Commercio estero extra UE: dicembre 2025 “riaccende” l’export

Commercio estero extra UE: dicembre 2025 “riaccende” l’export

19 Febbraio 2026 Categoria: Marketing Internazionale

Dopo un autunno non lineare, dicembre 2025 porta un segnale di ripartenza per l’interscambio italiano con i Paesi extra UE: le esportazioni tornano a crescere su base annua e migliorano anche sul mese, mentre le importazioni aumentano congiunturalmente ma restano in lieve calo rispetto a un anno fa, secondo le stime diffuse da Istat.

La fotografia più immediata è nei saldi: l’avanzo commerciale extra UE a dicembre 2025 arriva a +8,385 miliardi di euro, in netto miglioramento rispetto ai +6,923 miliardi di dicembre 2024. È un dato che, letto oltre il numero, racconta due storie contemporanee: da un lato la tenuta della manifattura (che torna a spingere), dall’altro un impatto energetico meno penalizzante sul lato import.

Un rimbalzo mensile “moderato”, ma su basi più solide

Nel confronto dicembre su novembre, l’aumento riguarda entrambi i flussi, con importazioni più dinamiche: export +1,5% e import +4,3%. Dietro la crescita mensile dell’export c’è soprattutto la spinta dei beni strumentali (+3,7%), con un contributo anche dell’energia (+11,0%) e di intermedi e durevoli (entrambi +2,4%).

Il segnale davvero interessante, però, è quello tendenziale: a dicembre l’export extra UE cresce del +4,6% su base annua (dopo il calo registrato a novembre), mentre l’import flette del -1,2%. In altre parole: non è solo un rimbalzo “da calendario”, ma un mese che riporta l’export in territorio positivo su base annua, con una composizione più favorevole.

In valori assoluti (dati grezzi), a dicembre 2025:

  • Esportazioni: 27,790 miliardi di euro
  • Importazioni: 19,404 miliardi di euro
  • Saldo commerciale: +8,385 miliardi di euro

Il surplus migliora perché l’energia pesa meno

Il miglioramento dell’avanzo commerciale si spiega in buona parte con la componente energetica. A dicembre 2025 il deficit energetico si riduce da -5,080 miliardi (dicembre 2024) a -3,513 miliardi. Parallelamente, l’avanzo dei prodotti non energetici resta elevato e quasi stabile: +11,899 miliardi (contro +12,003 un anno prima).

È un punto cruciale per le imprese: quando la bolletta energetica si “sfiata” e la parte non energetica continua a generare saldo, l’export torna a essere non solo un motore di crescita, ma anche un fattore di resilienza macro (e di stabilità per filiere e margini).

Che cosa compra il mondo dall’Italia? Intermedi e strumentali guidano la ripresa

Istat evidenzia che la crescita tendenziale di dicembre è sostenuta soprattutto da beni intermedi (+18,2%) e beni strumentali (+8,2%). È la combinazione tipica di una domanda estera che non si limita al consumo finale, ma “riattiva” anche le catene produttive: componenti, semilavorati, input industriali; e, dall’altra parte, macchinari e soluzioni di investimento.

Sul fronte import, il movimento mensile è trainato dai beni intermedi (+9,8% sul mese), mentre su base annua la contrazione complessiva è dovuta soprattutto al calo dell’energia (-32,0%), che compensa aumenti importanti negli acquisti di beni di consumo non durevoli (+26,7%) e beni intermedi (+23,7%).

Geografie: ASEAN e Svizzera accelerano, USA quasi stabili sull’export ma “forti” sull’import

Dicembre 2025 sposta l’attenzione su alcuni mercati. Le esportazioni segnano aumenti molto marcati verso Paesi ASEAN (+47,8%) e Svizzera (+41,6%); crescono anche le vendite verso Cina (+7,8%) e Paesi OPEC (+4,8%).

Al contrario, l’export cala verso Turchia (-17,7%), Regno Unito (-10,5%), MERCOSUR (-9,6%) e Giappone (-7,3%), mentre sugli Stati Uniti la variazione è quasi nulla (-0,4%).

Sul lato import spiccano due numeri: +61,1% dagli Stati Uniti e +45,4% dai Paesi MERCOSUR, a fronte della forte riduzione degli acquisti dai Paesi OPEC (-36,5%).

Il bilancio del 2025: surplus alto, ma import più vivace

Nel complesso del 2025, l’export verso extra UE cresce +2,3%, mentre l’import sale +3,4%. Il saldo resta molto elevato, ma leggermente inferiore al 2024: +56,1 miliardi (da +57,6).

Vale anche la pena ricordare che nel quarto trimestre 2025 (rispetto al precedente) l’export risulta in lieve calo (-0,8%) e l’import scende (-1,8%). È un promemoria utile: dicembre è un buon finale, ma dentro l’anno resta una dinamica che richiede prudenza nella lettura “di trend”.

Opportunità per settore: cosa dicono i raggruppamenti (e come usarli nelle strategie export)

Beni strumentali (macchinari, impianti, soluzioni industriali)
A dicembre l’export è in crescita e il saldo mensile è molto ampio (+5,961 miliardi), con un risultato annuo particolarmente robusto (+55,604 miliardi).
Spunto operativo: dove la domanda di investimento riparte, contano pacchetti “chiavi in mano” (assistenza, ricambi, service) e formule di partnership/commerciali che riducano il rischio percepito del cliente estero.

Beni intermedi (chimica, semilavorati, componentistica, materiali)
L’export accelera forte, ma crescono anche le importazioni: il saldo resta positivo (+1,231 miliardi nel mese; +3,245 miliardi nel 2025), ma più “sensibile” alle dinamiche di filiera.
Spunto operativo: qui vince l’affidabilità: lead time, qualità costante, certificazioni, continuità di fornitura. È spesso la differenza tra essere un fornitore “alternativo” ed entrare stabilmente in distinta base.

Beni di consumo non durevoli (food, personal care, parte del tessile/moda “di rotazione”)
Dicembre risulta leggermente sotto l’anno precedente per l’export, ma il 2025 chiude in crescita e con un saldo molto consistente (+3,662 miliardi nel mese; +31,999 miliardi nell’anno).
Spunto operativo: la leva è il canale. Compliance, logistica e marketing locale incidono quanto (se non più) del prezzo. Per molte PMI conviene lavorare su distributori specializzati, marketplace selezionati e strategie “always-on” di visibilità.

Beni di consumo durevoli (arredo, elettrodomestico, alcuni beni “a ciclo lungo”)
Resta il comparto più sotto pressione: dicembre è negativo nel confronto annuo e anche il 2025 risulta in calo, pur mantenendo un saldo positivo.
Spunto operativo: domanda più selettiva significa posizionamento più netto: premium, contract, nicchie ad alto servizio. Spesso serve una presenza commerciale locale (showroom, partner, reti di progettisti).

In un contesto internazionale ancora irregolare, dicembre 2025 consegna un messaggio incoraggiante: l’export extra UE riprende slancio e il saldo migliora, anche grazie a una componente energetica meno penalizzante. Per le imprese italiane questo significa, da un lato, una finestra utile per consolidare mercati e clienti dove la domanda industriale sta riaprendo ordini e investimenti; dall’altro, la necessità di presidiare con più attenzione costi e approvvigionamenti, perché la dinamica dell’import segnala filiere in movimento e competizione più intensa sugli input. La differenza, nei prossimi mesi, la faranno velocità commerciale, capacità di servizio e scelte mirate sui Paesi e sui canali, più che una crescita “indifferenziata” delle vendite.

Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it  -  Autore Alessio Gambino

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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