Dal 2030 niente più olio di palma nei biocarburanti

Dal 2030 niente più olio di palma nei biocarburanti
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28 Luglio 2018
Categoria: Energia & Fonti rinnovabili

Nuova sfida green per le nazioni europee: aumentare la produzione di energia proveniente da fonti rinnovabili passando così dal 27%, cifra che era stata stipulata nel 2014, al 32% entro il 2030, fissando una clausola di revisione in rialzo già per il 2023.

È quanto stabilito da una recente Direttiva emanata dalla Commissione Europea, che oltre alla riduzione delle emissioni di CO2 richiede che in ogni Stato membro, sempre entro il 2030, il 14% dell’energia impiegata nei trasporti dovrà essere rinnovabile (l’Italia entro il 2020 ha l’obiettivo del 10%).

Viene incluso anche un altro importante principio: la produzione di biomasse per l’energia rinnovabile destinata ai trasporti non deve comportare la trasformazione di foreste, paludi ed altri ecosistemi in campi e piantagioni per la produzione di biocarburanti. E’ il motivo per cui è diventato tristemente famoso l’olio di palma, le cui colture intensive sono responsabili di giganteschi casi di deforestazione, soprattutto nel Sud-Est asiatico.

L’Europa ha deciso che già a partire dal prossimo anno verranno congelate le importazioni di olio di palma, che comunque dovrà scomparire dai biocarburanti europei entro il 2030. Il parlamento aveva chiesto di metterlo al bando molto prima, già dal 2021. A prevalere, invece, sono state le posizioni di Consiglio e Commissione, ben più prudenti. I rappresentanti dei governi e l’organismo esecutivo di Bruxelles, infatti, non volevano suscitare la reazione in particolare di Indonesia e Malesia, che teoricamente avrebbero potuto presentare un ricorso all’Organizzazione mondiale del commercio contro scelte troppo restrittive. Inoltre, la Francia ha dimostrato di non essere di certo pronta ad uno stop immediato.

Lo stop all’olio di palma nei biocarburanti indicato, entro il 2030, dalle istituzioni europee è una certamente una buona notizia. Ma che, secondo il mondo delle associazioni ambientaliste, avrebbe potuto essere ancora migliore se a Bruxelles ci fosse stato un po’ più di coraggio.

Nonostante tutto però, questa nuova spinta ambientalista apre nuove interessanti prospettive per le numerose imprese italiane già operative nel settore delle energie rinnovabili, che in futuro si svilupperanno ancora di più.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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