Rentopolis: la startup per mettere a reddito un immobile senza pensieri

Rentopolis: la startup per mettere a reddito un immobile senza pensieri
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13 Febbraio 2019
Categoria: Un'Italia da Export

Con Stefano Bettanin, Ceo e founder di Rentopolis, abbiamo parlato della startup italiana attiva nella gestione di locazioni turistiche, selezionata da Google tra le 15 più promettenti al mondo nel settore Travel.

Il turismo 4.0 è in forte ascesa ed il suo driver è proprio il mercato degli affitti brevi. Campo in cui svetta, su tutti, Airbnb: solo in Italia fornisce 200mila annunci privati di immobili ogni anno. Sono sempre più i proprietari di immobili grandi e piccoli che decidono di mettere a reddito l’attività, sfruttando l’onda degli affitti brevi a finalità turistiche o di viaggi business. Il mercato degli affitti brevi è in ebollizione, basti pensare a come la stessa Airbnb sia entrata direttamente come big players acquisendo startup attive in Francia e Canada.

E’ in questo mercato che s’inserisce Rentopolis, offrendo a proprietari e property managers l’opportunità di affidarsi a professionisti del settore per gestire a 360 gradi l’immobile: dal check-in alla promozione sui portali di settore (Airbnb appunto, ma anche Booking, Expedia e i vari big della vacanza online), dalle pulizie alla guest experience per l’ospite (che viene coccolato al suo arrivo con un tablet in appartamento per gustarsi itinerari e appuntamenti del territorio), dagli adempimenti fiscali e burocratici sempre più stringenti, dalla gestione di pagamenti, incassi e tasse di soggiorno, alla domotica e l’efficienza energetica che caratterizza tutti gli appartamenti gestiti dalla startup, fino alla business intelligence (monitorare l’andamento dell’immobile a livello amministrativo e gestionale, variare i prezzi dinamicamente, oltre a studiare i concorrenti per essere più competitivi).

Affidandosi a Rentopolis, il proprietario di immobile non ha più pensieri e può scegliere una formula senza costi fissi (variabile tra il 20% e il 30%) che gli consente di espandere il suo business in modo professionale. Ad oggi sono circa 400 gli appartamenti gestiti da Rentopolis, di cui 100 a Miami, 250 in Italia (in primis Milano, Roma, Liguria, Sicilia, Sardegna), ma sono in via di definizione accordi per la gestione di immobili a Dubai, in Albania, in Provenza e Costa Azzurra, a Barcellona e nei Paesi Baltici.

Ora Rentopolis è a un punto di svolta. Il 29 novembre scorso ha lanciato una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Mamacrowd, leader in Italia nell’equity crowdfunding, per allargare la sua base sociale e dare l’opportunità a tanti piccoli investitori di diventare soci della startup, per accelerarne lo sviluppo. Target minimo della campagna era 100mila, massimo a 300mila euro. Ebbene il risultato di fine campagna, il 29 gennaio scorso, è stato addirittura di 335mila euro di adesione, primo caso di overfunding nel 2018.

Cosa farete con questi capitali raccolti dopo il successo del crowdfunding?

“Intendiamo spingere ancor più sul marketing, per far conoscere la nostra proposta a proprietari e property managers in Italia e nel mondo e accrescere la nostra rete di immobili gestiti, ma anche e soprattutto promozionare le nostre offerte ai potenziali ospiti, che ogni mese crescono apprezzando le nostre location e l’efficienza del nostro servizio”.

Com’è nata l’idea di Rentopolis?

