Dishcovery, la startup che aiuta i turisti a “capire” il cibo italiano

Dishcovery, la startup che aiuta i turisti a “capire” il cibo italiano
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20 Febbraio 2019
Categoria: Un'Italia da Export

Con Giuliano Vita, cofounder di Dishcovery, abbiamo parlato della startup innovativa modenese che intende mettersi al servizio dei turisti che ogni anno visitano il Belpaese, aiutandoli a capire meglio come godere delle specialità eno-gastronomiche Made in Italy.

Da dove nasce l’idea di Dishcovery?

Dishcovery nasce per cambiare il modo in cui i turisti vivono le proprie esperienze culinarie all’estero. Da un lato forniamo ai ristoratori i strumenti che gli consentono di comunicare le proprie creazioni culinarie in maniera semplice e, dall’altro lato, offriamo ai turisti di tutto il mondo la possibilità di scoprire in maniera unica ed intuitiva tutte le informazioni su uno specifico menù nella propria lingua e con tutte i dettagli della cultura culinaria locale. Spesso infatti si commette l’errore di dare per scontato che la sola traduzione basti a far comprendere tutte le informazioni sul piatto e sugli ingredienti. Dire ad esempio ad un turista cinese che come ingrediente è presente la mozzarella (马苏里拉奶酪, Mǎ sū lǐlā nǎilào) è poco utile in quanto non è nient’altro che la traslitterazione della parola italiana. E’ come se noi italiani in viaggio in Cina leggessimo la traduzione del famoso piatto “狮子头”, come “testa di leone” che ovviamente, per quanto strane possano essere le vostre idee sulla cucina cinese, non è una testa di leone ma una polpetta di carne in zuppa che ricorda la testa delle statue dei guardiani leoni cinesi. Da qui la necessità di raccontare i menù, le preparazioni dei piatti, la storia degli ingredienti, di fornire consigli sull’abbinamento con il vino, accompagnati da foto fatto che – per quanto possa essere una caratteristica dei menù turistici – è considerato assolutamente normale in altri luoghi del mondo.

Come funziona concretamente Dishcovery?

Traduciamo i menù dei ristoranti in qualsiasi lingua, li digitalizziamo in formato mobile e li colleghiamo a dei codici QR. Il ristoratore fornisce il codice QR all’ospite straniero che con il suo smartphone può accedere a tutte le informazioni del menù nella sua lingua. Dishcovery dunque offre un vero e proprio menù interattivo che non fornisce solo la traduzione ma la possibilità di scoprire tutti dettagli della cultura culinaria locale.

Quale background hanno i founder di Dishcovery? E da quali altre risorse è composto il vostro team?

I fondatori siamo io, Giuliano Vita, ed il mio socio Marco Simonini. Entrambi abbiamo studiato e lavorato in Cina per diverso tempo dopo esserci laureati
in economia e marketing internazionale all’Università di Modena e dopo aver frequentato un Master in Management specifico per i mercati emergenti all’Università di Modena. Proprio durante la nostra esperienza in terra cinese ci siamo accorti di quanto grandi siano le barriere culturali fra la Cina e l’Italia e così ci è venuto in mente di lavorare per trovare un modo attraverso cui educare il consumatore.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

A mio parere sono i forti i costi di set up aziendale e la burocrazia che rimane ancora molto macchinosa e lenta.

Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

Per il nostro business sicuramente Francia e Spagna che hanno molti punti in comune con l’Italia. Entrambi hanno una forte presenza turistica anche più alta di quella italiana e in più sono caratterizzati da una forte cultura culinaria che rende difficile per molti turisti capirne tutte le sfaccettature. Infine la Francia e la Spagna hanno anche una forte identità linguistica che rende difficile ai turisti approcciarsi con il più internazionale inglese.

Partecipare a programmi di supporto e tutoraggio offerti da incubatori ed acceleratori italiani genera un’utilità ed un vantaggio competitivo per una startup?

Direi che dipende dall’incubatore e dal programma che c’è dietro. Esistono acceleratori ed incubatori molto validi che in alcuni casi riescono a fornire dei vantaggi competitivi alle startup.

Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Consiglierei di rimanere con i piedi per terra. Iniziare a sviluppare un progetto non vuol dire per forza mollare tutto e andare subito dagli investitori. È possibile iniziare con investimenti molto bassi e senza esporsi a troppi rischi. Il punto focale di ogni idea imprenditoriale a mio parere sta nel validare la presenza di un forte bisogno richiesto da un mercato.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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