DressYouCan: l’Airbnb dei guardaroba è Made in Italy

DressYouCan: l’Airbnb dei guardaroba è Made in Italy
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10 Aprile 2019
Categoria: Un'Italia da Export

Con Caterina Maestro Cottini, founder & CEO di DressYouCan, abbiamo parlato della startup milanese che mira a diventare l’Airbnb dei guardaroba realizzando quello che è il sogno di quasi ogni donna: avere a disposizione un armadio infinito!

Da dove nasce l’idea di DressYouCan?

DressYouCan nasce dalla mia esperienza personale di shopping e dalla mia costante indecisione davanti a un armadio su quali indumenti scegliere. DressYouCan è voluta quindi partire da una verità che accomuna tutto il genere femminile: “nell’armadio di ogni donna ci sono più capi di quelli che indossa, ma molti meno di quelli che sognerebbe di indossare”. Il progetto ha preso forma grazie alla condivisione con amiche prima e socie/colleghe poi: una gestazione emblematicamente in sharing per quello che potremmo definire, di fatto, l’Airbnb dei Guardaroba.

Applicando in modo originale i principi dell’economia circolare al mondo del fashion e basandosi sulla compresenza e commistione di renting e sharing, DressYouCan si propone come il primo “armadio infinito” economico, ecologico e ideologico: al centro dell’esperienza non è più il brand, ma il singolo cliente, che passa da target ad attore protagonista. Su DressYouCan, infatti, l’utente prende a noleggio abiti (ottimizzando le risorse condivise), mette a noleggio (e dunque monetizza contribuendo alla lotta per la riduzione dei rifiuti) il proprio guardaroba e contribuisce al costante incremento del catalogo. La compresenza di fornitori esterni sia privati (utenti) che istituzionali (designer partner emergenti) garantisce un continuo e “naturale” riassortimento dello stock del magazzino nonché un’ampia copertura di stili e taglie: un vantaggio competitivo intrinseco alla strategia di approvvigionamento base.

Ad oggi DressYouCan risponde in modo innovativo e concreto alle principali sfide poste dal fashion alla società moderna: consente ad ogni donna di permettersi il lusso di un look diverso ogni giorno senza sensi di colpa e sprechi di denaro causati dall’acquisto d’impulso. Inoltre DressYouCan rende il settore della moda più sostenibile attraverso un utilizzo più efficiente delle risorse grazie alla logica del pay-per-use e fornisce a giovani designer emergenti una vetrina per promuovere le proprie creazioni.

Del resto, DressYouCan offre molto più dell’accesso all’armadio dei propri sogni: esaudisce il sogno di ogni donna, che, a 15 come a 55 anni vuole sentirsi bella e sicura di sé.

Da chi è composto il vostro team e quali sono le competenze più importanti per sviluppo e la crescita della vostra idea imprenditoriale?

Dopo essermi lanciata nella sfida DressYouCan “in solitaria”, ho avuto la grande fortuna di incontrare sul mio cammino, proprio quando ne avevo più bisogno, Elena (Battaglia), con la quale, più che una semplice collaborazione si è creata una vera e propria complementarietà. Nata come collaborazione fortuita dovuta al suo interesse per il mio progetto, alla sua competenza nel settore e alla medesima visione a metà incantata a metà disillusa sul mondo del fashion, il nostro è presto diventato un connubio sinergico che ha portato DressYouCan ad essere molto di più di quanto non potessi immaginare ai suoi inizi. Elena, contrariamente a me ordinata e pragmatica, è il personaggio chiave alla base di DressYouCan, colei che conferisce realtà e concretezza a tutto ciò che fino a un attimo prima è solo un’idea nella mia mente. Più che una spalla un collo senza la quale la mia testa rotolerebbe sempre troppo lontano.

Completano il team Carola Ferrari, seconda socia di maggioranza; Gloria Contrafatto, responsabile showroom e deus ex machina dietro alla soddisfazione delle nostre clienti e Priscilla Gennari, che la affianca nel lavoro in negozio.

Ciascuna di noi ha un suo “ruolo” ufficiale, ma in una start-up dalle dimensioni ridotte è vero più che mai il motto “l’unione fa la forza”. Al di là delle competenze, a fare davvero la differenza in un team è la passione, la dedizione e la condivisione. Da questo punto di vista noi siamo il manifesto vivente della nostra politica di sharing: partite come semplici colleghe siamo ora quanto di più simile a una famiglia possa esistere e, proprio come in una famiglia, ci dividiamo oneri e onori.

Tutti i risultati ottenuti sono merito della compresenza e collaborazione di persone molto diverse e della costante consulenza di professionisti esterni che ci hanno insegnato a non fissarci sul nostro punto di vista ma ad accettare il fatto che il DressYouCan di domani sarà molto diverso da quello che ci eravamo immaginate ieri.

