Export Made in Italy trainato dal Farmaceutico e dall’Abbigliamento e Pelli

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12 Dicembre 2019
Categoria: Marketing Internazionale

Secondo l’analisi del Centro Studi di Confindustria di ottobre 2019, l’export ha rappresentato nei primi otto mesi dell’anno il fattore maggiormente dinamico dell’economia italiana, soprattutto grazie all’andamento del settore farmaceutico e dell’abbigliamento-pelli.

Da gennaio ad agosto 2019, nonostante si sia registrato un generale rallentamento dell’economia mondiale e una conseguente crescita relativa del Pil nostrano, la componente delle esportazioni del Made in Italy nello stesso periodo ha registrato un andamento positivo, con una crescita del +2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, rappresentando così la voce maggiormente in salute e dinamica per la nostra economia. Questi risultati sono da attribuire a diversi fattori, ma tra i principali punti di forza che hanno sostenuto le nostre esportazioni troviamo sicuramente la profonda eterogeneità delle categorie merceologiche, dei Paesi ricettivi e delle aree di origine delle stesse.

Tuttavia, l’andamento positivo di tale componente è da ricercare principalmente negli scambi di alcune categorie merceologiche specifiche, che hanno registrato performance particolarmente incoraggianti nel periodo dell’analisi. Tra queste, sono senza dubbio da evidenziare il settore farmaceutico e dell’abbigliamento-pelli, che da soli hanno contributo a un incremento pari quasi alla crescita complessiva dell’export italiano nei primi otto mesi del 2019. Inoltre, è stata registrata l’importante espansione delle vendite di beni nei settori alimentari-bevande e nei comparti sportivi, giochi, musicali e medicali.

Con riguardo al comparto farmaceutico, l’importante crescita delle vendite nei mercati internazionali è stata anche merito della numerosa presenza di multinazionali, concentrate prevalentemente nel Lazio, che hanno come principale mercato di destinazione gli Stati Uniti. Il comparto abbigliamento-pelli trova invece nella Toscana una maggior concentrazione di multinazionali e la Svizzera, principale hub logistico per il settore nella zona euro, ha rappresento il Paese maggiormente ricettivo per i prodotti del Made in Italy.

Altra questione per i beni intermedi e di investimento che riguardano circa i 2/3 delle esportazioni nostrane, che hanno registrato nei primi otto mesi dell’anno una sostanziale stagnazione delle esportazioni, a causa del rallentamento globale dell’industria manifatturiera, con particolare riferimento alle filiere che ruotano attorno all’economia tedesca, che hanno rilevato negli ultimi mesi una evidente debolezza delle esportazioni, a causa della profonda integrazione della Germania con le catene globali del valore.

Tuttavia, l’analisi del Centro Studi di Confindustria ha evidenziato come gli esportatori italiani siano particolarmente bravi a ottenere il massimo vantaggio dalle più recenti politiche internazionali, come in Canada e Giappone dove sono entrati in essere i nuovi accordi commerciali della Ue e in Usa dove i prodotti nostrani sono andati a sostituirsi a quelli cinesi colpiti dai Dazi imposti dall’amministrazione Trump.

Tuttavia, si segnala come questi fattori, seppur positivi, risultano solo temporanei e la continua instabilità politico-economica globale non favorisce sicuramente una sostanziale ripresa economica. Per le esportazioni italiane è necessario in primis un rilancio della produzione industriale mondiale, legata a doppio filo con lo scenario politico-economico mondiale, che negli ultimi tempi sembra stia aprendo a spiragli di distensione con le trattative sui dazi riprese tra Usa e Cina.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

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