La guerra commerciale di Trump si estende anche all’India. Italia spettatrice interessata

La guerra commerciale di Trump si estende anche all’India. Italia spettatrice interessata
Pubblicità
  • Sei in regola con la FDA?
  • Esportare negli USA
  • Esportare in Canada
  • Incoterms 2020 Download
  • Esportare nei paesi arabi
  • Sito Web
  • Vuoi esportare in sudafrica?
  • Vuoi esportare in russia, Turchia e nei paesi CSI?

27 Giugno 2019
Categoria: Marketing Internazionale
Paese:  India USA

La recente decisione di Trump di revocare il regime preferenziale garantito a Nuova Delhi ha ufficialmente aperto l’ennesimo fronte della guerra commerciale a stelle e strisce, che continua ad allargarsi a macchia d’olio. Questa volta però, per il Made in Italy, potrebbe esserci qualche effetto positivo. Vediamo perché.

Contro tutto e contro tutti. E’ questo il leit motiv dell’azione degli Stati Uniti in materia di politica commerciale ai tempi del trumpismo. Una linea d’azione che non risparmia nessuno, neanche un Paese come l’India che – nelle intenzioni di Trump – avrebbe dovuto, almeno parzialmente, aiutare gli Usa a contrastare l’avanzata economica di Pechino, con cui è in corso un ampio conflitto commerciale che sta producendo un forte ridimensionamento dell’interscambio sinoamericano.

Tuttavia, date le premesse, sarà molto difficile che fra Washington e Nuova Delhi scoppi l’amore e – al contrario – lo scenario più probabile, ad oggi, è quello che anche i rapporti con l’India finiscano per irrigidirsi. Inoltre tale situazione sta generando, paradossalmente, un avvicinamento fra le due potenze asiatiche, con il premier cinese Xi che si è addirittura congratulato con Modi per la recente rielezione ancor prima che venissero diramati i risultati ufficiali. Così l’asse commerciale fra Pechino e Nuova Delhi potrebbe finire per rafforzarsi, superando i 100 miliardi di dollari d’interscambio già alla fine del 2019.

Perché i rapporti fra Stati Uniti ed India si stanno inasprendo?

La scintilla che ha innescato la contesa è stata la decisione di Washington dello scorso 5 giugno di estinguere la designazione indiana come Paese in via di sviluppo beneficiario del programma Sistema di preferenze generalizzate (SPG) perché non più conforme ai criteri di ammissibilità statutari. In parole povere secondo, l’Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti, il Paese asiatico “ha implementato una vasta gamma di barriere commerciali che creano gravi effetti negativi sul commercio degli Stati Uniti” non rispettando i patti di reciproco accesso al mercato, come sottolineato dallo stesso Trump (“Ho stabilito che l’India non ha assicurato agli Stati Uniti un accesso equo e ragionevole ai suoi mercati”).

Il SPG, in vigore dal 1976, è uno strumento pensato per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad alleviare la povertà attraverso il commercio e, negli anni, ha consentito all’India usufruire di notevoli agevolazioni tanto che, solo nel 2018, il gigante asiatico avrebbe esportato negli States beni privi di dazi per un valore complessivo di 5,6 miliardi di dollari su un export totale di 83,2 miliardi di dollari.

Fra i prodotti Made in India più colpiti dalla decisione degli Usa figurano pannelli solari, lavatrici, prodotti tessili, gioielleria, componentistica per auto e prodotti agricoli. Una lunga lista che ha spinto il premier Modi ad abbandonare l’atteggiamento pacato e collaborazionista tenuto negli scorsi mesi con una reazione tutt’altro che diplomatica: l’imposizione di dazi più elevati su un paniere di 28 beni importati dagli Stati Uniti, incluse noci, mandorle e mele, con tariffe che possono spingersi anche al 70%.

Da segnalare che, secondo la Bbc, la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stata il diniego americano di esentare il Paese asiatico da dazi più alti sull’import di due materiali molto importanti: alluminio e acciaio. Ora comunque, salvo accordi, c’è il rischio concreto che l’interscambio fra Usa ed India, giunto a toccare i 142,1 miliardi di dollari nel 2018, arretri sensibilmente provocando la saldatura di un’alleanza tutta asiatica fra i due Paesi più popolosi al mondo. Un indizio di come i rapporti fra Trump e Modi si evolveranno nel prossimo futuro si avrà, probabilmente, nel corso dell’imminente G20 che si terrà ad Osaka il 28-29 giugno, quando i due leader si vedranno di persona.

Il Made in Italy può sorridere?

Questa volta, l’ennesima contesa commerciale che coinvolge gli Stati Uniti, potrebbe non essere una cattiva notizia per l’export Made in Italy. O almeno questo è il pensiero di Coldiretti che si è affrettata a comunicare che in particolare le mele italiane possono avvantaggiarsi dello scontro fra Usa ed India “dopo che le esportazioni nazionali di questo frutto nel Paese asiatico hanno già superato per la prima volta i 30 milioni di chili nel primo trimestre del 2019, con un aumento record di quindici volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”.

In effetti l’India è il secondo mercato di destinazione delle mele Usa (ndr: principale esportatore di mele al mondo, il Belpaese è terzo) e se, come è prevedibile, gli acquisti indiani di mele statunitensi dovessero calare nei prossimi mesi, le produzioni italiane potrebbero facilmente occupare quello spazio commerciale. Come sottolinea la principale associazione agricola italiana “l’India è un mercato dal grande potenziale con le mele che sono il prodotto d’importazione più consumato e le regioni indiane del Sud, Est e Ovest rappresentano un mercato in costante crescita. Le mele italiane di montagna più in linea con le richieste del mercato indiano sono le varietà Gala, Granny e Red Delicious che presentano le caratteristiche più adatte a sostenere un viaggio di 4 settimane mantenendo la croccantezza e il gusto che le caratterizza in tutto il mondo”.

Quindi sebbene “la guerra dei dazi rappresenti un elemento distorsivo e pericoloso per il commercio mondiale, che pesa duramente sulla crescita dell’economia, nel nuovo scenario si aprono anche opportunità per il Made in italy che l’Italia deve saper cogliere”.

L’eventuale crescita dell’export italiano di mele in India costituirebbe, comunque, solo una piccola parte del processo d’avanzamento dei beni Made in Italy a Nuova Delhi e dintorni, ben riassunto dalle previsioni di crescita di Sace Simest che stima un incremento delle vendite italiane in India del +7,9% nel 2019 e del 7,2% nel 2020. Inoltre, considerando la vastità del mercato indiano (1,3 miliardi di abitanti), le performance italiane rimangono ancora molto al di sotto del potenziale: l’India oggi è solamente il 28esimo mercato di destinazione per l’export italiano ed il quarto nell’area Asia-Pacifico, con un export pari a 4 miliardi di euro nel 2018 (+11% sul 2017). Migliorare questi numeri appare quindi quasi obbligatorio, a prescindere dalle mele e dall’esito della contesa commerciale indiano-americana.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicità
  • Servizi Digital Export
  • FDA
  • Esportare negli USA
  • Esportare in Canada
  • Esportare nei paesi arabi
  • Sito Web
  • Simest - Ibs italia
  • Vuoi esportare in sudafrica?
  • Vuoi esportare in russia, Turchia e nei paesi CSI?
  • Digital Transformation
  • Esportare in Brasile