L’industria calzaturiera italiana nel primo quadrimestre 2014

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02 Settembre 2014
Categoria: Marketing Internazionale
Paese:  Italia

«theMICAM, ossia la fiera internazionale dedicata alla calzatura in corso in questi giorni a Milano, conferma il proprio ruolo di manifestazione leader del settore»

Il 2014 non é iniziato al meglio per il settore calzaturiero. I dati Istat relativi alla prima parte dell’anno delineano un quadro caratterizzato più da difficoltà che da soddisfazioni, nonostante si confermino realtà aziendali e nicchie di mercato in crescita. Il comparto segna un’inversione di tendenza rispetto alle dinamiche favorevoli che avevano caratterizzato la produzione e le esportazioni nel corso del 2013: come vedremo per entrambe le variabili si sono registrate lievi flessioni in volume, accompagnate da limitati aumenti in valore.

Per quanto riguarda l’export, i primi quattro mesi 2014, periodo cui si riferiscono i dati ufficiali dell’Istat al momento disponibili, hanno registrato una crescita moderata in valore del +3,9%, a fronte però di un calo del -0,7% in volume. Il prezzo medio, 34,22 euro al paio, é risultato in aumento del 4,6%.

Confermando l’andatura del 2013, il mercato interno, ossia il terzo mercato di sbocco per i produttori italiani, ha subìto una pesante battuta d’arresto a causa del perdurante clima di incertezza relativo alla nostra economia ed alle prospettive occupazionali: la spesa delle famiglie ha evidenziato nel primo semestre 2014 dinamiche restrittive per il comparto moda e accessori, in speciale modo per le calzature.

Meglio il versante estero, dove viene venduto l’85% della produzione italiana: in totale sono state esportate al di fuori dei nostri confini nazionali 83 milioni di paia di scarpe, 600mila paia in meno rispetto a gennaio-aprile 2013. Questo risultato non é positivo, considerando che nell’ultimo ventennio solo nel primo quadrimestre 2009 in piena crisi internazionale si erano vendute 78,4 milioni di paia e nel 2012 ancora 82,5 milioni di paia. Meglio i risultati nei primi quattro mesi in termini di valore, che si attesta a 2,84 miliardi di euro, cifra record per un quadrimestre iniziale.

Tra le cause che hanno contribuito fortemente a frenare l’export extra-UE segnaliamo il minor dinamismo delle economie emergenti, l’euro forte e le tensioni geopolitiche crescenti. Questo é il dato più allarmante, in quanto il mercato extra-UE ha trainato il settore negli anni recenti: in particolare le difficoltà economiche in Russia, la seria crisi con l’Ucraina e l’embargo hanno ridotto gli ordinativi dai mercati della Comunità Stati Indipendenti (CSI) che comprende Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Russia, Tagikistan, Uzbekistan e Turkemistan. Nei Paesi asiatici, dove le quantità esportate sono aumentate nell’ultimo quinquennio del 57%, nel primo quadrimestre 2014 la crescita é diminuita a meno di un punto percentuale, pur con un +9% in termini nominali. Dall’altra parte i buoni risultati in America settentrionale e nella penisola araba hanno contribuito sinora a limitare la flessione dell’export registrata in volume. Ristagna anche la domanda nei Paesi dell’Unione Europea, complice una ripresa economica in affanno.

Se vediamo in dettaglio le macro-aree di destinazione del Made in Italy delle calzature, si evidenziano in primis le performance altalenanti nella UE28, con -0,2% in quantità e con +4,4% in valore nell’insieme. Francia e Germania si confermano i nostri principali mercati, rispettivamente  al +0,3% ed al +1,8% in volume. Registriamo una flessione nei Paesi Bassi, con -11,4% in quantità, ed un recupero nel Regno Unito, con +4,8%. Il Belgio rimane stabile e si segnala una debole crescita in Spagna. In pratica, sette scarpe italiane su dieci vendute oltre confine sono dirette ad un membro dell’Unione.

Come dicevamo, emergono purtroppo trend negativi dai Paesi dell’Est Europa e della CSI, con arretramenti a doppia cifra: l’area registra nel suo complesso -16,1% in volume, con la Russia a -15,5%, l’Ucraina a -17% ed il Kazakistan a -14,6. Ciò si spiega con l’atteggiamento conservativo di molti operatori e pertanto con un rallentamento degli ordini già negli ultimi mesi 2013, sfociato poi in una vera e propria battuta d’arresto all’inizio del 2014. Un grave contraccolpo sul portafoglio ordini di molte aziende del settore, considerati il ritmo di crescita dei mercati dell’ex Unione Sovietica negli anni recenti e la quota di export sempre più rilevante da essi detenuta.

Vediamo i dati incoraggianti. Il Nord America tiene bene con +15% in volume ed un +17,5% in valore: gli USA segnano +18% in valore, confermandosi il nostro terzo mercato di sbocco dopo il crollo del biennio di crisi 2008- 2009. Un trend confermato anche nel 2014. Il Medio Oriente segna un +9% in quantità ed un +11% in valore, con dinamiche decisamente premianti negli Emirati Arabi. L’Asia evidenzia invece incrementi più modesti rispetto al recente passato: complessivamente segna un +9% in valore ed in particolare la Cina un +8,7%, Hong Kong un +21,6%, Corea del Sud un +20,8%. In termini di volumi l’area registra un +0,7%, con la Cina al -0,6%. L’aggregato Cina+Hong Kong si é confermato il nostro settimo mercato di destinazione in valore. Frena al contrario il Giappone con -1% valore e -3,5% nel volume.

Grafico 1. Macro-aree di destinazione del Made in Italy (% in volume)

Fonte: elaborazione a cura di Exportiamo su dati Istat

Il saldo commerciale dei primi quattro mesi 2014 é risultato in attivo per 1.408 milioni di euro, con un aumento del 5,1% sul corrispondente periodo 2013.

Poco confortanti, in chiave prospettica, le indicazioni circa la raccolta ordini nel secondo trimestre dell’anno: l’indagine di Assocalzaturifici registra un assottigliamento in quantità del portafoglio sia sul fronte interno con un -2,6% sia su quello estero con -1,1%. Il dato complessivo si riassume in una contrazione del -1,4% rispetto ad aprile-giugno 2013. Scendendo più nel dettaglio, la rilevazione mostra segni di tenuta in Germania con un +0,3% in volume, mentre calano gli ordinativi nei restanti Paesi della UE con un -1,7% nell’insieme. Fuori dai confini comunitari l’unica nota positiva é la conferma della crescita negli USA con un +2%. Decisamente sfavorevole é l’andamento degli ordini sul mercato russo con -6,3% e la flessione per il Giappone con -1,2%. Infine la categoria residuale “Altri mercati” segna un -0,6%.

Nonostante questi dati, il theMICAM, ossia la fiera internazionale dedicata alla calzatura in corso in questi giorni a Milano, conferma il proprio ruolo di manifestazione leader del settore, superando i risultati delle precedenti edizioni: 1.557 espositori, dei quali 617 internazionali, su oltre 67.500 mq di superficie espositiva netta. La prossima edizione é prevista a Shanghai a fine settembre per la presentazione delle nuove collezioni 2015.

Per maggiori informazioni in relazione al theMICAM ed altre fiere di settore consigliamo di visitare la nostra sezione FIERE, accedendo dal seguente link.

Fonte: elaborazione a cura di Exportiamo su dati dell’Istat e Assocalzaturifici.
Barbara Alessandrini, b.alessandrini@exportiamo.it

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