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    <title>Exportiamo.it - Eventi e Formazione</title>
    <link>https://www.exportiamo.it/eventi-e-formazione/</link>
    <description>Ultimi eventi pubblicati su Exportiamo.it</description>
    <language>it-it</language>
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        <title><![CDATA[GACC Cina 2026: cosa cambia per le aziende italiane con il nuovo Decreto 280]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/aree/15312/gacc-cina-2026-cosa-cambia-per-le-aziende-italiane-con-il-nuovo-decreto-280/</link>
        <pubDate>Thu, 09 Jul 2026 08:13:59 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[Dal Decreto 248 al Decreto 280: nuova fase per l&rsquo;export alimentare in Cina
Per le aziende italiane del settore agroalimentare che esportano, o intendono esportare, in Cina, la registrazione presso il GACC continua a rappresentare un passaggio obbligato. Tuttavia, dal 1&deg; giugno 2026 il quadro normativo &egrave; cambiato: &egrave; entrato in vigore il nuovo Decreto GACC n. 280, che sostituisce il precedente Decreto n. 248, applicato dal 2022.
La novit&agrave; &egrave; rilevante perch&eacute; riguarda direttamente gli stabilimenti esteri che producono, trasformano o, nei casi previsti, stoccano alimenti destinati al mercato cinese. In altre parole, non si tratta di un semplice aggiornamento formale, ma di una revisione della disciplina che regola l&rsquo;accesso dei produttori alimentari stranieri al sistema doganale cinese.
Per le imprese italiane interessate a vendere prodotti alimentari in Cina, il messaggio &egrave; chiaro: prima di spedire, occorre verificare che lo stabilimento effettivo sia correttamente registrato sul portale CIFER e che la categoria di prodotto sia inquadrata secondo le nuove regole.
Cos&rsquo;&egrave; il GACC e perch&eacute; la registrazione &egrave; cos&igrave; importante
Il GACC, General Administration of Customs of China, &egrave; l&rsquo;autorit&agrave; doganale cinese competente per il controllo delle merci in entrata e in uscita dal Paese. Nel settore alimentare, il GACC ha un ruolo centrale nella gestione della sicurezza, della tracciabilit&agrave; e della conformit&agrave; dei prodotti importati.
La registrazione GACC non riguarda genericamente &ldquo;l&rsquo;azienda che vende&rdquo; o &ldquo;il marchio commerciale&rdquo;, ma lo stabilimento estero coinvolto nella produzione, trasformazione o stoccaggio degli alimenti destinati alla Cina.
Questo punto &egrave; fondamentale soprattutto per le aziende italiane che operano con modelli di private label, conto terzi, brokeraggio commerciale o distribuzione internazionale. Se un&rsquo;impresa italiana vende prodotti a proprio marchio ma affida la produzione a un partner industriale, in linea generale sar&agrave; lo stabilimento produttivo effettivo a dover essere registrato, non necessariamente il proprietario del brand.
La prima grande differenza: una logica pi&ugrave; basata sul rischio
Con il Decreto 248, la disciplina era costruita intorno a una distinzione piuttosto rigida tra categorie soggette a registrazione tramite autorit&agrave; competente e categorie registrabili autonomamente dall&rsquo;impresa.
Con il Decreto 280, il GACC introduce un approccio pi&ugrave; dinamico e basato sul rischio. La valutazione tiene conto della categoria alimentare, del livello di rischio del prodotto, del sistema di sicurezza alimentare del Paese esportatore e dell&rsquo;affidabilit&agrave; dello stabilimento.
In termini pratici, questo significa che la procedura non pu&ograve; pi&ugrave; essere gestita con un approccio &ldquo;standard&rdquo; valido per tutti. Ogni prodotto deve essere analizzato in base a categoria, codice doganale, ingredienti, processo produttivo, stabilimento coinvolto e destinazione d&rsquo;uso.
Per le aziende italiane, la prima attivit&agrave; da svolgere &egrave; quindi una corretta classificazione del prodotto all&rsquo;interno del sistema CIFER.
La seconda novit&agrave;: dalle 18 categorie al catalogo aggiornabile
Una delle modifiche pi&ugrave; importanti riguarda le categorie alimentari che richiedono la raccomandazione dell&rsquo;autorit&agrave; competente del Paese esportatore.
Il precedente Decreto 248 faceva riferimento a 18 grandi categorie di prodotti. Con il Decreto 280 e con l&rsquo;Announcement n. 27 del 2026, il sistema viene aggiornato: le categorie soggette a raccomandazione ufficiale passano a 17 e vengono inserite in un catalogo che pu&ograve; essere aggiornato in modo dinamico dal GACC.
Tra le categorie che richiedono l&rsquo;intervento dell&rsquo;autorit&agrave; competente rientrano, tra le altre: carne e prodotti a base di carne, budelli, nidi di rondine, prodotti apistici, uova e ovoprodotti, oli e grassi commestibili, prodotti farciti a base di cereali, cereali commestibili, farine e malto, vegetali disidratati, polveri per condimenti, frutta secca, semi e frutta a guscio, alimenti per fini speciali, integratori/health foods, prodotti lattiero-caseari e prodotti acquatici.
I prodotti che non rientrano in queste categorie possono generalmente seguire la procedura di registrazione semplificata tramite self-application sul portale CIFER.
La terza novit&agrave;: un&rsquo;unica piattaforma, ma non una procedura uguale per tutti
Un altro cambiamento importante riguarda la modalit&agrave; di presentazione della domanda.
