Italia, imprese in crisi: un italiano su quattro compra contraffatto

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23 Novembre 2015
Categoria: Marketing Internazionale

In Italia l’acquisto di beni o servizi contraffatti non accenna a ridursi, rispetto al 2014 sono infatti in lievissimo calo (-1,2%) gli italiani che dichiarano di acquistare beni o servizi da soggetti non autorizzati.

Il dato emerge dall’indagine realizzata da Confcommercio e da Format Research sul sentiment dei consumatori e delle imprese nei confronti della contraffazione e dell’abusivismo in concomitanza alla mobilitazione sui social network (#legalitamipiace) partita lo scorso 18 novembre ed in vista del 25 novembre 2015, la Giornata di Mobilitazione Nazionale sulla legalità “Legalità, mi piace” promossa dall’associazione su tutto il territorio nazionale.

Il consumatore tipo di merci non originali è donna (circa nel 60% dei casi), over-35 (quasi nell’80% delle circostanze), vive al Sud (per il 43,5%), ha un livello d’istruzione medio-basso (circa 3 consumatori su 4) ed un reddito modesto.

Ad acquistare “beni e servizi taroccati” sono infatti, nella quasi totalità dei casi (86,1%) le fasce di popolazione con disponibilità economiche limitate come ad esempio casalinghe, pensionati, impiegati ed operai.

Non stupisce dunque che le ragioni dell’acquisto illegale sia prevalentemente di natura economica e oltre il 70% degli interessati afferma che “non si hanno soldi per comprare i prodotti legali” e che, comprando beni/servizi illegali “si fa un buon affare, risparmiando”.

Interessante rilevare poi come non ci sia nessun tipo di condanna a livello sociale per chi decide di “rifornirsi” sul mercato nero, quasi i ¾ dei consumatori valuta il fenomeno normale, se non utile per affrontare al meglio la crisi economica.

Il dato più sorprendente appare invece la crescita in termini di consapevolezza rispetto ai rischi che si corrono in materia di salute (80%) e sicurezza (66,2%), oltre a quella del rischio di sanzioni amministrative (70%).

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Il messaggio che sembra emergere dall’indagine è dunque la constatazione di come oggi una buona fetta della popolazione italiana, non solo infrange la legge sapendo di farlo, ma lo fa in barba ai rischi che ne derivano e sono la “convenienza” e la necessità di risparmiare a incidere maggiormente nel processo di decisione d’acquisto.

Qualche dato però restituisce anche un po’ di conforto e nel 2015 è diminuito l’acquisto di prodotti contraffatti appartenenti alle categorie potenzialmente più pericolose per la salute come prodotti alimentari (-5,4%), cosmetici e profumi (-5,4%) mentre cala in misura minore l’acquisto di farmaci illegali (-1,3%).

Altre categorie di prodotti invece come abbigliamento (+11,3%), calzature (+5,9%) e pelletteria (+2,8%) continuano a crescere in modo significativo.

La conseguenza del mancato arretramento di questo fenomeno è che le imprese italiane si sentano sempre maggiormente minacciate da fenomeni di illegalità legate alla contraffazione dei prodotti, all’acquisizione illegale di prodotti via internet, musica e videogiochi, abusivismo commerciale e/o esercizio illegale di una professione.

Il 62,1% delle nostre imprese dichiara la reale preoccupazione in merito al fenomeno, mentre a livello geografico maggiormente allertate sono quelle del Nord Ovest (67%) e del Sud (64,6%) e il trend è in crescita anche tra quelle del Nord Est (+10,4%) e del Centro (+3,1%).

“Concorrenza sleale” e “Riduzione dei ricavi e del fatturato” sono gli effetti considerati più dannosi dalle imprese, mentre incidono maggiormente nella pericolosità della situazione la “Spesa per i servizi di videosorveglianza” ed il “Mantenimento dei livelli occupazionali attuali”.

Nonostante ciò l’inasprimento delle sanzioni per i contraffattori e per gli stessi consumatori potrebbe non rivelarsi il giusto deterrente per ridurre il fenomeno e appare al contrario utile spiegare agli italiani innanzitutto che comprando merce contraffatta - oltre a mettere a rischio la propria salute e la propria sicurezza - si indebolisce lo stesso tessuto imprenditoriale ovvero il motore dell’economia e del benessere del paese.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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