Smart cities: cosa manca alle città italiane per essere davvero intelligenti?

Smart cities: cosa manca alle città italiane per essere davvero intelligenti?
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20 Marzo 2018
Categoria: Marketing Internazionale

È stato pubblicato il nuovo Smart City Index per il 2017, la graduatoria delle città più intelligenti del mondo realizzata da EasyPark - prodotto realizzato dal gruppo guidato da Johan Birgersson: la situazione per la penisola non è incoraggiante.

Le città italiane non sono tra le prime dieci, né tra le prime venti, né tra le prime trenta. Addirittura, per trovare Milano – la prima italiana in graduatoria – occorre scendere fino al sessantesimo posto. Seguono Torino al 69°, Roma al 71° e Napoli all’83°.

Le città più smart, invece, giocano in casa come dimostra l’elaborazione dello svedese EasyPark, che ha raccolto i dati forniti dalle Nazioni Unite e dalla Commissione europea riguardanti oltre 500 città nel mondo. L’indice che prende in considerazione 19 parametri fra cui mobilità, sostenibilità ambientale, innovazione e digitalizzazione certifica le città del nord Europa quelle ad aver fatto i compiti a casa.

Copenhagen è la città più smart del mondo, seguita da Singapore e Stoccolma. Tra le prime 10 metropoli ci sono anche Zurigo, Boston, Tokyo, San Francisco, Amsterdam, Ginevra e Melbourne. L’Italia vanta quattro città tra le 100 più intelligenti del mondo, facendo meglio di Francia e Regno Unito, entrambi i paesi con tre “centri intelligenti”. Ultima in classifica è Dublino.

Un focus sull’Italia, come mostrano i risultati di ICity Rate di FPA, informa che Milano, per il quarto anno consecutivo, è la più smart delle città della penisola, staccando le altre per crescita economica, interventi su mobilità, sostenibilità e trasformazione digitale.

Sono fiero che Milano sia tra le città pioniere del progetto smart city – ha commentato il sindaco della città Giuseppe Sala -. Il pragmatismo e il senso di responsabilità con cui Milano affronta le sfide del mondo contemporaneo permettono alla nostra città di essere terreno fertile per la promozione, la sperimentazione e la diffusione dei più innovativi sistemi di mobilità sostenibile”.

Al secondo posto c’è Bologna che risulta prima nell’energia e nella governance; Firenze torna sul podio per gli interventi su turismo sostenibile, energia e digitalizzazione. Buona la performance del car sharing, rispetto al quale Torino è 19esima, Milano 20esima e Roma 22esima; deludente è il risultato di Napoli, che arretra alla 90esima posizione.

Quali sono i principali freni allo sviluppo della smart city incontrati dalle città italiane?

Secondo il rapporto sulla smart city dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano i limiti che fanno dell’Italia un paese poco coraggioso negli investimenti sulle smart city sono legati a risorse insufficienti (lamentate dal 71% dei comuni), alla mancanza di competenze (61%) e all’inesistenza di una strategia nazionale condivisa. Dal 2015 al 2017 i progetti portati a termine riguardano l’illuminazione intelligente (54% dei comuni), raccolta dei rifiuti (42%), servizi per il turismo (41%) e sicurezza (39%).

Decisivo è il ruolo svolto dai comuni nell’identificazione di una strategia di promozione dei progetti sulle smart city: alla Pubblica Amministrazione centrale chiedono più fondi, più formazione e più linee guida nella definizione di best practice, priorità e impregni. Ma non è solo la pubblica amministrazione a dover entrare in campo, anzi in questo gioco grande spazio deve essere lasciato alla collaborazione tra il settore pubblico e quello privato, anche se in Italia non ne sono presenti molti esempi.

La ricerca dell’Osservatorio del Politecnico di Milano ha evidenziato che nel 61% dei comuni presi in esame non è attiva nessuna iniziativa privata di città intelligente, mentre nel 27% questa è attiva ma non sostenuta dal pubblico intervento. Pare che questi soggetti si muovano solo se parallelamente, tranne nel 12% dei casi – risultato decisamente scoraggiante.

Vediamo come si posiziona l’Italia nei seguenti settori:

Edifici a basso impatto e sistemi energetici rinnovabili
La penisola è al terzo posto su 100, ma ancora troppi rifiuti vengono spediti in discarica: la loro gestione fa scivolare le quattro italiane tra le posizioni 48 e 51.
Digitalizzazione
È sempre Milano la migliore delle italiane per velocità della connessione collocandosi al 67esimo posto grazie alla rete di wi-fi gratuito che penalizza Napoli (90esima). Bene invece le evoluzioni della comunicazione per l’IoT che riducono i costi e la complessità nell’implementazione di nuovi servizi digitali per i cittadini. Le prime sperimentazioni della rete 5G coinvolgono molte città come Bari, L’Aquila, Matera, Milano e Prato.
Trasporto pubblico
Milano, Torino e Napoli sono tra le posizioni 87 e 89, mentre Roma è alla 95esima.

La blockchain può aiutare lo sviluppo di una smart city?

Quello di blockchain è un concetto complesso: si tratta di un registro aperto, condiviso, decentralizzato e criptato, aperto a tutti i partecipanti – che possono visualizzarne il contenuto in ogni momento - e in grado di garantire l’incorruttibilità delle informazioni che contiene. La tecnologia blockchain consente di creare database sicuri e pubblici, cogestiti dagli utenti, in modo da garantire la correttezza delle transazioni senza che nessuno possa manipolarle, poiché nessuno è possessore esclusivo di quei dati.

Il progetto DECODE dell’Unione Europea

L’Unione europea nel 2017 ha lanciato il progetto di sperimentazione urbana DECODE (Decentralised Citizen Owned Data Ecosystem) che alla fine di quest’anno prevede l’avvio dei primi test nelle città di Barcellona e di Amsterdam. Ai cittadini sarà assegnata una particolare app con la quale potranno condividere sia con l’amministrazione pubblica e sia con delle compagnie private i loro dati personali. Nelle città sempre più intelligenti, la tecnologia blockchain viene in soccorso degli utenti che per decenni hanno ceduto un quantitativo smisurato di informazioni sensibili senza rendersene conto: ad esempio la condivisione del proprio indirizzo email per ricevere prodotti, servizi e opportunità a prezzi più bassi. Le informazioni personali condivise dai cittadini saranno archiviate nel database e sarà sempre il cittadino a decidere a chi indirizzarle.

I punti di partenza ci sono tutti, la penisola sta già dando una spinta notevole allo sviluppo di città intelligenti attente ai bisogni ambientali e a quelli dei cittadini. Ciò che sarà veramente importante per il futuro sarà cambiare mentalità e fare tanto gioco di squadra.

Fonte: a cura di Exportiamo, Claudia Cavaliere, redazione@exportiamo.it

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