Agrifood Tech: l’innovazione si trasforma in opportunità di crescita

Agrifood Tech: l’innovazione si trasforma in opportunità di crescita
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19 Luglio 2018
Categoria: Startup & Innovazione

Quando si parla di Agrifood Tech si fa riferimento a quella piccola parte del mondo dell’innovazione che mira a migliorare e/o a rivoluzionare il settore agroalimentare, aumentandone competitività, qualità e sostenibilità. Nonostante le ridotte dimensioni del segmento, negli ultimi anni, si sono registrati dei fortissimi segnali di crescita che hanno inevitabilmente incrementato l’interesse di imprenditori e ricercatori.

Settore agroalimentare ed innovazione

Il settore agroalimentare, nel panorama globale, ha un valore di 7,8 trilioni di dollari ed è uno dei principali responsabili delle emissioni dei gas serra. Solamente il settore agricolo è responsabile di circa un terzo delle emissioni di anidride carbonica complessive, senza calcolare quelli emesse durante le fasi di approvvigionamento come trasformazione alimentare trasporto e vendita al dettaglio.

Come in tutte le industrie, la tecnologia svolge un ruolo fondamentale per lo sviluppo tuttavia, il settore agroalimentare non è stato in grado di innovarsi come altri settori. Secondo uno studio condotto dal McKinsey Global Institute, infatti, il settore agricolo risulta essere quello meno digitalizzato rispetto alle principali industrie.

Inoltre da studi recenti è emerso che la produzione del settore dovrà aumentare del 60% entro il 2030 (dati FAO) ed è per questo che il futuro dell’agricoltura dipenderà dalla sua capacità di innovare.

I principali fattori che spingono gli imprenditori ed i ricercatori ad adeguarsi sono i seguenti:

• crescita della popolazione mondiale, destinata a raggiungere i 9 miliardi nel 2050;
• cambiamento climatico e riscaldamento globale;
• risorse naturali limitate (come l’acqua potabile);
• crescente aumento dei rifiuti alimentari: negli Stati Uniti, il 40% del cibo che viene coltivato viene sprecato e gli scarti alimentari rappresentano l’8% delle emissioni dei gas serra. Nei Paesi in via di sviluppo, tale cifra può addirittura lievitare, a causa dei problemi legati alla logistica ed alle forme di refrigerazione.

L’Agrifood è un settore che coinvolge una vasta gamma di processi ed operazioni e rende il suo sviluppo tecnologico complesso. Le principali aree che coinvolge sono le seguenti:

• agricoltura ed acquacoltura: allevamento di raccolti, bestiame e frutti di mare;
• produzione dei cosiddetti “input agricoli”: sostanze agrochimiche, macchinari agricoli, semi, prodotti farmaceutici per animali e altre forniture;
• trasformazione alimentare: preparazione di prodotti freschi, prodotti alimentari preparati ed ingredienti;
• lavorazione non alimentare: estrazione di bioenergia e biomateriali da colture e prodotti agricoli;
• marketing, vendita all’ingrosso e distribuzione, logistica, trasporti e magazzinaggio;
• vendita al dettaglio e servizio di ristorazione: alimentari, mercati degli agricoltori, ristoranti e altri punti vendita;
• regolamentazione: qualità alimentare, sicurezza alimentare;
• ricerca e sviluppo.

L’elevata complessità del settore inevitabilmente crea molte opportunità per imprenditori e ricercatori che lavorano per creare nuove tecnologie efficienti al fine di migliorare le varie fasi della catena produttiva.

Settore agroalimentare in Italia

Il settore agroalimentare italiano rappresenta una voce importante del prodotto interno lordo nazionale, seconda solo al comparto manifatturiero. Nel 2017, il valore del settore primario italiano è stato pari a 28,14 miliardi, in calo rispetto ai 29,12 dell’anno precedente. Tuttavia nonostante l’elevata importanza di questo settore, il Belpaese investe ancora troppo poco in innovazione, circa lo 0,02% del PIL. L’Italia sta diventando sempre di più un Paese trasformatore e a dimostrarlo è la crescita delle importazioni delle materie prime ed il forte aumento delle esportazioni. Dati che devono far riflettere e che rappresentano una minaccia per la competitività del Paese.

