“Infiammatevi d’invidia, o voi ch’entrate”… al Micam! Così i peccati diventano ispirazione fashion

“Infiammatevi d’invidia, o voi ch’entrate”… al Micam! Così i peccati diventano ispirazione fashion
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20 Settembre 2018
Categoria: Moda

Il mondo della calzatura si è ritrovato a Fiera Milano (Rho) dal 16 al 19 settembre per il tradizionale appuntamento autunnale con MICAM, il salone internazionale leader del settore calzaturiero giunto all’86esima edizione. Un appuntamento irrinunciabile ed un’occasione unica per i 1396 espositori, di cui 778 italiani e 618 stranieri per entrare in contatto con i numerosi buyer internazionali tra moda, creatività, artigianalità, industria, esperienza ed innovazione. Tracciamo un bilancio di questa edizione…peccaminosa!

L’invidia non parla con la bocca, parla con gli occhi. Si guarda con cupidigia ciò che ha l’altro e lo si desidera ardentemente. Non è un caso allora che nell’immaginario dantesco gli invidiosi, come contrappasso, debbano scontare la pena di avere gli occhi cuciti col fil di ferro. Eppure questo sentimento, da sempre osteggiato e annoverato nella cerchia dei vizi peggiori dell’umanità, i sette peccati capitali, diviene deteriore soltanto nelle sue forme cupe e aggressive. L’invidia, quando è temperata, ha infatti anche la funzione di motore sociale. Diceva Søren Kierkegaard: “L’invidia è ammirazione segreta”. L’invidia può quindi essere benigna quando porta all’emulazione: è il meccanismo psicologico che avverte che qualcun altro ha guadagnato un vantaggio e dà la spinta per ottenere lo stesso.

Non solo. Questa spinta all’emulazione fa sì che l’invidia sia una delle basi della società dei consumi: porta a desiderare i beni degli altri e a comprarli. Come un bel paio di scarpe, per esempio. Scoprirle su un manifesto pubblicitario ai piedi di una bellissima modella, scorgerle in un catalogo su internet, poi vederle materializzarsi all’interno della vetrina del negozio preferito, ed infine scoprirsi a invidiare le più fortunate che potranno mettere le mani su un paio di inconfondibili scarpe di qualità e stile! Che cos’è l’anima del commercio, in fondo, se non questo?

È proprio all’invidia, alla bramosia di avere per noi il meglio, che si è ispirata la campagna tematica che ha accompagnato l’ultima edizione di MICAM, il cui payoff è stato appunto “Infiammatevi d’invidia, o voi ch’entrate”… Dopo Lussuria, Seduzione e Vanità, continua così il viaggio allegorico delle calzature nell’universo dantesco che alla prossima edizione condurrà al paradiso e ai suoi beati!

Un po’ come la parabola di tutto il settore, che arranca, ma tenta in tutti i modi di risalire verso l’alto. “Apriamo l’86esima edizione di Micam in un clima purtroppo ancora caratterizzato da una congiuntura poco premiante” spiega Annarita Pilotti, presidente di Assocalzaturifici. “La ripresa del settore non si è materializzata neppure nella prima parte del 2018. I primi cinque mesi dell’anno registrano un export che migliora in valore (+3,2%), ma perde lievemente in quantità di paia di scarpe esportate (-1,7%). E i consumi in Italia restano al palo con una riduzione della spesa dell’1,6%. Preoccupa anche il persistere delle difficoltà in importanti aree di sbocco internazionali. In particolare nell’area Csi il recupero rilevato nel 2017 si è interrotto e i primi cinque mesi 2018 registrano un calo del 6% in valore, con flessioni del 9,1% per la Russia”.

Insomma, dopo un 2017 in recupero, si è aperto un anno che registra alcuni segnali di rallentamento a cominciare dalle esportazioni, da sempre il traino del settore, rinviando ulteriormente la ripresa. Situazione che emerge dalla nota congiunturale del primo semestre elaborata dal Centro Studi Confindustria Moda per Micam.

Cala del 5,1% in quantità l’export verso i Paesi dell’Unione Europea, dove sono dirette 7 scarpe su 10 esportate, malgrado una crescita del 2,8% in valore a seguito dell’aumento significativo dei prezzi medi (+8,4%). Tengono la Germania – tornata ad essere il primo mercato in volume nel periodo esaminato, che replica le quantità del 2017, +0,3%, con un +2,8% in valore – ed il Regno Unito (+0,6% e +6,4% rispettivamente), ma gli altri partner comunitari presenti nella top ten delle destinazioni registrano flessioni non trascurabili in volume (Francia -8,9%, Spagna -8,3%, Paesi Bassi -6,7%), pur con incrementi in termini di valore.

