Gli Stati Uniti si preparano alla grande riforma fiscale di Trump

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05 Ottobre 2017
Categoria: Fiscalità Internazionale
Paese:  USA

“Ora è il tempo che tutti i membri del Congresso – Democratici, Repubblicani e Indipendenti – supportino la riforma fiscale americana. È il tempo di assicurare delle condizioni eque ai nostri lavoratori, di far tornare a casa le aziende americane, di attrarre nuovi capitali verso la nostra nazione e di far arrivare più soldi nelle tasche di chi lavora”.

Con queste parole Donald Trump apre l’opuscolo di 9 pagine dal titolo “Unified framework for fixing our broken tax code” pubblicato per spiegare gli obiettivi della riforma fiscale americana.

“Più lavoro, tasse più eque, stipendi più alti” sono le parole chiave scelte dal tycoon per dare il via ad uno dei punti cardine del suo programma elettorale: da questo, probabilmente, dipenderà il destino politico della nuova amministrazione Repubblicana.

Nel documento viene fatto riferimento ad una serie di obiettivi che hanno come minimo comun denominatore la crescita economica, il supporto alle famiglie appartenenti alla classe media, la difesa dei lavoratori e la protezione dei posti di lavoro. Questi includono:

- sgravi fiscali per le famiglie;

- semplificazione nella dichiarazione delle tasse per la maggioranza dei cittadini americani;

- sgravi fiscali per le aziende, specialmente per le PMI;

- divieto per le società statunitensi di spostare i propri profitti nei paradisi fiscali;

- ampliamento della base imponibile e maggiore equità per tutti gli americani.

Il principale obiettivo dichiarato della Casa Bianca è quello di migliorare il dato sulla crescita del PIL (attualmente attorno al 2%) fino al 3-4% sfruttando la curva di Laffer secondo cui un deciso taglio delle imposte stimolerebbe la crescita dei consumi e degli investimenti che porterebbero ad un aumento delle attività economiche e quindi delle entrate fiscali.

Una politica che ricorda quella adottata negli anni ’80 da Ronald Reagan che portò ad una crescita del PIL fino al 4%, ma terminò negativamente a causa di un fortissimo aumento del debito pubblico per le minori entrate provenienti dal gettito fiscale.

Le misure previste

Tante le novità annunciate da Trump nella nuova riforma fiscale sia per le famiglie che per le imprese americane.

Innanzitutto cambieranno gli scaglioni di imposta sui redditi individuali che passeranno da sette a tre (35%, 25% e 12%) con una diminuzione percentuale per la fascia più alta del 4,6% e un aumento del 2% per quella più bassa.

Probabile l’introduzione di una quarta soglia, definita “top rate” comunque inferiore al livello attuale del 39,6%. Secondo i repubblicani grazie a questo sistema una famiglia che guadagna 100.000$ annui risparmierebbe circa 1.000$, mentre non vi sarà nessun prelievo fiscale per i nuclei familiari con redditi fino a 24.000$ e i single con entrate fino a 12.000$.

Ma altre novità riguarderanno le aziende: in particolare verrà notevolmente abbassata la Corporate Tax (attualmente al 35%) fino al 20% e dunque sotto la media attuale dei Paesi industrializzati (22,5%).

L’obiettivo è quello di attirare nuovi capitali grazie ad un ambiente “business friendly” ed il recupero di migliaia di miliardi di dollari attualmente all’estero per i quali è prevista una tassa unica per favorirne il rimpatrio.

Per quel che concerne le società Pass-through, dove il proprietario paga le tasse attraverso la propria dichiarazione dei redditi personale, l’aliquota sarà fissata al 25%.

Maggiori incentivi anche per le aziende americane che investono in ricerca e sviluppo. Inoltre nella parte finale del documento si apre ufficialmente la lotta contro le società che spostano i propri profitti nei paradisi fiscali, anche se non vengono forniti ulteriori dettagli.

Alcuni analisti hanno avanzato l’ipotesi di una “minimum tax” applicabile sui redditi delle filiali estere delle multinazionali che non dovrà essere versata nel caso in cui le imposte pagate all’estero superino quanto previsto dalla tassa stessa.

Trump dunque dichiara ufficialmente la lotta ai paradisi fiscali come Bermuda e Isole Cayman, ma in Europa trema anche l’Irlanda: le multinazionali sono pronte a fare muro contro il tycoon e le conseguenze appaiono al momento imprevedibili.

Resta comunque l’incognita relativa ai costi del nuovo piano di riforma fiscale che secondo alcune stime si attesterebbe sui 5.000 miliardi di dollari contro i 1.500 preventivati dai Repubblicani.

Il documento pubblicato nei giorni scorsi ha definito soltanto una struttura di base, senza dare indicazioni precise in termini numerici su molte delle misure previste nella nuova riforma fiscale. Nei prossimi mesi si attendono novità e dettagli importanti, con il governo Trump chiamato ufficialmente a dare dei segnali concreti al proprio elettorato.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Anthony Pascarella, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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