di sottoscrizione e di gestione, ma anche di performance. Così meglio confrontare l’ipotetico vantaggio fiscale con i costi sostenuti per accedere al PIR, considerando anche che per 5 anni il denaro deve essere vincolato al piano. Accanto alla possibilità di acquistare un prodotto già confezionato da una società di gestione del risparmio, la normativa permette al risparmiatore di crearsi il Pir da sé, aprendo direttamente un conto apposito presso un proprio deposito titoli.

Attenzione: considerando le novità introdotte con la legge di bilancio entrata in vigore il 1° Gennaio 2019, al momento non è possibile sottoscrivere un piano individuale di risparmio, a meno che non lo si abbia già acquistato nel 2018 (o nel 2017) e si volesse alimentarlo. Diversamente dovrà aspettare chi vuole sottoscrivere un nuono piano poiché non vi è ancora un mercato con prodotti conformi alla nuova normativa. Entro febbraio il governo si è impegnato ad approvare il decreto attuativo che renderà operativi i “NUOVI PIR” per il 2019. La novità più importante è che i nuovi prodotti dovranno investire il 3,5% del 21% extra FTSE Mib (ossia il 30% del 70%) in strumenti finanziari ammessi alle negoziazioni su AIM Italia. Un altro 3,5% deve essere destinato a quote o azioni di fondi di venture capital (e non di private equity) residenti in Italia, che investono nelle stesse imprese che rispondono ai criteri sopra riportati.

Come può trarre vantaggio dai PIR il nostro tessuto imprenditoriale?

Negli ultimi anni le nostre imprese stanno affrontando sfide molto rilevanti relative alla digital transformation, l’innovazione di prodotto e l’internazionalizzazione spesso in Paesi che richiedono un’attenzione particolare (come quelli asiatici). Investimenti di tale portata spesso non riescono ad essere completamente soddisfatti dal nostro sistema bancario, pertanto è necessario affidarsi a strumenti finanziari alternativi, in controtendenza considerando che in Italia il 90% dei finanziamenti è di natura bancaria (mentre in Paesi quali Stati Uniti e Inghilterra il ricorso agli istituti di credito è limitato al 20%, mentre il resto arriva dal mercato dei capitali).

Attualmente il 99% del panorama imprenditoriale italiano è costituito da PMI, che occupano lʼ80% della forza lavoro, e su un totale di 140.362 PMI soltanto 225 società sono quotate in Borsa. Affinché le imprese possano essere inserite in un PIR è necessario che siano quotate, e secondo lo studio presentato lo scorso maggio da Prometeia, sono 5.375 le imprese potenzialmente quotabili, ovvero, con fatturato compreso tra i 50 e i 500 mln di € e con classe di merito medio-alta.

I vantaggi per l’impresa italiana:

  • Possibilità di accedere all’AIM, il mercato di Borsa Italiana dedicato alle PMI, considerato come un acceleratore dei progetti di crescita e competitività delle PMI, poiché risponde agli obiettivi delle società di raccolta di capitale, visibilità, standing e controllo dell’impresa;
  • Rientrando tra gli strumenti di finanza alternativa, i Pir puntano ad emettere obbligazioni anche per le piccole aziende, dando loro la possibilità di usufruire di una liquidità maggiore;
  • Vantaggi dettati dalla quotazione per le aziende che intendono finanziare processi di crescita in termini di innovazione e internazionalizzazione, ampliandone l’orizzonte e la dimensione internazionale;
  • La presenza di intermediari professionali per superare le difficoltà delle PMI a rendersi visibili e credibili sul mercato dei capitali.

I vantaggi risultano estremamente interessanti, soprattutto per un sistema Italia con pochissime aziende grandi, che deve spingere a far crescere le imprese ad alto tasso di crescita che in questo momento sono piccole o medie. Tuttavia, per le imprese è necessario avviare progetti di cambiamento e introdurre piani chiari e trasparenti di investimento.

I PIR per le imprese retail

Il mondo del retail sta attraversando un momento difficile per l’emergere delle piattaforme di tecnologia digitale e la concorrenza di realtà molto dinamiche, come le startup. Dunque, oggi più che mai il commercio ha bisogno di validi e progrediti strumenti finanziari per crescere. La strada da percorrere, sebbene ancora agli albori nel mondo distributivo, potrebbe essere proprio quella dell’ingresso nel capitale di fondi di private equity e dell’entrata in Borsa. Le imprese del settore quotate al momento sono ancora poche, seppur la loro presenza testimonia che, anche nel retail, qualcosa si sta muovendo e che la quotazione può essere un passo decisivo per raccogliere le risorse necessarie per rinnovarsi e crescere.

La vasta tematica di sicuro interesse per le PMI del settore, sarà trattata il 27 febbraio a Milano nel convegno I Nuovi Pir per l’Internazionalizzazione delle Imprese Retail”, organizzato da IBS Italia in collaborazione con la ClubHouse Brera di Copernico e Banca Mediolanum.

È possibile iscriversi ed avere maggiori informazioni sull’evento al seguente link.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Emanuela Provenzano, redazione@exportiamo.it

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