“The Extraordinary Italian Style”: con la moda negli Stati Uniti si fa sul serio

“The Extraordinary Italian Style”: con la moda negli Stati Uniti si fa sul serio
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27 Luglio 2015
Categoria: Marketing Internazionale
Paese:  Italia

La strategia messa in campo dal Governo negli ultimi anni punta a favorire da un lato le nostre piccole e medie imprese nella penetrazione commerciale nei Paesi in cui c’é un potenziale maggiore e dall’altro ad attrarre in Italia capitali necessari per garantire crescita e investimenti.

Il “Sogno americano” rientra certamente tra questi perché gli Stati Uniti rappresentano il più grande mercato di consumatori mondiale con una popolazione di 315 milioni di abitanti relativamente giovane (34% della popolazione é under 25) e sono da sempre tra i mercati più ricettivi dei nostri prodotti e senza dubbio il mercato piu’ importante per il fashion tricolore nel mondo.

Il 2014 ha fatto registrare infatti un’ottima perfomance dell’export nel comparto moda (tessile, abbigliamento, calzature, pellami, pelletteria, cosmetica, occhialeria e gioielleria) con 5,2 miliardi di euro e un incremento di oltre l’11% rispetto all’anno precedente. 

Con questi numeri il nostro Paese rappresenta il III^ esportatore verso gli Stati Uniti (prima di noi solo Cina e Vietnam) con una quota di mercato del 4,5%, in crescita rispetto al 2013, a dimostrazione di una rinnovata sensibilità e di un nuovo orientamento del consumatore verso i prodotti di qualità, dove il “Made in Italy” fa scuola.

Nel primo quadrimestre 2015 i dati sono ancora più positivi e, grazie al maggior potere di acquisto determinato dall’apprezzamento del dollaro sull’euro, si registra una crescita del 25,3% rispetto allo stesso periodo del 2014.

L’investimento per la moda e il design - tra le risorse messe in campo - ammonta a 65 milioni di euro, pari al 25% del totale dei 260 milioni di euro stanziati per i principali settori industriali (a guidare la classifica food&beverage con 55 milioni di euro e meccanica con 35 milioni di euro).

 

Gli Stati Uniti non a caso sono tra i principali paesi target del piano straordinario per la promozione della moda “Made in Italy” che nel biennio 2015/16 prevede uno stanziamento di 20 milioni di euro, ed é stato recentemente presentato a New York dal Vice Ministro Calenda, accompagnato dal direttivo dell’Agenzia Ice e da una delegazione di Confindustria.

 

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In sintesi il piano speciale dedicato agli Stati Uniti, si svilupperà in quattro diverse direzioni: accordi con i più importanti retailer statunitensi del comparto moda; fiere ed eventi promozionali; incoming in Italia; attività di comunicazione.

 

Abbiamo recentemente osservato con la ricerca presentata durante il Forum Annuale del Comitato Leonardo, come e quanto siano importanti il canale della GDO e dell’E-commerce per cogliere le nuove dinamiche del commercio e il piano punta in particolare a portare i marchi italiani nei department store americani e a portare i compratori americani in Italia perché possano toccare con mano i processi produttivi italiani e capire dove e come nasce la qualità che rende unico il made in Italy.

L’obiettivo é anche quello di allargare la conoscenza dei nostri prodotti su tutto il territorio federale per cogliere appieno il potenziale del mercato statunitense.

E’ Lo stesso Vice Ministro Calenda a precisare la ratio degli interventi:

Noi usiamo un moltiplicatore che di solito é : investiamo due milioni di euro chiedendo che si compri prodotto aggiuntivo dai 70 ai 100 milioni di euro a seconda della catena e che metà di questi nuovi acquisti siano fatti su brand che non erano presenti. Questa é la ratio che chiediamo. L’obiettivo é portare i prodotti italiani di grande qualità, ma non di grandi dimensioni, a contatto con i department store americani che coprono tutto il paese, dando loro la possibilità di accedere a un mercato finora solo scalfito dalla nostra esportazione. Poi starà all’azienda, una volta entrata nel department store americano, riuscire a servire il department store americano. Che non é una cosa semplice”

Dal 19 al 22 luglio 2015 a New York, da sempre la capitale americana della moda si sono susseguiti una serie di eventi e manifestazioni fieristiche con l’Italia al centro innanzitutto con “Milano Unica New York” per la prima volta organizzata negli Stati Uniti, perché dopo la sfida vinta a Shanghai, dove da 8 edizioni Milano Unica propone il meglio delle nostre produzioni, la prima edizione nella Grande Mela ha visto la presenza di 89 aziende italiane.

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In concomitanza é stata anche organizzato il Padiglione Italiano alla fiera “MRKet”, dedicata all’abbigliamento maschile che ha visto la presenza di 59 aziende italiane.

Prima oltreoceano anche per la fiera italiana dedicata ai pellami con “Lineapelle New York”, che ha visto la partecipazione di 86 aziende italiane.

Tra le attività organizzate in questi giorni di grande visibilità per il nostro paese, anche l’evento “The cloack of the dragon”, un balletto organizzato da Lineapelle, Milano Unica e ICE presso la Alice Tully Hall del Lincoln Center lo scorso 20 luglio 2015 con protagonista la Prima Ballerina del Teatro alla Scala di Milano, Sabrina Brazzo e un prestigioso corpo di ballo, con i costumi di scena realizzati utilizzando pellami e tessuti proposti dalle migliori aziende italiane.

Gli eventi di New York sono stati infine l’occasione per presentare per la prima volta oltreoceano il “Segno Distintivo” delle produzioni del comparto Moda italiane, “The Extraordinary Italian Style” che caratterizzerà le prossime collettive italiane in un’ottica sempre più di Sistema Italia, affermando “sul campo” un’immagine unica per la promozione del settore all’estero.

Insomma a quanto pare si fa sul serio e non si vuole lasciare spazio all’improvvisazione. Quest’iniziativa dimostra ancora una volta i progressi fatti non solo in termini di organizzazione ma anche di visione nella promozione e soprattutto nella capacità di fare realmente sistema in maniera virtuosa, valorizzando al massimo le risorse a disposizione e accompagnando le nostre aziende nei mercati più promettenti.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Antonio Passarelli, redazione@exportiamo.it 

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