“Prima a Londra, poi negli Usa ho continuato a studiare per specializzarmi nel mio settore: le transazioni e gli arbitrati internazionali. Making and Saving Deals in the Global Business Environment è stato il Master che mi ha permesso di entrare a far parte di un gruppo di cinquanta studenti tra italiani e americani per una esperienza professionale e accademica a Washington. Mi hanno offerto ruoli prestigiosi all’estero, ma, quando mi sono sentito carico di competenze ed energia, ho sentito il desiderio di tornare in Italia. La storia dei cervelli in fuga non mi è mai andata giù e volevo dimostrare a me stesso che, se ce l’avevo fatta in America e nel Regno Unito, potevo farcela anche in Italia. Vedevo tutte le potenzialità del mercato degli affitti brevi e così nel 2013 ho cominciato l’attività, investendo 30mila euro. Poi, nel corso degli anni, quello che abbiamo ricavato lo abbiamo reinvestito in tecnologia e sviluppo. Parlo di 160 mila euro spesi per automatizzare procedura e piattaforma, testare, sviluppare e inventare, per rivoluzionare questo mercato nuovo e a volte sconosciuto, ma che si interseca con altri noti e più sviluppati, quali l’immobiliare e il turismo”.

Cosa caratterizza Rentopolis?

“Rentopolis non è una semplice società di property management, o almeno non è solo semplice intermediazione. Non ci limitiamo a soddisfare le richieste di un viaggiatore che cerca un alloggio in Italia per business oppure per piacere. Andiamo oltre e facciamo di tutto per fargli vivere un’esperienza più completa. Ormai il vero lusso non è più soggiornare in un immobile di prestigio, ma calarsi nelle tradizioni e nella storia del posto che si è scelto, vivere un’esperienza, appunto, e concedersi dei servizi cuciti sulle proprie esigenze. Ad esempio Rentopolis utilizza dei device (tablet, smartphone) nelle singole residenze che consentono a chi le affitta di prenotare dal divano di casa ogni genere di comodità e relax: da un’escursione in barca allo chef che ti cucina il pesce fresco a casa e via dicendo. Ma Rentopolis è portatrice anche di altri valori. È proprio attraverso il cosiddetto marketing territoriale a costo zero che si può creare un indotto interessante e non solo nelle grandi città come Milano, ma anche nei piccoli centri rassegnati allo spopolamento, nei borghi della nostra Italia. Noi non forniamo servizi in modo diretto, ma siamo marketplace che mette in contatto providers e ospiti, domanda e offerta. Così si fanno lavorare i fornitori locali e si fornisce un contributo al rilancio delle economie dei piccoli centri, creando opportunità di lavoro sul posto per i giovani. Il valore aggiunto del vacation rental, quindi dei cosiddetti affitti brevi, sta anche in questo. Si valorizza un patrimonio storico, architettonico e paesaggistico già esistente che altrimenti potrebbe finire nell’oblio. Inoltre non si costruisce ex novo, non si cementifica, ma si riporta a nuova vita la storia dei territori, mettendo a redditi immobili esistenti”.

Come potremmo definire il vostro modello di business e quali Paesi intendete penetrare?

“Il nostro progetto si sta espandendo dalle Alpi alla Sicilia, tanto da approdare anche oltre confine e addirittura oltre oceano. Per esempio, a Miami siamo presenti con quasi cento strutture che gestiamo in collaborazione con dei partner locali. Il che significa che il nostro modello è scalabile e flessibile, il nostro modus operandi può essere usato in qualunque località del mondo, visto che qualunque località può attrarre turisti ed ha qualcosa da raccontare. Poi, il nostro Paese ha molto più degli altri da raccontare e mostrare, e quindi siamo anche orgogliosamente concentrati sull’Italia, ma pronti a internazionalizzarci. Abbiamo accordi già definiti e pronti ad ampliare la nostra rete di strutture a Dubai, in Albania, Provenza e Costa Azzurra in Francia, Barcellona e Paesi Baltici”.

Obiettivi per il futuro?

“Appunto, accelerare lo sviluppo in Italia e nel mondo, arrivando a gestire circa 700 appartamenti di qualità con la massima efficienza, sia per il proprietario che per l’ospite. Innovare sempre le nostre soluzioni tecnologiche e dare un contributo allo sviluppo di quel che chiamiamo Turismo 4.0. Con la partecipazione di tanti nuovi soci piccoli e grandi grazie alla campagna crowdfunding, contiamo di diventare presto un punto di riferimento primario per il settore a livello internazionale”.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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