Commercio internazionale: è leva di sviluppo se abbatte le barriere

Commercio internazionale: è leva di sviluppo se abbatte le barriere
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30 Ottobre 2018
Categoria: Marketing internazionale

Sono più di 30 milioni i posti di lavoro in Europa che dipendono dall’export. Ecco perché riteniamo che il commercio internazionale sia una delle più efficaci leve di sviluppo e crescita economica” ha sostenuto Claudio Rotti, presidente di Aice (Associazione Italiana Commercio Estero) in occasione dell’assemblea pubblica dell’Associazione svoltasi il 29 ottobre in Confcommercio Milano con il tema “Tra protezionismo e globalizzazione: il commercio internazionale è ancora leva di sviluppo?”.

Il suo è stato un messaggio chiaro di valorizzazione del ruolo centrale dell’Europa nella definizione degli equilibri commerciali mondiali. Ed in particolare la città di Milano si è rivelata un caso di grande successo in termini di accresciuta visibilità internazionale. La promozione del brand Milano tramite l’attrazione di investimenti esteri, turisti, studenti stranieri, ma anche la promozione all’estero delle eccellenze imprenditoriali della città “può e deve essere – ha sottolineato Rotti – un volano di sviluppo e di creazione di ricchezza non solo per il territorio, ma per l’intero Paese”.

Certamente il commercio internazionale non sta navigando attualmente in buone acque: il concetto di libero scambio di merci e servizi quale principio guida nelle politiche commerciali – rileva Aice – è spesso disatteso. Nonostante ciò l’interscambio dell’Italia con il resto del mondo ha sfiorato (dato 2017) gli 850 miliardi di euro con un saldo positivo di circa 47 miliardi e l’export italiano è cresciuto del 7,5% rispetto al precedente anno.

Il 2018 verrà ricordato inoltre anche per l’inizio della “Guerra dei dazi” e molte sono le incognite politico-economiche, dalla Brexit alle elezioni europee, che possono influenzare l’andamento degli scambi commerciali. Proprio per reagire alle minacce di questo contesto così turbolento, è però essenziale non cedere al protezionismo, ma continuare a lavorare affinché vengano ridotte le barriere di accesso al mercato attraverso la conclusione di accordi di libero scambio.

Il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) siglato col Canada un anno fa”, ha ricordato il presidente di Aice “ha già portato ad un incremento dell’export italiano del 7% con punte del 35% per alcuni prodotti alimentari. L’accordo di libero scambio con la Corea del Sud, entrato in vigore nel 2011, ha fatto aumentare l’export europeo del 55% in tre anni, portando l’Europa in surplus commerciale da una situazione di deficit. L’accordo con il Giappone, che speriamo possa entrare in vigore nella prima metà del 2019, procurerà un risparmio annuale di 1 miliardo di euro per le imprese europee esportatrici grazie alla drastica riduzione dei dazi doganali”.

Solo partendo da queste premesse di mutua collaborazione il commercio internazionale potrà continuare ad essere ancora leva di sviluppo.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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