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15 Marzo 2016
Categoria: Marketing Internazionale

Capita sempre più spesso - mentre navighiamo tramite il nostro account personale di Facebook – di visualizzare dei post che attirano il nostro interesse e che riescono facilmente a guadagnarsi un nostro clic, un nostro “mi piace” o una condivisione.

Forse in molti non ne sono consapevoli ma di frequente questi post sono “sponsorizzati”, vale a dire rientrano nella strategia aziendale di chi li diffonde online – usufruendo dei servizi a pagamento offerti dal social network più famoso del globo - sulla base di due variabili:

• la dimensione dell’audience che si vuole raggiungere;
• la durata (in termini di giorni) dell’inserzione pubblicitaria.

Oggi Facebook è diventato il secondo attore della pubblicità digitale personalizzata dopo Google e a dimostrarlo ci sono, nel 2015 che si è appena concluso, numeri scintillanti con profitti per 1,56 miliardi di dollari, oltre il doppio del dato relativo al 2014, quando l’azienda californiana si era “fermata” a 701 milioni di dollari.

A spingere in alto i guadagni è stato proprio l’incremento pazzesco della pubblicità (+57% negli ultimi dodici mesi) con Nord America ed Europa capaci di raccogliere la stragrande maggioranza dei profitti a livello globale.

Lo spazio per un miglioramento è ancora amplissimo - soprattutto in Asia ed Africa - e andando oltre la filantropia, il progetto Internet.org lanciato dal fondatore del Social Network, Mark Zuckerberg per portare la “rete” nei Paesi meno sviluppati, rappresenta solo un tassello di una vera e propria strategia di business.

Secondo gli addetti ai lavori la crescita esponenziale degli introiti pubblicitari nel 2015 è dovuta all’introduzione dell’opportunità di pubblicare spot anche su Instagram usando strumenti come Power Editor o Ads API di Facebook ma - quello che rimane certo - è che in questo ambito ad essere in forte aumento sono gli investimenti delle PMI.

La domanda spontanea a questo punto è: questi investimenti hanno un ritorno in termini economici per le aziende che li sostengono? E se sì, quanto sono incisivi?

A tentare di costruire un quadro chiaro del business che gira intorno alla pubblicità veicolata attraverso FB è il report “Facebook’s economic global impact” realizzato da Deloitte dal quale emerge come l’azienda nata ad Harvard ha prodotto nel 2014 un impatto economico totale pari a 227 miliardi di dollari, contribuendo a creare circa 4,5 milioni di posto di lavoro.

Gli effetti economici prodotti dalla multinazionale a stelle e strisce sono essenzialmente tre: “Marketing effect”, “Platform effect” “Connectivity effect”.

Per quanto riguarda il cosiddetto “Marketing effect”, ovvero l’effetto derivante dall’utilizzo di strumenti di marketing da parte delle imprese che si pone come obiettivo ultimo l’acquisizione di nuovi clienti e l’incremento in termini di brand awareness, i numeri sono importantissimi: 148 miliardi di dollari di impatto economico e 2,3 milioni di posti di lavoro creati.

Cifre davvero sbalorditive anche se alcuni esperti del settore si sono spinti a sostenere che le potenzialità insite in questo “servizio di rete sociale” - unico nel suo genere e capace di collegare 1,4 miliardi di persone sparse su tutta la superficie terrestre - siano decisamente superiori rispetto alle performance economiche registrate fino ad oggi.

Se si commentano i dati, scomposti Paese per Paese, contenuti nel report di Deloitte si nota come gli Stati Uniti, da soli, contino per oltre il 50% sul totale del “Marketing effect” sia a livello di impatto economico (81 miliardi di dollari) che per quanto riguarda i posti di lavoro creati (870.000) seguiti, ma molto da lontano, da Brasile (8,14 miliardi di dollari e 189.000 posti di lavoro) e Regno Unito (6,6 miliardi di dollari e 89.000 posti di lavoro).

E l’Italia? Il Belpaese non se la passa affatto male considerando che le imprese italiane hanno potuto beneficiare nel 2014 di un ritorno economico pari a 3 miliardi di dollari e circa 36.000 posti di lavoro creati.

Altrettanto interessante è l’analisi condotta da Deloitte in merito agli altri due effetti economici cui si è già accennato.

Il “Platform effect” misura l’opportunità di monetizzazione fornita da FB agli sviluppatori di apps attraverso l’accesso a “Facebook for developers” piattaforma di sviluppo dedicata alle apps (nata nel 2007) che consente ai programmatori di inserire ed integrare le loro creazioni sul social network.

In questo modo è più semplice ricevere feedback continui e diretti dagli utenti, migliorare le apps ed aumentare le vendite. Il ritorno economico è evidente anche in questo caso: 29 miliardi di dollari e 650.000 posti di lavoro creati a livello globale (in Italia 700 milioni di dollari e 10.000 posti di lavoro).

Infine il “Connectivity effect” misura la spinta che il costante e diffuso utilizzo di Facebook fornisce all’acquisto di nuovi dispositivi e/o tipologie di abbonamenti sempre più innovativi. Per avere un’idea è sufficiente dire che si è calcolato che gli americani, ad esempio, trascorrono sul social network circa il 20% del tempo totale in cui usano attivamente dispositivi mobili.

Dunque i consumatori sono sempre maggiormente disposti ad investire per acquistare connessioni più veloci e pacchetti di dati più ampi e l’effetto che ne è scaturito ha avuto generato un valore pari a 50 miliardi di dollari nel 2014 contribuendo a creare 1,6 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo (2,1 miliardi di dollari e 24.000 posti di lavoro solo in Italia).

É impossibile negare che oggi FB sia diventato a tutti gli effetti uno strumento di business al servizio delle imprese.

Nel nostro Paese, il bacino d’utenza quotidiano è stato calcolato in 20 milioni di persone e tra questi ben 17 milioni connessi normalmente attraverso dispositivi mobili.

Già oggi in tutto il mondo ci sono 30 milioni di imprese che - data la trasversalità e la semplicità di utilizzo e controllo dello strumento - utilizzano il principale social network per crescere sia sul mercato interno sia sui mercati internazionali.

É ormai un dato di fatto che un numero crescente di aziende faccia ricorso a video promozionali come strumenti di marketing creativo al fine di coinvolgere in maniera sempre meno convenzionale il proprio target di riferimento. Attualmente quasi un miliardo di PMI in tutto il globo, caricano almeno un video al mese sulla propria pagina FB.

In Italia si contano già oltre 740 milioni di connessioni fra persone e aziende (25 miliardi globalmente), mentre quasi il 70% delle persone su Facebook è connesso alla pagina di almeno una PMI nel proprio Paese.

Molti imprenditori, almeno all’inizio, preferiscono avvalersi di un approccio “fai da te” a tratti naif a questo tipo di strumenti ma - come accade nella maggior parte dei casi - solo con l’aiuto ed il supporto di un esperto del settore si può far decollare la visibilità aziendale e di conseguenza il ritorno economico per l’impresa.

Il punto di partenza però deve essere la consapevolezza che le potenzialità offerte da FB, per chi vuole espandere i propri orizzonti di business, sono davvero incredibili.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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