L’Italia dovrebbe quindi investire di più sull’innovazione e pensare ad un piano di sviluppo per l‘agricoltura analogo a quello messo a punto per l’industria 4.0.

L’Agrifood Tech può contribuire a migliorare la competitività del settore agroalimentare italiano, garantendo maggiore qualità, trasparenza, tracciabilità oltre all’ottimizzazione dei processi di produzione, coltivazione e allevamento. L’automazione permette infatti di difendere la qualità delle produzioni, abbattendo i costi di gestione, monitorando l’intero ciclo di produzione e decidendo il momento migliore per intervenire. Agricoltura di precisione, genomica, adattamento dell’agricoltura ai cambiamenti climatici, controllo delle infestanti e delle infezioni, salute, benessere, nutraceutica, tecnologie dell’informazione, big data e digitalizzazione. Sono questi i driver dell’innovazione che devono integrarsi nelle imprese agricole al pari di tradizione, eccellenza e qualità.

Agrifood Tech nel panorama italiano

Dagli studi condotti dalla società di consulenza Simbiosity presentati durante il Seed&Chips – evento di riferimento nel campo dell’innovazione nel food svoltosi a Milano – è emerso che in Italia l’Agrifood Tech rappresenta circa il 10% delle startup e scaleup: si parla di 1.890 imprese su un totale di 18.853. Da sottolineare che Simbiosity ha preso in esame esclusivamente le imprese fino a 20 dipendenti, con 10 anni di anzianità e con all’interno connotazioni hi-tech.

Le regioni con il maggior numero di startup sono Lombardia (127 società), Emilia-Romagna (69), Veneto (54) e Lazio (50) e valgono quasi il 50% di una torta fatta da imprese la cui attività rientra nell’agritech (agricoltura di precisione, droni), nella trasformazione (produzione, packaging), nella distribuzione (e-commerce, delivery) e nel settore health (biotech per la salute).

Il crescente numero di startup nell’ambito dell’Agrifood Tech evidenzia la trasformazione del settore agricolo, che sta avvenendo a una velocità superiore alle attese. Tra le tecnologie che stanno rivoluzionando questo settore troviamo i sensori di rilevamento, gli strumenti di pianificazione delle risorse aziendali online, i software di supporto per le decisioni, gli algoritmi di analisi dei dati, i machine learning e l’Internet of Things (IoT) utilizzata nei sistemi di produzione agricola.

I sensori di rilevamento e l’ Internet of Things

In particolare i sensori di rilevamento e l’IoT stanno realizzando una disruption in senso positivo per l’industria agricola ed esiste un ottimo potenziale per il loro utilizzo nel settore.

L’Internet delle cose semplifica e snellisce la raccolta, il controllo e la distribuzione complessiva delle risorse agricole utilizzando sensori su apparecchiature e materiali. I sensori posizionati strategicamente attorno ai campi insieme a tecnologie di riconoscimento delle immagini consentono agli agricoltori di visualizzare le loro colture da qualsiasi parte del mondo. Questi sensori inviano agli agricoltori informazioni aggiornate in tempo reale, pertanto è loro possibile apportare modifiche alle colture. Queste tecnologie perciò comportano una maggiore produzione di cibo con minori sprechi, ed è esattamente ciò di cui questo settore ha bisogno.

Oltre alla competitività e all’aumento dei profitti, le imprese agricole italiane devono affrontare temi come l’aumento della popolazione, il cambiamento climatico e la scarsità delle risorse naturali. L’Agrifood Tech può quindi rivelarsi la soluzione a tutte queste sfide ed un’ottima opportunità per consolidare il posizionamento dei prodotti Made in Italy nel mercato agroalimentare mondiale tuttavia la Penisola dovrà elaborare un serio e concreto piano di sviluppo per rimanere competitiva nel panorama globale.

Fonte: a cura di Exportiamo, Giancarlo Cabillon, redazione@exportiamo.it

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