Maggiormente soddisfacenti le vendite extra-Ue, che evidenziano nell’insieme aumenti del 6% in quantità e del 3,5% in valore (con prezzi scesi del -2,4%). Sempre sostenuti i flussi verso la Svizzera, nazione che riveste un ruolo strategico quale piattaforma logistica delle grandi firme internazionali del lusso, che crescono di oltre il 15%. Prosegue il miglioramento degli Usa (+6,3%, ma sempre con prezzi in calo, tanto che il valore scende del 6,2%) anche se il timore che i venti protezionistici americani possano sollevarsi è sempre dietro l’angolo. Momento favorevole per il Canada, che inverte la rotta rispetto al 2017 segnando un +28% in quantità ed un +10% in valore (verosimilmente anche per i primi effetti dell’accordo CETA, entrato in vigore in via provvisoria lo scorso settembre, con l’azzeramento immediato dei dazi, che ora però deve essere ratificato dai singoli membri UE attraverso le procedure nazionali).

Nel Far East invece si confermano i trend del 2017: aumenti per Cina e Sud Corea (+23% e +11% in valore); in sofferenza il Giappone (-10% valore) e Hong Kong (-13%). In Giappone, l’accordo commerciale con la UE siglato a luglio – che all’entrata in vigore nei prossimi mesi vedrà l’immediata cessazione del sistema di quote all’importazione e la graduale riduzione dei dazi nei 10 anni successivi, fino alla completa eliminazione – apre interessanti prospettive di sviluppo futuro per i nostri operatori.

L’elemento di novità della prima parte dell’anno, purtroppo in negativo, è l’interruzione del recupero nella CSI (-6% in valore nei primi 5 mesi), determinato dalla frenata dell’export verso la Russia, che segna -9,1% in valore e -12,5% in quantità. Un elemento di grande preoccupazione, considerata la forte vocazione di alcuni importanti distretti produttivi verso quest’area, che aveva appena imboccato la strada della (lunga) risalita. Peraltro il rinnovo, a inizio luglio, delle sanzioni imposte dalla UE alla Russia, pur non riguardando direttamente le calzature, non facilita certo le normali relazioni commerciali in quanto tali misure concorrono a generare un “blocco” nei buyer russi anche relativamente all’acquisto di scarpe italiane.

In Medio Oriente recuperano gli Emirati Arabi (+2%, sia nelle paia che in valore), ma non l’Arabia Saudita che dopo l’andamento deludente del 2017 presenta un’ulteriore caduta (ben -18% in valore). Qualche timore, infine, per l’evoluzione della domanda in Turchia (-2,8% in volume e +6,7% in valore nei primi 5 mesi), dopo le turbolenze sulla moneta delle scorse settimane.

In uno scenario globale veramente complesso e difficile, MICAM resta indiscutibilmente il termometro più affidabile del mercato mondiale della calzatura, oltre che una vetrina prestigiosa del Made in Italy.Mai come ora la nostra manifestazione vede rafforzato questo suo tradizionale ruolo di punto di riferimento - sostiene Annarita Pilotti – a MICAM guardano infatti le aziende e gli operatori di un comparto in difficoltà, alla ricerca di risposte alle sfide di un mercato globale che obbliga tutti i soggetti economici a ripensare le proprie strategie di posizionamento”.

Ecco allora che Micam si trasforma anche in show, portando in scena una serie di eventi e iniziative originali e coinvolgenti, destinati a dare valore alla filiera e a stupire. Tra queste l’anteprima dello spettacolo “Kinky Boots”, musical di Broadway che narra le vicende di un giovane produttore di calzature, che trova in una collezione “alternativa” la strada per il rilancio dell’azienda di famiglia ormai in disgrazia. Debutta in Fiera anche il contest “Envy for Micam! dedicato ai giovani premiati da un ospite d’eccezione: lo stilista americano Tommy Hilfiger.

Senza perdere di vista l’orizzonte del marketing contemporaneo che si chiama Influence Marketing, con il talk show “The Art of becoming Influencer” che ha visto la partecipazione di tre Fashion Influencers americane: Christie Ferrari, Lindsi Lane Watts e Marni Harvey, che attraverso i propri canali social racconteranno le eccellenze della manifestazione testimoniando il saper fare Made in Italy.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Miriam Castelli, redazione@exportiamo.it

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