Come Costruire una Supply Chain Efficace per Espandersi a Livello Internazionale: il Caso Uniqlo

Come Costruire una Supply Chain Efficace per Espandersi a Livello Internazionale: il Caso Uniqlo
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01 Ottobre 2019
Categoria: Dogane e Supply Chain

Creare una rete di fornitura flessibile a livello internazionale è possibile: sviluppare rapporti di fiducia e collaborare efficacemente con i fornitori rappresenta spesso la chiave di svolta.
In questo modo le nuove aziende che si espandono su scala globale possono superare le sfide commerciali iniziali associate alla mancanza di reputazione locale, alla capacità limitata di grandi ordini ed alla presenza di concorrenti stabiliti localmente.

La catena di approvvigionamento è erroneamente spesso considerata una funzione operativa autonoma, molte realtà aziendali non riconoscono l’importanza di creare uno stretto allineamento tra la strategia della catena di approvvigionamento e le strategie commerciali generali. Invece, solo se adeguatamente progettata ed in linea con la strategia generale dell’azienda, la catena di approvvigionamento consente di raggiungere obiettivi commerciali e di espandersi globalmente.

Uniqlo, azienda giapponese di abbigliamento, è riuscita nell’impresa di costruire con successo una rete globale di filiera di livello mondiale in un periodo relativamente breve di tempo, concentrandosi principalmente sulla costruzione di relazioni con i propri fornitori e fornendo loro ricompense economiche e tecnologiche.

Storicamente, infatti, i principali produttori giapponesi avevano investito in modo significativo nelle attività di produzione con tecnologie avanzate e nella costruzione di rapporti di fiducia con i fornitori. Con i mercati globali in rapida evoluzione negli anni ‘90 e 2000, le relazioni si sono rivelate un onere finanziario importante. Ed è per questo che le aziende che mirano all’internazionalizzazione, di recente hanno iniziato a sviluppare relazioni più flessibili con fornitori locali.

Uniqlo, si sta espandendo in maniera veloce: da Tokyo a Seul, passando per Shanghai, Hong Kong, fino a Parigi, Londra, New York e, dopo essersi fatto conoscere ed apprezzare in tutto il mondo, oggi è presente anche nel mercato italiano, con il primo punto vendita a Milano, inaugurato lo scorso 13 Settembre.

Esaminando la supply chain implementata dal colosso giapponese, si possono ricavare importanti spunti di riflessione ed individuare le linee guide da considerare se si desidera costruire vantaggi competitivi ed espandersi a livello internazionale. Tra esse, andiamo a discutere quelle più rilevanti.

Stringere rapporti di fiducia con i fornitori

Nella prima fase è fondamentale costruire stretti rapporti con i fornitori: cercare di fare ordini cooperativi e di grandi volumi è essenziale per il raggiungimento di un rapporto consolidato e duraturo.

Sviluppare soluzioni collaborative

Supportare i fornitori ed aiutarli a costruire e migliorare le loro competenze rappresenta un altro punto di svolta. Uniqlo, ad esempio, ha assunto un team di esperti in pensione nel settore tessile giapponese per fornire supporto tecnico alle fabbriche dei loro fornitori. Questa scelta ha sicuramente rappresentato una delle chiavi di successo dell’azienda giapponese, se non la più importante, in quanto ha contribuito a creare fiducia ed evitare conflitti interni.

Creare flessibilità nella loro catena di approvvigionamento

Incoraggiare i fornitori ad avere clienti secondari rappresenta una scelta strategica rilevante in quanto consente di aumentare i volumi aziendali e prevenire un’eccessiva dipendenza dal partner. Uniqlo, in tal senso, ha applicato un accordo obbligatorio di non esclusività, così qualora l’azienda giapponese annullasse una transazione con un fornitore partner, il fornitore potrebbe facilmente trovare nuovi clienti.

Impegno costante nei confronti dell’innovazione e della cultura aziendale

Un approccio innovativo allo sviluppo del prodotto con una catena di fornitura efficiente: Tadashi Yanai, fondatore di Uniqlo, afferma che la sua azienda non è una società di moda ma una società tecnologica. In effetti, l’approccio del marchio alla produzione di abbigliamento ha più cose in comune con l’approccio iterativo dello sviluppo del prodotto legato all’industria tecnologica, rispetto al ritmo ciclico ed orientato alle tendenze del settore della vendita al dettaglio di una realtà fast fashion.

Impegno costante nei confronti dell’innovazione e della cultura aziendale ed adozione della metodologia Just in Time

Uniqlo si rese conto che espandendosi a livello globale avrebbe dovuto stringere una partnership con Toray, uno dei più grandi produttori tessili giapponesi.
Inizialmente, lavorare con Toray si è rivelato un mal di testa logistico nella catena di fornitura per Uniqlo: Toray opera tutto l’anno mentre le catene di approvvigionamento della moda al dettaglio funzionano in maniera differente, con impegni stagionali e non annuali. Inoltre, qualora una gamma di abbigliamento non si rivelasse popolare tra i clienti, le aziende spesso tagliano gli ordini in modo da non rimanere con scorte in eccesso ed evitando di dover pagare i costi di gestione di una fabbrica tutto l’anno. Uniqlo, pur di collaborare con Toray, ha modificato il suo modello di catena di approvvigionamento e ha utilizzato il metodo di produzione just in time con l’obiettivo di eliminare sprechi, incoerenze e requisiti irragionevoli dal processo di produzione e migliorarne la produttività.
L’utilizzo di una produzione just in time è stato un punto di svolta per Uniqlo, in quanto ha fornito strumenti e framework necessari per ridurre l’inventario nella catena di fornitura.
Attraverso l’uso di una tecnologia all’avanguardia che monitora le informazioni orientate al cliente insieme ai modelli di vendita settimanali, Uniqlo ordina gli indumenti appena prima che i negozi ne abbiano probabilmente bisogno. In questo modo, ha raramente un inventario in eccesso e spende meno denaro per lo stoccaggio di merci nei suoi magazzini di distribuzione.
Nel caso si dovesse registrare un forte calo delle vendite, il lavoro del fornitore non verrebbe bloccato, in quanto lo stesso tessuto potrebbe essere utilizzato per realizzare un prodotto completamente diverso. Ad esempio, se le vendite dei maglioni di cashmere dovessero diminuire drasticamente ed improvvisamente, lo stesso tessuto potrebbe essere utilizzato per produrre le sciarpe. Gli articoli vengono così prodotti in risposta alla domanda, nel giro di pochi giorni.

Dunque, per cogliere le opportunità che il mercato globale offre, è imperativo saper progettare una Supply Chain con le caratteristiche di reattività, velocità e resilienza che si basi sulla scelta di partner affidabili e spesso globali, la gestione ottimale delle loro connessioni, oltre che l’individuazione delle aree di creazione del valore.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Giulia Rocchetti, redazione@exportiamo.it

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