Negli ultimi vent’anni la Cina ha costruito una presenza imponente in America Latina. Dalle grandi opere infrastrutturali ai prestiti miliardari, fino agli accordi commerciali e tecnologici, Pechino è ormai un attore di primo piano nel continente americano. Ma qualcosa sta cambiando: la stagione dei ponti e delle dighe lascia il posto a una fase più sofisticata, in cui l’influenza cinese si esprime attraverso la tecnologia, la difesa e la diplomazia economica.

Secondo un’approfondita analisi pubblicata da Americas Quarterly, la relazione tra Cina e America Latina “entra in una nuova era”, caratterizzata da un approccio più selettivo e strategico. Il gigante asiatico punta ora a consolidare legami duraturi nei settori considerati cruciali per il proprio sviluppo interno — energia verde, semiconduttori, veicoli elettrici — e per la sua proiezione geopolitica globale.

Dalle infrastrutture alla tecnologia

All’inizio degli anni Duemila, la Cina si era affacciata nel continente latinoamericano con una strategia incentrata su prestiti e investimenti infrastrutturali. Dighe, porti, autostrade e centrali elettriche finanziate dalle banche statali di Pechino divennero simboli di una cooperazione che prometteva crescita e sviluppo.

Oggi, però, la situazione è cambiata. Il volume dei nuovi prestiti concessi ai governi latinoamericani è diminuito sensibilmente, mentre si è registrato un aumento degli investimenti diretti in settori ad alto contenuto tecnologico. In particolare, aziende cinesi come BYD e CATL hanno investito miliardi di dollari nella produzione di batterie e veicoli elettrici in Brasile, Cile e Argentina, dove si concentrano alcune delle maggiori riserve mondiali di litio.

Si tratta di una transizione strategica: la Cina non punta più soltanto a costruire infrastrutture, ma a controllare le catene di fornitura globali e a esportare il proprio know-how industriale. In questo modo, Pechino consolida la propria posizione come partner indispensabile per molti paesi latinoamericani, sempre più attratti dalla promessa di modernizzazione e trasferimento tecnologico.


Commercio record e dipendenza economica

Il commercio tra la Cina e l’America Latina ha raggiunto livelli senza precedenti: secondo i dati riportati da Americas Quarterly, gli scambi bilaterali hanno toccato i 518 miliardi di dollari nel 2023, con una crescita media annua del 6%. Pechino è ormai il primo partner commerciale per Brasile, Cile, Perù e Uruguay, e il secondo per Argentina e Colombia.

L’asse economico è fortemente sbilanciato: dal Sudamerica partono materie prime — rame, soia, petrolio e litio — mentre in senso inverso arrivano prodotti tecnologici, macchinari, smartphone e veicoli elettrici. Questo equilibrio asimmetrico solleva interrogativi sul rischio di nuove dipendenze economiche, simili a quelle che per decenni hanno legato i paesi latinoamericani agli Stati Uniti.

Tuttavia, per molti governi, la Cina rappresenta oggi un partner più prevedibile e pragmatico, capace di offrire finanziamenti rapidi e senza le condizioni politiche spesso imposte da Washington o da istituzioni multilaterali come il Fondo Monetario Internazionale.


Diplomazia della difesa e soft power

Un aspetto meno visibile ma sempre più rilevante della presenza cinese in Sudamerica è quello militare. Negli ultimi anni Pechino ha intensificato la cooperazione con diverse forze armate latinoamericane, fornendo equipaggiamenti, sistemi di sorveglianza e programmi di addestramento.

In alcuni paesi — come il Venezuela, la Bolivia e l’Ecuador — la Cina ha già venduto droni, veicoli blindati e radar. In altri — come il Brasile — la collaborazione si concentra su progetti di ricerca e sviluppo congiunti nel campo aerospaziale. Questo rientra nella più ampia Global Security Initiative, con cui Pechino intende promuovere una visione della sicurezza internazionale alternativa a quella occidentale.

Parallelamente, la diplomazia culturale e scientifica cinese si fa sempre più intensa: borse di studio, centri Confucio, cooperazioni universitarie e programmi di scambio contribuiscono a costruire un’immagine positiva della Cina presso le nuove élite latinoamericane.


Tra opportunità e timori

Non tutti, però, guardano con entusiasmo a questa espansione. Gli Stati Uniti, tradizionale potenza di riferimento per l’emisfero occidentale, considerano la penetrazione cinese in America Latina come una sfida diretta alla loro influenza storica. Washington teme che la crescente presenza tecnologica di Pechino — in particolare nel campo delle telecomunicazioni 5G — possa avere implicazioni per la sicurezza nazionale e per la competizione geopolitica globale.

Molti paesi della regione, d’altro canto, cercano di mantenere un difficile equilibrio tra le due potenze. Il Brasile di Lula da Silva, ad esempio, promuove una linea di autonomia strategica, intensificando la cooperazione economica con la Cina ma mantenendo un dialogo aperto con Washington. Il Messico, per contro, rimane legato all’orbita statunitense per via dell’accordo commerciale USMCA, mentre Cile e Perù puntano su una diplomazia economica multilaterale.


L’Europa e l’Italia davanti alla nuova mappa del potere economico

L’espansione cinese in Sudamerica ha implicazioni dirette anche per l’Europa e per l’Italia, storicamente presenti nel continente grazie a legami culturali e commerciali di lunga data.

Negli ultimi anni, l’Unione Europea ha rilanciato la propria strategia per l’America Latina attraverso il piano Global Gateway, con l’obiettivo di mobilitare fino a 45 miliardi di euro entro il 2027 per progetti sostenibili nei settori dell’energia rinnovabile, del digitale e delle infrastrutture. È una risposta chiara alla competizione con la Belt and Road Initiative cinese e mira a rafforzare la cooperazione tra economie affini per valori e standard ambientali.

Per l’Italia, che nel 2023 ha registrato un interscambio con l’America Latina superiore ai 15 miliardi di euro, la regione rappresenta una piazza strategica sia sul piano economico sia politico. Le esportazioni italiane verso il continente — trainate da macchinari, prodotti chimici, farmaceutici e agroalimentari — possono trovare nuove opportunità grazie ai progetti di transizione energetica e digitalizzazione promossi dai governi locali.

Ma la concorrenza è sempre più agguerrita. Le imprese italiane si trovano a competere non solo con colossi cinesi, ma anche con gruppi statunitensi e coreani già radicati nel territorio. Per mantenere la propria posizione, è essenziale rafforzare la presenza industriale diretta e investire in partnership locali, puntando su qualità, sostenibilità e innovazione — ambiti in cui il Made in Italy conserva un vantaggio competitivo riconosciuto.


Uno scenario in evoluzione

La nuova fase della presenza cinese in Sudamerica riflette una trasformazione profonda dell’ordine economico mondiale. L’America Latina non è più soltanto un mercato di esportazione o un serbatoio di risorse naturali, ma un campo di prova per la competizione tecnologica e politica tra le grandi potenze.

Per l’Italia, ciò significa che la regione va osservata con rinnovata attenzione: non solo come destinazione per l’export, ma come partner per la costruzione di filiere produttive sostenibili e diversificate.

In un mondo che si avvia verso la deglobalizzazione e la regionalizzazione delle catene del valore, il legame triangolare Europa-Cina-Sudamerica definirà sempre più le regole del commercio internazionale. E l’Italia, grazie alla sua vocazione manifatturiera e diplomatica, può ancora giocare un ruolo da protagonista — a patto di saper leggere per tempo i nuovi equilibri che stanno emergendo “oltre la Via della Seta”.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it  -  Autore Alessio Gambino

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