Costo del lavoro e consumi energetici:i mali della manifattura made in Italy

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28 Maggio 2014
Categoria: Marketing Internazionale
Paese:  Italia Australia USA Francia Svizzera Germania Belgio

L’Italia oggi é la seconda potenza manifatturiera d’Europa, il quinto Paese esportatore industriale e la decima economia per volume di scambi commerciali. Ma per quanto tempo riuscirà a difendere la sua posizione rispetto agli altri Paesi del mondo? Secondo una ricerca effettuata dal Boston Consulting Group, il gigante mondiale della consulenza, l’indice di competitività del nostro Paese é pari a 123 punti, dieci punti in più di rispetto a quelli collezionati nel 2004. Tasse, costo del lavoro e burocrazia presentano infatti alle imprese un conto salato per produrre, che hanno fatto calare, anno dopo anno, la competività del Bel Paese. 

I criteri utilizzati dal Boston Consulting Group per creare la graduatoria (Grafico 1) sono stati: la retribuzione media nell’industria, la produttività per dipendente, il tasso di cambio e il costo dell’energia, tutti fattori che compongono l’indice di competitività. 

Grafico 1: Costo dell’attività manifatturiera. Indice base Usa 2014=100

 Fonte: elaborazione a cura di Exportiamo su dati di Boston Consulting Group.

Dal grafico si evince come sia l’Australia (130 punti) il Paese con il costo dell’attività manifatturiera più alta, seguita dalla Svizzera (125 punti), dalla Francia (124 punti) e da Belgio, Brasile e appunto Italia (123 punti). A 121 c’é la Germania, a 116 la Svezia, a 115 il Canada, a 111 Austria, Olanda e Giappone. Regno Unito e Spagna sono appaiati a 109 punti, tallonati da Repubblica Ceca (107), Corea del Sud (102) e Polonia (101). Gli Usa sono a 100 punti. Al di sotto di questa soglia, nell’ordine, si piazzano Russia (99 punti), Taiwan (97), Cina (96), Messico e Thailandia (91), India (87) e Indonesia (81).

Ad incidere profondamente sulla posizione negativa dell’Italia sono il tasso di cambio (a causa dell’euro forte) e la bolletta energetica, particolarmente pesante per un Paese costretto a importare oltre l’80% del suo fabbisogno. Non a caso il costo dell’energia elettrica in Italia é il più elevato tra i grandi Paesi esportatori. Ma non solo, anche la burocrazia e l’accesso al credito rappresentano dei fattori limitanti allo sviluppo del settore. Dunque per tornare competitivi bisognerà creare le giuste condizioni e il taglio dell’Irap annunciato dal Governo Renzi potrebbe rappresentare un primo passo nella direzione giusta. Viceversa l’inerzia o peggio ancora l’assenza di interventi potrebbe peggiorare la situazione a tal punto che secondo gli scenari previsti dall’Economist Intelligence Uniti e dagli esperti della Boston Consulting Group si rischierebbe di raggiungere nel 2018 un indice pari a 128 ed una produzione più cara del 28% rispetto a quella negli Stati Uniti.

Ricordiamo ai lettori di Exportiamo che si é conclusa lo scorso marzo la fiera di riferimento per l’industria manifatturiera MECSPE, dove é stato  presentato il progetto Spex (Senaf Promo Export), con l’obiettivo di aiutare le aziende nell’internazionalizzazione, offrendo un supporto logistico, commerciale, ma anche legale e amministrativo. Inoltre la manifestazione ha permesso agli espositori di incontrare buyer provenienti da Paesi europei ed extraeuropei: un’occasione per sviluppare importanti sinergie e orientare le scelte aziendali in un contesto internazionale.

Fonte: rielaborazione dati da Affari&Finanza.

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