Quali sono le principali difficoltà che una startup incontra nel mercato italiano?

Credo sia necessario parlare di difficoltà generali di una startup e, quindi, di difficoltà legate al territorio. L’azione svolta dall’attuale governo, che ha dotato il paese di un piano di politica industriale pensata per sostenere e incrementare gli investimenti in tecnologia e innovazione, ha sicuramente giocato un ruolo importante per assicurare il mantenimento della competitività delle imprese.

Necessario ma non sufficiente, perché, se lo Startup Act ci ha reso un paese più startup friendly (creare una startup oggi in Italia è molto più facile), trovare le risorse necessarie per trasformare quella startup in un azienda di successo e portarla sul mercato è questione ben più ardua.

Non a caso ha fatto riflettere la pubblicazione della relazione annuale sullo Startup Act: le startup in Italia aumentano ma non crescono di dimensioni. Secondo i principali attori italiani dell’ecosistema, le startup in Italia faticano a diventare grandi a causa della carenza di investimenti, pressione fiscale elevata e eccesso di burocrazia.

Quali mercati internazionali pensate siano più attrattivi per il vostro business e quali quelli dove trovare più facilmente investitori o finanziamenti?

Voglio fermamente credere che ci possa essere un futuro per le nuove realtà anche in Italia e il nostro obiettivo è quello di conquistare il mercato nazionale per poi espanderci sui mercati internazionali forti dei plus legati alla qualità, al gusto e alla creatività del Made in Italy.

La nostra clientela è già in parte straniera anche grazie alla realtà cosmopolita milanese per cui non mancano ragazze di differente provenienza che noleggiano da noi approfittando del plus della prova in sede e ci rispediscono i capi affittati direttamente da “casa” all’estero.

La fama e il peso che ancora riveste il prestigio del Made in Italy nel campo della moda può essere un jolly capace di prendere piede anche e a maggior ragione sul mercato internazionale.

Quale consiglio dareste ai giovani startupper che intendono sviluppare una propria idea in Italia?

Quello di chiedere sempre consigli e aiuti e a non aver paura a condividere la propria idea. Spesso spaventati dal fatto che altri ci possano copiare non ci rendiamo conto di quanto non esiste realmente qualcosa di nuovo ma il nuovo possa essere il modo con cui si guarda a un qualche di già esistente: bisogna quindi saper ascoltare e far tesoro dei feedback di amici conoscenti.

E poi imparare a mordersi la lingua: tutti cercheranno di dirti come fare quello che fai meglio di come lo fai suggerendoti cose che già fai o sosterranno di aver pensato ciò che hai realizzato prima e meglio di te. Sorridere, annuire e mai dimenticarsi di ascoltare perché anche ascoltando quella che può apparire l’ennesimo remake dello stesso copione può venire improvvisamente in mente qualcosa a cui non si era mai pensato prima.

E, soprattutto, riuscire a far comprendere fin da subito a parenti amici e amori il fatto che si, devi proprio lavorare anche quando vorrebbero staccassi e pensassi ad altro e che il fatto il tuo pensiero fisso sia 24h su 24 la tua start-up non significa che per te improvvisamente non conti più nient’altro nella vita.

Obiettivi per il futuro…

Il nostro business model non mira a sconvolgere il settore della moda, quanto a rivoluzionare il concetto di armadio e di come vestirsi, scrivendo un nuovo capitolo del noleggio: il capitolo dell’ “Airbnb dei Guardaroba”.

Vorremmo anche procedere ad implementare un coinvolgimento diretto di retailers e atelier in collaborazioni volte a mettere la nostra strategia e la nostra logistica al servizio della loro ottimizzazione e modernizzazione. Gli studi americani, antesignani in materia, dimostrano infatti come il noleggio dirotti verso di sé tutti quegli acquirenti, try-on seriali, che sono soliti comprare abiti e sistematicamente restituirli dopo pochi giorni, con impatto non marginale sull’attività operativa e sui costi del back office e della realtà operativa (logistica, tintoria), ottimizzando così la catena della vendita.

Il noleggio comporta, infine, un’interessante predilezione e ricerca di “soluzioni pronte all’uso”, che comportano, oltre al noleggio di outfit sempre più completi, anche l’acquisto diretto di complementi accessori personali come biancheria, gadget e accessori vari difficilmente veicolabili dalla vendita tradizionale in modo così verticale. Abbiamo quindi in programma di ampliare la gamma di prodotti che offriamo ai nostri clienti, ad esempio aggiungendo gioielli, abbigliamento bambina, abbigliamento extra-size e biancheria , e per questo – a breve – procederemo con il lancio della linea UnDressYouCan.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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