Italia, cresce la fiducia e rallenta il Pil

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18 Novembre 2015
Categoria: Marketing Internazionale

L’Istituto Nielsen ha recentemente pubblicato il suo aggiornamento relativo all’andamento dell’indice di fiducia dei consumatori.

Il periodo compreso fra luglio e settembre 2015 (Q3) ha registrato una crescita nella fiducia dei consumatori europei con ben 21 dei 32 mercati analizzati (66%) che hanno mostrato miglioramenti rispetto al secondo trimestre (Q2).

I risultati più significativi provengono in particolare dalla Germania dove la fiducia è cresciuta di 3 punti ed arriva a toccare quota 100 e dal Regno Unito dove il dato è in crescita per il settimo trimestre consecutivo, raggiungendo così un punteggio complessivo di 103, il più alto per il paese dal 2005, primo anno di rilevazione da parte dell’istituto che studia il comportamento dei consumatori in 47 mercati europei ed in 100 Paesi su scala globale.

Nel “Vecchio Continente” è l’economia britannica ad apparire nel miglior stato di salute come dimostrano alcuni importanti indicatori come il tasso di disoccupazione molto basso (5,3%) e gli stipendi che crescono più velocemente dell’inflazione, incrementando potere d’acquisto e consumi dei lavoratori britannici.

In Germania invece, nonostante la solida situazione economica, cresce la preoccupazione per terrorismo ed immigrazione, tendenza ancor più significativa dal momento che la rilevazione è stata effettuata prima degli attentati che hanno sconvolto Parigi ed il mondo lo scorso 13 Novembre.

Sempre in Europa, in termini assoluti, la fiducia è cresciuta maggiormente in Polonia e Portogallo, in aumento rispettivamente di 10 e 9 punti rispetto al Q2.

Anche in Italia la tendenza è positiva e l’indice ha guadagnato 4 punti attestandosi però ancora su un livello molto basso (57) rispetto ai partner/competitor europei.

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Giovanni Fantasia, responsabile Nielsen per il mercato italiano ha dichiarato che “la fiducia dei consumatori in Italia è tornata al livello del primo trimestre 2015, vale a dire il livello più alto registrato dal 2011” e cresce “sia in termini occupazionali sia in termini di finanze personali” anche se questi dati hanno una struttura disomogenea in quanto “il consumo e la fiducia sono in aumento soprattutto per la famiglie più ricche della parte settentrionale del paese mentre vanno molto meno bene i dati raccolti nella parte meridionale della penisola”.

Nel rilancio dei consumi e della fiducia ha influito - per i lavoratori che guadagnano fra gli 8.000 e i 26.000 euro lordi annui - anche il discusso bonus di 80 euro inserito in busta paga dal governo Renzi ormai oltre un anno fa. I dati di un’ulteriore indagine Nielsen commissionata da Conad, registrano come nelle prime 40 settimane del 2015 le famiglie che ricevono gli 80 euro hanno speso l’1,5% in più rispetto allo stesso periodo del 2014, mentre quelle che non l’hanno ricevuto hanno continuato a tagliare la spesa (-0,3%).

Le notizie che riguardano la crescita economica non fanno sorridere e, secondo le stime preliminari ISTAT, nel Q3 il PIL cresce dello 0,2% dopo lo 0,3% (Q2) ed il piccolo balzo (0,4%) che aveva fatto ben sperare a inizio anno. Il dato rimane sotto le attese degli analisti che si aspettavano una crescita più alta (0,3%). A frenare la crescita è stato soprattutto l’export, fortemente condizionato dalla recessione russa e dal rallentamento dell’economia cinese, mentre hanno retto i consumi e gli investimenti interni.

Ad oggi la crescita acquisita è pari allo 0,6% ed alcuni analisti credono sia molto complicato per il governo raggiungere l’obiettivo dello 0,9% entro fine anno. Le conseguenze del verificarsi di tale evento potrebbero portare a Palazzo Chigi più di qualche grattacapo perché anche una crescita inferiore alle aspettative di appena lo 0,1% eroderebbe 1,5-2 miliardi di spazio sul deficit, cosa che potrebbe creare problemi con Bruxelles.

I segnali sono dunque contrastanti.

E’ vero, la fiducia migliora ma solo il 13% degli italiani vede “buone” o “eccellenti” prospettive di lavoro nei prossimi mesi mentre ben il 76% è pessimista rispetto all’andamento delle proprie finanze personali. Questi dati non possono far sorridere e considerata anche l’imprevedibile e scellerata evoluzione delle azioni terroristiche cui abbiamo assistito sgomenti in questi giorni, il governo non può certo dormire sonni tranquilli perché il debole sentiment positivo creatosi nel paese potrebbe svanire molto rapidamente.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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