Dall'Apocalisse annunciata alla rinascita: l’evoluzione del retail americano

Dall'Apocalisse annunciata alla rinascita: l’evoluzione del retail americano
Pubblicità
  • Esportare negli USA
  • Incoterms 2020 Download

22 Febbraio 2018
Categoria: Marketing Internazionale
Paese:  USA

Il settore del retail negli USA (e più in generale nel mondo) attraversa una fase di profondo cambiamento ed innovazione che è bene studiare e comprendere anche al fine di rimanere al passo con le mutate esigenze degli shopper.

Lunedì 26 febbraio dalle ore 10:30 si terrà a Milano il convegno “Scenari di mercato e strumenti per vendere” organizzato dall’associazione nazionale distributori, produttori e rivenditori di prodotti per la tavola, la cucina, il regalo e la decorazione della casa.

Alle ore 11:30 interverrà il Dott. Alessio Gambino, Founder di Exportiamo, con un focus sugli Stati Uniti ed in particolare sui trend del retail tradizionale americano.

La crescita esponenziale dell’e-commerce ed un consumatore sempre più informato (grazie agli innumerevoli strumenti digitali che ha a disposizione) stanno mettendo a dura prova il mondo del retail a livello globale che si trova a dover riflettere su un aspetto un po’ trascurato nei decenni passati, la customer experience.

Per ulteriori informazioni sull’evento cliccare qui.

Trend e rivoluzione del retail

Secondo il report della società IHL Group dal titolo emblematico “Debunking the Retail Apocalypse” il retail tradizionale negli Stati Uniti non è estinto, anzi si sta evolvendo molto velocemente negli ultimi anni.

Secondo Greg Buzek, fondatore di IHL, questo mondo “sta vivendo un periodo di grande cambiamento. Infatti l’epoca del costruisci e la gente entrerà è finita: oggi i grandi retailer si stanno concentrando sulla customer experience, investono in training del personale, attuano una strategia multicanale integrata”. Ecco alcuni punti salienti del report:

• Nel 2017, per le catene americane con più di 50 negozi, le nuove aperture hanno raggiunto quota 14.239 a fronte di 10.123 chiusure (+4.116 unità). Questo dato include sia i punti vendita tradizionali (+1.344) che ristoranti e fast food (+2.772);
• Crescono ancora di più i piccoli retailer (con meno di 50PV) che nel 2017 hanno chiuso con un saldo positivo di circa 6.000 unità grazie a ben 10.000 aperture;
• Il 42% dei retailer dichiara di aver avuto un aumento delle vendite, il 43% non riporta cambiamenti importanti ed il 15% ha chiuso in perdita;
• Tra i segmenti più in crescita citiamo i discount e i “dollar store” (+1.905), i convenience store (+1.700) e gli alimentari (+674);
• I negozi di abbigliamento stanno vivendo un forte periodo di crisi con la perdita di ben 3.137 punti vendita nel 2017 (1/3 circa delle attività chiuse);
• Tra i brand che hanno chiuso più negozi negli Stati Uniti citiamo Walgreens (600), Ascena Retail Group (500), Rue21 (396), Teavana (379), Gap (200), Toys R Us (200).

Dunque il futuro dello shopping tradizionale è chiamato ad un’inversione di tendenza, soprattutto in settori più deboli come l’abbigliamento che sta subendo la forte concorrenza del canale online: la parola d’ordine è integrazione.

Non a caso Zara ha aperto recentemente a Londra un pop-up store di 200mq che ospita una piccola ma curata collezione attuale per uomo e donna. Non vi sono camerini, né casse per pagare: i clienti possono toccare gli abiti e vederli da vicino, ma l’acquisto viene fatto esclusivamente online con la scelta tra spedizione a casa e pick-up in store. Inoltre gli specchi diventano interattivi e riescono a riconoscere i capi proponendo il catalogo con le taglie da scegliere ed eventuali accessori per completare il look.

Un’altra grande novità che arriva dal colosso della moda spagnolo è il click and collect, ovvero una sezione dedicata all’interno di ogni punto vendita per il ritiro in tempi record degli ordini online.

Le novità non mancano nemmeno in altri settori come il food: Amazon, dopo la recente acquisizione di Wholefoods, vuole letteralmente rivoluzionare il modo di fare la spesa degli americani come dimostra l’apertura del primo Amazon Go a Seattle.

Anche in questo caso non esistono casse, ma semplicemente uno scanner che rileva all’ingresso i dati del proprio account Amazon via cellulare: una volta entrati non resta che prendere i prodotti dagli scaffali ed uscire senza dover fare la fila per pagare.

Questo è possibile grazie a particolari sensori che, seguendo i movimenti degli shopper, rilevano automaticamente la posizione del prodotto, se è stato messo nel carello o riposto nuovamente sullo scaffale. Tra i prodotti di punta degli Amazon Go vi sono i ready-to-eat fatti al momento nelle cucine da un personale dedicato ed il Meal Kits che permette di preparare una cena per due a casa in circa 30 minuti.

Una volta completata la spesa non c’è il checkout, ma il saldo viene automaticamente addebitato sul proprio account Amazon.

Insomma quella che si prospetta è una vera e propria rivoluzione nel mondo del retail americano (e non solo) che coinvolgerà inevitabilmente tutti i settori: da un lato un consumatore sempre più esigente e veloce, dall’altro i retailer che grazie a queste nuove tecnologie oltre a migliorare l’esperienza d’acquisto hanno la possibilità di accedere ad una mole infinita di dati per analizzare il comportamento e le abitudini dei propri clienti.

Dunque il retail tradizionale non è affatto finito ma deve evolversi verso strategie omnicanale: secondo Statista le vendite retail negli Stati Uniti raggiungeranno entro il 2020 circa 5,48 trilioni di dollari grazie ad una crescita del 9,8% nel prossimo triennio.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Anthony Pascarella, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità
  • Servizi Digital Export
  • FDA
  • Esportare negli USA
  • Exportiamo Academy
  • Esportare in Canada
  • Sito Web
  • Vuoi esportare in sudafrica?
  • Vuoi esportare in russia, Turchia e nei paesi CSI?
  • Esportare in Brasile