Sono le bollicine a spingere l’export del vino italiano

Sono le bollicine a spingere l’export del vino italiano
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27 Novembre 2018
Categoria: Food & Beverage

L’export del vino italiano continua a crescere e dovrebbe sfiorare a fine anno i 6,2 miliardi di euro, con un aumento del 3,8% rispetto al 2017, registrando il nono anno consecutivo in crescita e un nuovo record. È questo quanto emerge dai dati previsionali dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, presentati ieri alla quinta edizione di Wine2Wine, la piattaforma di Veronafiere-Vinitaly per il business e la formazione professionale della community internazionale del vino.

Dietro al segno positivo macro, si nascondono però segnali di preoccupazione, primo fra tutti la dipendenza italiana dalle bollicine ed in particolare dal prosecco che ha evidenziato un tasso di incremento del 16,3% annuo crescendo a doppia cifra in Usa (+15%), UK (+12,6%), ma anche in Russia, Svizzera, Brasile e pure in Svezia (+46%), a fronte di una parallela stagnazione dei vini fermi. I vini fermi imbottigliati, infatti, dovrebbero chiudere il 2018 a +1,2% ma sono in evidente sofferenza nei tre principali Paesi importatori. Negli Stati Uniti, complice la sofferenza del Pinot grigio, il calo del comparto “non sparkling” è dell’1,9%, in Germania del 5,4%, nel Regno Unito del 4,1%, ma anche Giappone, Canada, Svizzera e Russia chiuderanno l’anno in negativo.

Un altro dato per nulla confortante riguarda i trend inferiori realizzati dal vino italiano rispetto alla Francia, che sale a 9,54 miliardi di euro con un +4,8% a valore, e anche alla Spagna, che supera la soglia dei 3 miliardi di euro (+5,2%).

Dall’analisi dei numeri – ha chiosato Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor – emerge un trend, quello della crescita degli spumanti, che va avanti ormai da alcuni anni e che nel 2018 si è maggiormente accentuato in alcuni Paesi come Usa e Germania, dove nel primo caso sono i vini fermi francesi, in particolare i rosé, a togliere spazio di mercato ai nostri prodotti (Pinot Grigio soprattutto), mentre in Germania sono i domestic wine a crescere maggiormente”.

“Il problema nel fare business all’estero è che l’Italia si presenta con troppi interlocutori che dicono cose e che hanno esigenze diverse” , ha commentato il Ministro delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio. “Servono nuove regole di ingaggio”, ha proseguito “valide per tutti con strumenti di comunicazione e promozione univoci. Già oggi nel corso del Consiglio dei ministri”, ha concluso, “parlerò con i colleghi ministri dello Sviluppo Economico e degli Esteri per istituire un tavolo che costruisca una promozione unica del Wine&Food italiano”.

Nel frattempo però, come ha dichiarato il direttore generale di Veronafiere Giovanni Mantovani, “chiudiamo un export 2018 ‘a luci ed ombre’”. 

Fonte: a cura di Exportiamo, di Maria Chiara Migliaro, redazione@exportiamo.it

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