Il commercio estero italiano chiude novembre 2025 con un quadro fatto di piccoli segnali di ripresa nel breve periodo e di una sostanziale stabilità nel confronto annuo. Le esportazioni registrano un lieve aumento su base mensile, mentre le importazioni scendono in modo più marcato: una combinazione che rafforza l’avanzo commerciale e riduce il peso del deficit energetico. La lettura complessiva, però, resta selettiva: la crescita è concentrata in alcuni comparti e in alcune destinazioni, mentre i volumi esportati continuano a mostrare debolezza.
I numeri chiave di novembre 2025
- Export: +0,4% su base mensile; -0,1% su base annua in valore.
- Volumi export: -2,1% su base annua.
- Import: -3,2% su base mensile; -3,5% su base annua in valore.
- Saldo commerciale: +5,1 miliardi di euro (in aumento rispetto a novembre 2024).
- Prezzi all’importazione: +0,1% su base mensile; -2,8% su base annua.
Export: lieve crescita nel mese, ma la dinamica annua resta debole
A novembre 2025 le esportazioni crescono leggermente rispetto a ottobre (+0,4%). L’aumento riguarda sia i mercati dell’Unione Europea (+0,5%) sia quelli extra UE (+0,4%), segnalando una tenuta abbastanza diffusa nel breve periodo.
Se però si passa al confronto annuo, l’immagine è meno dinamica: l’export è praticamente fermo in valore (-0,1%), mentre in volume scende del 2,1%. In altre parole, la stabilità in euro non coincide con una crescita delle quantità esportate: un dettaglio importante per le imprese, perché suggerisce che la tenuta dipende anche da prezzi, mix di prodotto e composizione delle vendite, più che da un’espansione dei volumi.
Nel trimestre settembre–novembre, rispetto al trimestre precedente, l’export registra inoltre una moderata riduzione (-0,4%), segnale coerente con una fase di rallentamento ciclico.
UE meglio dell’extra UE: la geografia dell’export pesa sempre di più
Dietro la quasi stabilità complessiva si nascondono dinamiche divergenti. Su base annua, l’export verso l’Unione Europea cresce (+2,6%), mentre quello verso i mercati extra UE arretra (-2,8%). È un elemento che conta in ottica strategica: nel 2025 il mercato europeo continua a comportarsi come un’area relativamente più stabile, mentre fuori dall’UE la domanda appare più discontinua e più esposta alla volatilità.
Beni strumentali protagonisti, energia in calo
Guardando alle grandi categorie economiche, la crescita congiunturale dell’export è sostenuta soprattutto dai beni strumentali (+3,4%), mentre risultano in aumento anche i beni intermedi (+0,6%). Al contrario, scendono le esportazioni di energia (-15,1%) e calano, seppur in misura più contenuta, i beni di consumo.
Il messaggio è chiaro: quando l’export accelera, tende a farlo soprattutto sulla componente legata agli investimenti e alle filiere industriali (macchine e beni strumentali), più che sui consumi.
I settori che trainano (e quelli che frenano)
La lettura settoriale conferma un export a “trazione concentrata”. Tra i contributi positivi principali si distinguono:
- Metalli di base e prodotti in metallo: +17,0%
- Farmaceutica e chimico-medicinale: +6,1%
- Macchinari e apparecchi n.c.a.: +3,2%
All’opposto, tra i comparti che pesano di più in negativo:
- Altra manifattura (articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici e altri prodotti non classificati altrove): -19,7%
- Coke e prodotti petroliferi raffinati: -31,3%
Sul cumulato dei primi undici mesi del 2025 l’export cresce del 3,1%, ma anche qui il contributo è concentrato: spiccano farmaceutica (+30,9%), metalli (+8,4%), mezzi di trasporto esclusi autoveicoli (+10,7%) e alimentari-bevande-tabacco (+4,3%), mentre calano in modo più evidente raffinazione e autoveicoli.
Partner commerciali: forte flessione verso la Turchia, bene Svizzera e paesi OPEC
Sul fronte geografico, la Turchia risulta il paese con il contributo negativo maggiore, con un calo dell’export del 40,5%. Scendono anche le esportazioni verso Regno Unito (-16,2%), paesi ASEAN (-21,5%), Stati Uniti (-2,9%) e Paesi Bassi (-9,7%).
Crescono invece le vendite verso paesi OPEC (+18,9%), Svizzera (+12,2%), Belgio (+9,4%), Spagna (+4,9%) e Austria (+12,1%).
Questa dispersione tra mercati è un promemoria importante per le imprese: nel 2025 non basta “essere presenti all’estero”, diventa decisivo selezionare con precisione mercati, canali e posizionamento.
Import in calo e saldo commerciale in aumento: migliora anche il deficit energetico
A novembre 2025 le importazioni scendono (-3,2% su base mensile) e registrano un calo anche nel confronto annuo (-3,5% in valore). La flessione è determinata soprattutto dalla contrazione degli acquisti dall’area extra UE (-11,2%), mentre crescono quelli dall’area UE (+2,4%).
Il saldo commerciale sale a +5,1 miliardi di euro, migliorando rispetto a un anno prima. Un ruolo importante lo gioca l’energia: il deficit energetico diminuisce, mentre l’avanzo dei prodotti non energetici aumenta. Nel complesso, nei primi undici mesi del 2025 l’avanzo commerciale è pari a 44,7 miliardi di euro ed è attribuibile agli scambi con i paesi extra UE.
Prezzi all’importazione: calo annuo, lieve rialzo mensile legato all’energia
I prezzi all’importazione aumentano leggermente su base mensile (+0,1%), ma calano su base annua (-2,8%). Il rialzo congiunturale è collegato soprattutto ai prezzi di alcuni prodotti energetici, mentre la dinamica annua in flessione indica un alleggerimento delle pressioni sui costi rispetto alle fasi più tese degli ultimi anni, pur con l’energia che resta la componente più sensibile agli shock.
Il punto, alla fine, non è se l’export “tenga” — perché sta tenendo — ma come lo sta facendo. Con un motore che gira a colpi di pochi settori, con mercati che premiano e mercati che frenano, e con i volumi che ricordano che la partita non si vince solo guardando gli euro a fine mese. Il saldo commerciale che migliora è una buona notizia, certo, ma non basta a trasformare la prudenza in slancio: è un equilibrio che regge finché reggono alcune filiere e finché l’energia non torna a mordere.
Per le imprese, il 2026 assomiglia meno a una strada dritta e più a una rotta da navigare: serve selezione, prima ancora che espansione. Selezione dei mercati, dei clienti, dei canali. Selezione dei prodotti su cui investire davvero. E soprattutto selezione delle promesse da fare: tempi, qualità, assistenza, affidabilità. Perché in questa fase chi esporta non viene premiato per essere ovunque, ma per essere riconoscibile. E la differenza, come spesso accade, la farà una cosa semplice e difficile insieme: trasformare la stabilità in strategia, prima che la stabilità diventi abitudine.
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it - Autore Alessio Gambino
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