Made in Italy, si brinda all'accordo con Alibaba

Made in Italy, si brinda all'accordo con Alibaba
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13 Settembre 2016
Categoria: Marketing Internazionale
Paese:  Cina

L’Italia investe nella promozione del Made in Italy. Il vino italiano, riconosciuto a livello mondiale come eccellenza si appresta ad entrare sul mercato cinese attraverso Alibaba, piattaforma e-commerce e colosso nel settore.

Secondo quanto riportato dal South China Morning, quotidiano di Hong Kong, il 4 settembre il Premier Matteo Renzi in visita in Cina ha incontrato il Presidente cinese Xi Jinping, il Premier Li Keqiang e il Patron dell’azienda, Jack Ma, per la sigla dell’accordo, inserendo a riguardo però delle ratifiche all’intesa, volte a promuovere e tutelare il marchio del Made in Italy all’estero dal mercato dei prodotti contraffatti.

L’Italia diventa così l’unico Paese al mondo a vedere garantita ai prodotti Dop e Igp la stessa tutela contro il falso che hanno i brand commerciali sulla piattaforma e-commerce. I rappresentanti del Ministero delle politiche agricole spiegano come l’azione di contrasto e di tutela del Made in Italy fosse già iniziata l’anno scorso quando, ad esempio, fu individuata e in seguito bloccata la vendita di oltre 99 mila tonnellate di parmigiano falso (dato dieci volte maggiore alla produzione reale).

L’accordo sfrutta formule innovative per garantire ai marchi geografici un livello molto alto di protezione. Si prevede infatti l’intensa azione da parte del Ministero delle Politiche agricole che ha il compito di individuare i “falsi”, istituendo una squadra speciale dell’Ispettorato repressione frodi, impegnata quotidianamente nell’individuazione dei falsi in circolazione. La squadra speciale segnalarà la presenza dei prodotti contraffatti alla piattaforma cinese la quale provvederà poi a rimuovere le inserzioni ed informare i venditori dell’usurpazione dell’indicazione geografica italiana.

È un risultato eccezionale a cui da tempo l’Organizzazione Mondiale per il Commercio mirava, estendendo la tutela dalla piattaforma B2B, accessibile solo alle aziende, a quella B2C, dando maggiori garanzie quindi al consumatore.
Si inizia con la promozione del vino italiano, che debutterà nella piattaforma a settembre, traguardo già presentato in anteprima durante il Vinitaly della scorsa edizione, che ha permesso la promozione di oltre 500 aziende vitivinicole italiane e si conclude con la visita del Premier Matteo Renzi presso il quartier generale di Alibaba. Per l’evento, verrà portata avanti inoltre un’intensa campagna di comunicazione, realizzata in collaborazione con il Ministero delle Politiche Agricole, dello Sviluppo Economico e l’Istituto di Commercio Estero, destinato a sensibilizzare i venditori e i consumatori sull’importanza della tutela del marchio che indica l’indicazione geografica.

Gli accordi con Alibaba, come ha spiegato il Ministro per le Politiche Agricole, Maurizio Martina, rientrano nel più ampio progetto strategico di internazionalizzazione e inseriscono la Cina tra i Paesi target per gli investimenti italiani, soprattutto per quel che concerne il settore enogastronomico. Basti pensare che, nei primi cinque mesi del 2016, l’importazione di vino in Cina è cresciuta del 42% per un valore complessivo pari a un miliardo di euro.

Avvicinare grandi aziende italiane ad Alibaba significa affacciarsi su un mercato di circa 600 milioni di persone, attraverso un canale di distribuzione molto forte a livello globale, con tutti i vantaggi fiscali che derivano dall’avere una “vetrina” on line riducendo i costi di luoghi fisici che gravano solitamente sulle aziende. Inoltre in questo modo si ottengono due risultati positivi: oltre ad attrarre una quota crescente di capitali cinesi si intensificano le relazioni bilaterali Italia-Cina.

La crescita del vino Made in Italy a Pechino e dintorni dunque passa anche per Alibaba e i primi risultati appaiono incoraggianti perché, dal primo incontro fra il premier Matteo Renzi ed il patron dell’azienda Jack Ma ad oggi, le aziende vitivinicole italiane presenti sulla piattaforma sono già passate da 2 a 50.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Carlotta Loi, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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