Fmi: la crescita mondiale ed europea tira il freno

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16 Ottobre 2018
Categoria: Marketing Internazionale

Aumento dell’incertezza e del rischio globale dovute principalmente all’incremento delle tensioni commerciali: per questo il Fmi ha rivisto al ribasso la crescita mondiale di 0,2 punti percentuali sia per il 2018 che per il 2019 rispetto alle stime di luglio. Il rallentamento non risparmia il Vecchio Continente che crescerà del 2% nel 2018 (-0,2%) e dell’1,9% (=) nel 2019. Scopriamo insieme l’andamento delle quattro più grandi economie europee più una sorpresa.

Nel 2018 la crescita mondiale si fermerà al +3,7%, la stessa identica cifra registrata lo scorso anno: questo è ciò che emerge dal World Economic Outlook di ottobre 2018. Analizziamo brevemente i dati forniti dal Fmi relativi a Germania, Francia, Spagna, Italia e Portogallo analizzando quali potrebbero essere i futuri sviluppi della crescita di questi Paesi anche in base alle manovre economiche attualmente in fase preparatoria.

Germania

L’Fmi ha operato una revisione della crescita di Berlino particolarmente significativa se si considera che essa è stata abbassata al +1,9% sia per il 2018 che per il 2019, con una perdita rispettivamente di 0,3 e 0,1 punti percentuali rispetto alla precedente misurazione. Tale crescita è inoltre sensibilmente più contenuta rispetto a quelle registrata nel 2017, attestatasi su un più rotondo +2,5%.

Anche il governo tedesco ha confermato tale sforbiciata diffondendo addirittura dati più pessimistici del Fmi che vedono una crescita della Germania per il prossimo biennio ferma al +1,8%. La frenata, secondo l’esecutivo di grande coalizione, sarebbe da imputare ad un mix di fattori esogeni (guerre commerciali, crisi di mercati come Turchia, Argentina, Brasile e Sudafrica) ed endogeni (calo di consumi domestici, export e produzione industriale, probabilmente dovuti alle difficoltà avute nel processo di formazione dell’esecutivo).

Francia

La contrazione della crescita non ha risparmiato Parigi che invece dovrebbe perdere 0,2 punti percentuali nel 2018 e 0,1 nel 2019, registrando una crescita pari al +1,6% in entrambi gli anni considerati. Anche in questo caso la riduzione rispetto al 2017 è notevole, se si pensa che lo scorso anno i cugini d’oltralpe erano riusciti a crescere del +2,3%.

Per cercare d’invertire questo trend il presidente Macron, la cui popolarità in patria è in consistente calo, ha deciso di lanciare un importante taglio delle tasse stimato in 19 miliardi a favore delle imprese e 6 miliardi a favore delle famiglie, che dovrebbe far salire il rapporto deficit Pil al 2,8%.

Spagna

I dati sono decisamente meno negativi per Madrid, a cui il Fmi ha abbassato la crescita “solamente” per il 2019 e di appena 0,1 punti percentuali. In generale inoltre la Spagna crescerà ad un ritmo decisamente superiore rispetto alle altre tre principali economie europee sia quest’anno (+2,7%) che nel 2019 (+2,2%).

Certo gli spagnoli non riusciranno ad eguagliare l’ottimo +3% realizzato nel 2017 ma dovrebbero riuscire a mettere in campo una manovra economica che potrebbe avere effetti espansivi fornendo un aiuto sostanziale a pensionati (aumento ed indicizzazione delle pensioni minime), fasce meno abbienti (congelamento affitti nei quartieri popolari), lavoratori poco retribuiti (incremento del salario minimo) e famiglie (raddoppio degli assegni familiari più asili nidi e scuole materne gratuite).

Portogallo

Lisbona, pur non rientrando neanche nella top ten delle principali economie europee, merita una menzione. E non solo per una crescita al +2,3% nel 2018 e al +1,8% nel 2019. I lusitani infatti esultano soprattutto per la recentissima decisione di Moody’s (era l’ultima delle 3 grandi agenzie a mantenere una valutazione dei titoli stato portoghesi al livello spazzatura) di alzare il rating del debito portoghese in quanto “l’elevato debito pubblico del Portogallo è stato ridotto, seppure in modo graduale, spostandosi verso un trend di sostenibilità. E ci sono rischi limitati che questa tendenza possa invertirsi: l’allargamento e la diversificazione dei driver della crescita portoghese e una posizione verso l’estero strutturalmente migliorata hanno rafforzato la capacità di ripresa economica”.

Insomma il Portogallo ha fatto i compiti a casa ed ora si presenta dinanzi agli investitori internazionali con un look rinnovato ed un appeal di tutto rispetto.

Italia

Secondo il Fmi la situazione di Roma, al contrario di Berlino, Parigi e Madrid, non si è deteriorata da luglio ad oggi dal momento che le previsioni di crescita rimangono confermate a +1,2% nel 2018 e al +1% nel 2019. C’è da dire però che il dato italiano era già sensibilmente inferiore a quello dei suoi principali competitor europei e a quello realizzato lo scorso anno (+1,5%).

Inoltre la manovra di bilancio in discussione sta producendo allarme sui mercati e preoccupazione fra le istituzioni internazionali. Il Fmi ha infatti intimato al Belpaese di non riformare né la Legge Fornero né il Jobs Act sostenendo che “in Italia le passate riforme pensionistiche e del mercato del lavoro dovrebbero essere preservate e ulteriori misure andrebbero perseguite, quali una decentralizzazione della contrattazione salariale per allineare i salari con la produttività del lavoro a livello aziendale”.

Ai mercati la manovra italiana non piace e da quando è stata annunciata lo spread fra Btp e Bund è salito da 220 punti fino a toccare picchi di oltre 300. Il problema principale quindi non è la bassa crescita prevista per il prossimo biennio ma riuscire a mantenere la fiducia dei mercati al fine di non rendere il Paese eccessivamente vulnerabile, rischiando di precipitare in una tempesta finanziaria dagli esiti sinistramente incerti.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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