Export: l’importanza delle analisi di rischio politico

Export: l’importanza delle analisi di rischio politico
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30 Aprile 2019
Categoria: Marketing internazionale

Compiere scelte commerciali equilibrate sui mercati internazionali non è cosa facile e, per giunta, le aziende export-oriented sottovalutano spesso l’importanza di saper leggere e gestire i rischi politici che, in molti casi, sono il risultato dell’espressione della volontà popolare.

Eurasia Group, società americana leader nelle analisi di rischio politico, fondata e diretta da Ian Bremmer, ha rilasciato ad inizio anno il suo periodico report sui rischi globali, intitolato Top Risks 2019, nel quale sono elencate le principali minacce alla stabilità mondiale: dalle scelte divisive dell’amministrazione Trump in politica interna ed estera alle difficoltà dell’Unione Europea con l’avanzata dei partiti populisti ed Euro-scettici, dalla rinnovata politica di potenza della Russia di Vladimir Putin all’intraprendenza non più solo economica della Cina di Xi Jinping fino alle frizioni in Medio Oriente. Nonostante l’eterogeneità geografica di tali “eventi”, c’è un filo logico che li lega tutti assieme: essi possono infatti essere genericamente ricompresi nella categoria dei rischi politici.

Marsh, società leader mondiale nell’intermediazione assicurativa e nelle soluzioni innovative per il risk management, nel suo Global Risks Report 2019 ha stilato una lista di situazioni rischiose per le quali prevede un peggioramento nel corso dell’anno: tra le 10 principali minacce evidenziate ben sette di queste afferiscono all’ambito politico. Andando nel dettaglio del report, la quasi totalità delle persone intervistate si aspetta che, nel corso del 2019, aumenteranno gli scontri sul piano economico e le divergenze politiche tra le principali potenze, con un’ulteriore erosione degli accordi e delle normative commerciali stabilite multilateralmente.

I risultati del sondaggio di Marsh

Le previsioni “allarmanti” di Eurasia Group e Marsh sono giustificate dalle “turbolenze” del triennio 2016-2018, nel corso del quale una serie di eventi di segno politico hanno impattato negativamente sulla stabilità dell’ordine internazionale, producendo effetti negativi sul commercio globale, proprio nel momento in cui le scorie della crisi finanziaria del 2008 sembravano essere state eliminate: il referendum inglese per l’uscita dall’Unione Europea, il fallito colpo di stato in Turchia, l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli USA, la vittoria dei partiti populisti alle elezioni politiche italiane, la disgregazione della Siria sotto i colpi dello Stato Islamico.

La stabilità politica costituisce un elemento di fondamentale sostegno per lo sviluppo del commercio internazionale, per contro lo scenario di incertezza rappresenta un forte deterrente, in quanto le imprese ne deriverebbero un approccio di maggiore avversione al rischio, decidendo di sospendere o cancellare investimenti per crescere e presidiare i mercati esteri. Nel suo ultimo report redatto con la collaborazione di Oxford Analytica, Willis Tower Watson, importante società americana di risk management, ha condotto una serie di interviste a dirigenti di aziende di grandi dimensioni, per analizzare la loro condizione nei confronti dei rischi politici: un terzo degli intervistati ha confessato di aver subito, nel corso dell’ultimo anno, danni da rischio politico, mentre il 70% ha rivelato di aver sospeso e/o cancellato determinate operazioni commerciali per timore di riceverne.

In uno scenario globale molto complesso, le imprese italiane con propensione internazionale non hanno bisogno soltanto di strumenti assicurativi contro i rischi in cui possono incorrere, ma anche di informazioni specifiche sui mercati verso cui orientarsi o nei quali accrescere la propria quota di mercato. L’analisi del rischio politico nasce e si sviluppa principalmente quale supporto al commercio internazionale e agli investimenti esteri, ovvero dalla necessità di avere un quadro della situazione di un determinato Paese in un dato momento, e di capire quali effetti possono avere su un’attività imprenditoriale cambiamenti a livello socio-politico, istituzionale e governativo non previsti, senza tralasciare il fatto che l’ampiezza di tali influssi può andare aldilà dei confini geografici.

Generalmente nella lista dei rischi politici si fanno rientrare gli espropri, le violazioni contrattuali, le guerre, i disordini civili, i problemi di trasferimento e convertibilità della valuta, ma in questi ultimi tempi ne è entrata a far parte anche la principale espressione di democrazia, ovvero il voto. Gran parte delle turbolenze di questi anni sono derivate dall’espressione della volontà popolare: il referendum britannico del 26 giugno 2016 sulla fuoriuscita della Gran Bretagna dalla UE, le elezioni presidenziali statunitensi del novembre 2016 che hanno condotto all’elezione di Donald Trump, le elezioni politiche italiane del 4 marzo 2018 che hanno portato alla nascita dell’attuale governo “gialloverde”. Il futuro delle analisi di rischio politico è tuttora rivolto al processo elettorale, dato che nell’immediato futuro si svolgeranno alcune votazioni di grande rilevanza dalle quali potrebbero derivare nuovi scossoni al sistema. Il più probabile generatore di rischi politici saranno le elezioni europee del prossimo 26 maggio, a seguito delle quali i partiti populisti e nazionalisti potrebbero ottenere molti consensi e diventare una voce determinante all’interno delle istituzioni UE, condizionandone le scelte future. Nel frattempo sono iniziate le elezioni politiche in India, un voto molto complesso che si snoderà per sette fasi, ed i cui esiti saranno estremamente importanti per il futuro di quella che nel prossimo decennio diventerà la seconda economia del globo. Lo sguardo futuro è però puntato alle elezioni presidenziali americane del 2020, dove si riproporrà lo scontro tra Repubblicani e Democratici, tra l’amministrazione Trump e tutti gli altri, tra sostenitori di politiche protezioniste e fautori del libero mercato.

Un’azienda che voglia stare sui mercati internazionali deve avere contezza degli aspetti legati all’ambito politico, allargare le proprie competenze e non pensare che proporre un buon prodotto ed un dettagliato piano commerciale basti ad ottenere risultati. Serva di esempio quanto accaduto a Dolce & Gabbana, apprezzata casa di moda italiana, che nel tentare un approccio friendly al mercato cinese ha sbagliato completamente campagna pubblicitaria, perdendo diversi milioni di fatturato e compromettendo, almeno per il momento, le sue aspettative di crescita in Cina. Saper leggere e gestire i rischi politici deve diventare un requisito fondamentale dell’attività imprenditoriale e non essere considerato come un superfluo costo operativo nelle aree più difficili: comprendere dove stanno andando un popolo e una nazione, provare ad anticipare l’esito di un voto, predisporre eventuali piani B, è un obbligo per le aziende export-oriented necessario per compiere scelte commerciali più equilibrate ed evitare che propositi trionfalistici di espansioni commerciali si trasformino in sonore sconfitte.

Fonte: a cura di Exportiamo, Dott. Danilo Giordano, redazione@exportiamo.it

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