A Maggio Rimbalza l’Industria ma la Strada Verso la Normalità è Lunga

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05 Giugno 2020
Categoria: Marketing Internazionale

Secondo un rapporto del Centro Studi di Confindustria, la produzione industriale a maggio ha registrato un incremento del +31,4% rispetto ad aprile, ma tale livello si attesta ancora a livelli ben più bassi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con un -33,8% rispetto a maggio 2019.

La diminuzione rilevata dal CSC riguarda anche il mese di aprile, nel quale è stato registrato un importante calo del -44,3% rispetto allo stesso mese del 2019, mentre in termini congiunturali, la frenata della produzione industriale ha visto una diminuzione del -24,2%, a causa delle più stringenti misure di contenimento della diffusione del Covid-19 che hanno caratterizzato tale periodo.

In termini di volume, a maggio 2020 è stata rilevata una diminuzione del -51,6% su base annua, con una crescita del +12,3% rispetto ad aprile 2020. Ad aprile invece, il calo è stato pari al -29,6% rispetto allo stesso mese del 2019 e del -43,7% su marzo 2020.

Tuttavia, il rapporto del CSC evidenzia come il crescita registrata a maggio 2020 non sia da vedere come un robusta ripresa dell’industria italiana, ma più come un rimbalzo “tecnico”, frutto dei bassi livelli della produzione raggiunti in aprile e la riapertura di tutte le attività industriali e parte di quelle di servizi a inizio maggio, che ha provocato un relativo aumento della domanda di beni, che su bassi livelli di partenza appare come un importante aumento in termini percentuali. È più opportuno in questo caso prendere come metro di misura i dati relativi al 2019, rilevando quanto ancora sia profondo il distacco rispetto alle condizioni “normali” dell’industria italiana.

Riguardo al futuro, il rapporto del Centro studi di Confindustria rileva che, se i tassi di crescita della produzione industriale registrati finora continueranno a tenersi su livelli simili, nel secondo trimestre 2020 si rileverebbe ancora una diminuzione dell’attività pari al -20%. Questa ulteriore diminuzione peserebbe almeno 5 punti percentuali sul PIL del secondo trimestre 2020.

Infine, lo studio rileva che tra i principali fattori negativi che continuano a rallentare la ripresa economica e pesano sulle prospettive future vi è la frenata dei consumi delle famiglie, causata dall’attuale incertezza, e le mutate abitudini di acquisto dei consumatori, che torneranno lentamente a quelle precedenti, mentre la difficile situazione del mercato del lavoro ha determinato la perdita di potere d’acquisto per milioni di famiglie.

Inoltre, il commercio estero risulta ancora indebolito dalla diverse tempistiche con le quali sono state introdotte le misure di lockdown negli altri Paesi. Nel dettaglio, l’interscambio di breve periodo è alimentato dagli ordini in essere già prima dell’emergenza sanitaria, mentre per i prossimi mesi il blocco delle attività all’estero non ha permesso di rinnovare il portafoglio ordini, e ciò si ripercuoterà negativamente sulle performance dei mesi autunnali.

Altre problematiche che frenano la ripresa della produzione industriale derivano da elevati livelli di scorte che devono essere necessariamente smaltite prima che il ciclo produttivo possa ripartire. Altro fattore negativo è rappresentato dalle previsioni delle imprese manifatturiere relativamente alla domanda nei prossimi mesi, vista in forte contrazione.

Ulteriore criticità è dettata dalla mancanza di liquidità in molte imprese, causata dal blocco forzato dell’attività negli ultimi mesi.

Il panorama economico descritto dal CSC si conclude ricordando che in assenza di adeguati interventi a sostegno della ripresa del sistema produttivo, nel giro di poco tempo si rischia l’esplosione di un‘emergenza sociale che renderà ancora più difficile la strada verso l’uscita dall’attuale crisi.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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