Il nuovo “paniere” ISTAT per il 2015

Il nuovo “paniere” ISTAT per il 2015
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10 Febbraio 2015
Categoria: Marketing Internazionale
Paese:  Italia

Per essere in grado di cogliere gli effettivi comportamenti di acquisto delle famiglie tenendo conto dei mutamenti che intervengono nei comportamenti come nell’offerta dei prodotti sul mercato, ISTAT annualmente provvede alla revisione del “paniere” di beni e servizi e del loro peso nelle rilevazioni dei prezzi per misurare l’inflazione.

L’ISTAT produce mensilmente tre diversi indici:

- Indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività - NIC utilizzato come misura dell’inflazione per l’intero sistema economico considerando la collettività nazionale come un’unica grande famiglia di consumatori all’interno della quale le abitudini di spesa sono molto differenziate.

- Indice armonizzato dei prezzi al consumo - IPCA utilizzato per assicurare una misura dell’inflazione comparabile con i paesi dell’Unione Europea. Assicura una misura dell’inflazione comparabile tra i diversi paesi europei, attraverso l’adozione di un impianto concettuale, metodologico e tecnico condiviso da tutti i paesi e viene assunto come indicatore per verificare la convergenza delle economie dei paesi membri UE. Viene calcolato, pubblicato e inviato mensilmente dall’Istat a Eurostat secondo un calendario prefissato ed é Eurostat, a sua volta, a diffondere gli indici armonizzati dei singoli paesi dell’UE e ad elaborare l’indice sintetico europeo.

- Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati - FOI si riferisce ai consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente ed é l’indice usato per adeguare periodicamente valori monetari, quali i canoni di affitto o gli assegni dovuti al coniuge separato.

Dal marzo 2012 va segnalato anche il calcolo dell’Indice armonizzato dei prezzi al consumo a tassazione costante - IPCA-TC con l’utilizzo di indici di prezzo depurati degli effetti dovuti a eventuali cambiamenti delle imposte indirette (Iva, accise e imposte su specifici prodotti).

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Il “paniere” del 2015 per gli indici NIC e FOI si compone di 1.441 prodotti raggruppati in 618 posizioni rappresentative (erano 1.447 in 614 posizioni rappresentative nel 2014) mentre i comuni oggetto della rilevazione rimangono 80 (19 capoluoghi di regione e 61 capoluoghi di provincia) e le unità di rilevazione poco più di 49.000 ripartite tra Punti Vendita e Pubblici Esercizi (52%), Imprese ed Istituzioni (30%) e Famiglie in Affitto (18%).

Il paniere per l’indice IPCA comprende invece 1.457 prodotti raggruppati in 623 posizioni organizzative (erano 1.463 in 619 posizioni organizzative nel 2014).

Come ricorda ISTAT nella “Nota Informativa” dello scorso 3 febbraio:

“I prodotti costituiscono il livello più elementare della struttura di aggregazione dei consumi su cui, una o più volte al mese, vengono rilevati i prezzi. Le posizioni rappresentative costituiscono, nell’ambito dei Segmenti di consumo in cui si articola la classificazione delle spese sostenute dalle famiglie, il campione di prodotti o di gruppi di prodotti per i quali vengono calcolati mensilmente gli indici dei prezzi al consumo”.

Ogni mese complessivamente vengono rilevati invece circa 600.000 prezzi, 100.000 a livello centrale dall’ISTAT e 500.000 sul territorio dagli Uffici Comunali di Statistica.  

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Tra i settori maggiormente rappresentati e che pesano di più nella definizione dell’indice NIC vi sono naturalmente “Prodotti Alimentari e Bevande Analcoliche” (16,5%) così come “Trasporti” (13,8%), “Abitazione, Acqua, Elettricità e Combustibili” (11,6%) e “Servizi Ricettivi e di Ristorazione” (11,2%).

Degno di nota a riprova della costante “insicurezza” nel rapporto tra italiani e Fisco é l’inserimento della voce “Assistenza fiscale per il calcolo delle imposte sull’abitazione” ovvero la tanto odiata TASI, la nuova imposta sui servizi indivisibili. La ratio dell’inserimento di questa voce si sostanzia nella percezione di una maggiore esigenza di assistenza fiscale da parte dei cittadini e chissà in quanti rimpiangono l’ICI che a suo tempo sembrava l’origine di tutti i mali…

Più in generale nel 2015 aumenta il peso dei “Servizi” rispetto ai “Beni” mentre l’inserimento della “dimensione fiscale” nel paniere fa emergere un’attenzione e un’importanza sempre maggiore attribuita alla casa con l’aumento del peso della voce “Abitazione, Acqua, Elettricità e Combustibili” mentre si registra un calo d’incidenza per la voce “Mobili, Articoli e Servizi per la Casa”.

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Altri debutti nel “paniere” degni di nota e rappresentativi del cambiamento delle abitudini come percepito anche da noi nel vissuto quotidiano andando oltre freddi dati statistici, sono le spese sostenute per “Prodotti senza glutine”, “Birre analcoliche”, “Car Sharing”, “Bike Sharing”, “Bevande al distributore automatico e caffé al ginseng” mentre escono dalle rilevazioni “Registratore DVD”, “Navigatore satellitare”, “Impianto Hi-Fi” e “Corsi di Informatica”.

Niente é lasciato al caso e l’ISTAT ricorda come: “Le modifiche nella struttura dei pesi del 2015 sono state effettuate, come di consueto, utilizzando i dati aggiornati di Contabilità nazionale, classificati secondo il nuovo Sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Sec 2010)”.

La nuova ponderazione però, naturalmente, non é stata esente da critiche e contestazioni da parte di alcune associazioni dei consumatori.

Per il CODACONS anche se “entrate” e “uscite” appaiono perfettamente coerenti, il maggiore peso attribuito alle spese sanitarie e a quelle per la casa “non appare comprensibile dal momento che, come emerso da recenti indagini, gli italiani rinunciano sempre più alle cure mediche a causa della crisi” mentre i prezzi sul fronte casa ed energia sono in calo da diversi mesi.

A contestare la ponderazione dell’Istat é anche l’Unione Consumatori che osserva come nella realtà “Servizi Ricettivi e di Ristorazione” (11,2%) e “Abbigliamento e Calzature” (7,0%) abbiano un peso minore di quello attribuito all’interno del paniere, mentre altre voci, come quelle legate a “Abitazione, Acqua, Elettricità e Combustibili” (11,6%), nella realtà incidono di più.

Vi é poi un’ultima considerazione, forse “complottista” ma non proprio insensata, sollevata da diverse voci. Se si va a definire il costo della vita togliendo dal “paniere” prodotti venduti oggi a poco prezzo o con sconti considerevoli (ad esempio DVD e Navigatori satellitari) per inserirne altri oggetto di una produzione limitata e destinati a categorie crescenti (ad esempio i  cibi senza glutine), il risultato é che si predefinisce un rialzo dell’inflazione andando incontro a quelle che vengono viste come le reali aspettative di Commissione Europea e Banca Centrale Europea: lasciarsi alle spalle il rischio deflazione e conseguentemente avere una base empirica per poter ridurre gli aiuti monetari appena accordati da Draghi.

Come sempre toccherà seguire gli eventi e viverli (sulla propria pelle).

 

Fonte: elaborazione a cura di Exportiamo, di Antonio Passarelli, redazione@exportiamo.it

 

 

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