Il Decreto 280 chiarisce che le domande vengono gestite tramite il sistema CIFER, la piattaforma ufficiale per la registrazione degli stabilimenti alimentari esteri. Tuttavia, questo non significa che tutte le domande siano uguali.
Per i prodotti inclusi nel catalogo delle categorie soggette a raccomandazione ufficiale, lo stabilimento deve presentare anche documentazione collegata all&rsquo;attivit&agrave; dell&rsquo;autorit&agrave; competente del Paese esportatore, come rapporti di verifica e lettere di raccomandazione.
Per i prodotti non inclusi nel catalogo, invece, la registrazione pu&ograve; avvenire in modalit&agrave; autonoma da parte dell&rsquo;impresa, sempre attraverso il portale CIFER.
La differenza, quindi, non &egrave; pi&ugrave; semplicemente tra &ldquo;procedura A&rdquo; e &ldquo;procedura B&rdquo;, ma tra registrazione con documentazione dell&rsquo;autorit&agrave; competente e registrazione senza raccomandazione ufficiale, in base alla categoria del prodotto.
La quarta novit&agrave;: rinnovi pi&ugrave; flessibili, ma non per tutti
Il Decreto 280 conferma che la registrazione GACC ha durata di 5 anni. Tuttavia, introduce un sistema pi&ugrave; flessibile per il rinnovo.
In diversi casi, la registrazione pu&ograve; essere rinnovata automaticamente alla scadenza, a condizione che l&rsquo;impresa continui a rispettare i requisiti applicabili e non rientri nelle categorie escluse dal rinnovo automatico.
Il GACC ha per&ograve; previsto anche una lista di prodotti non idonei al rinnovo automatico. In particolare, secondo le indicazioni pubblicate, rientrano in questa lista carne e prodotti a base di carne, nidi di rondine e prodotti collegati.
Per le aziende soggette a rinnovo non automatico, la domanda deve essere presentata entro una finestra temporale compresa tra 3 e 12 mesi prima della scadenza della registrazione.
Questo rende ancora pi&ugrave; importante monitorare con anticipo le scadenze CIFER, soprattutto per le imprese italiane gi&agrave; registrate negli anni precedenti.
La quinta novit&agrave;: attenzione agli stabilimenti di stoccaggio
Un ulteriore punto di attenzione riguarda gli stabilimenti di stoccaggio. Il Decreto 280 continua a includere nel proprio perimetro anche le imprese estere coinvolte nello stoccaggio di alimenti esportati in Cina, ma l&rsquo;ambito operativo &egrave; stato chiarito progressivamente attraverso le misure attuative.
In particolare, sono stati richiamati i rischi collegati alla gestione a bassa temperatura di alimenti di origine animale terrestre e prodotti acquatici. Di conseguenza, per alcune filiere, anche i depositi frigoriferi coinvolti nella catena di esportazione possono assumere rilievo ai fini della registrazione.
Per un&rsquo;azienda italiana, questo significa che non basta analizzare il produttore. Occorre ricostruire l&rsquo;intera filiera: chi produce, chi confeziona, chi effettua l&rsquo;ultimo processo rilevante, chi stocca, dove avviene la spedizione e quale stabilimento viene indicato nella documentazione doganale.
Private label, broker e trader: chi deve registrarsi?
Uno degli aspetti pi&ugrave; delicati riguarda le aziende che non producono direttamente, ma vendono prodotti a proprio marchio realizzati da terzi.
Nel caso di private label, broker, societ&agrave; commerciali o brand owner, la registrazione GACC deve essere valutata con attenzione. In linea generale, il soggetto da registrare &egrave; lo stabilimento che realizza materialmente il prodotto, non il semplice titolare del marchio.
Se un&rsquo;azienda italiana commercializza conserve, dolci, pasta, prodotti da forno, condimenti o altri alimenti prodotti da partner industriali, sar&agrave; necessario verificare se ogni stabilimento produttivo sia gi&agrave; registrato in CIFER per la categoria corretta.
Non &egrave; possibile utilizzare in modo generico il numero GACC di un fornitore per prodotti realizzati da un altro stabilimento. Ogni registrazione &egrave; collegata allo stabilimento e alla categoria di prodotto.
Etichetta e numero GACC: quale codice indicare?
Una volta ottenuta la registrazione, il prodotto esportato in Cina deve riportare le informazioni richieste dalla normativa cinese. Il Decreto 280 prevede che gli alimenti esportati da imprese registrate riportino sull&rsquo;imballaggio il numero di registrazione cinese oppure il numero approvato dall&rsquo;autorit&agrave; competente del Paese o della regione di origine.
Nella prassi operativa, le aziende devono prestare particolare attenzione al coordinamento tra etichetta, documentazione doganale, importatore cinese e dati presenti nel sistema CIFER.
Il codice indicato deve essere coerente con lo stabilimento effettivo e con la categoria alimentare registrata. Errori nella corrispondenza tra produttore, numero GACC e prodotto possono comportare blocchi, richieste di chiarimento o difficolt&agrave; in fase di sdoganamento.
Cosa devono fare ora le aziende italiane
Alla luce del nuovo Decreto 280, le aziende italiane che esportano o vogliono esportare alimenti in Cina dovrebbero effettuare un check-up della propria posizione GACC/CIFER.
Le verifiche principali riguardano:

corretta identificazione dello stabilimento produttivo effettivo;
classificazione della categoria alimentare secondo il nuovo catalogo;
verifica della necessit&agrave; o meno della raccomandazione dell&rsquo;autorit&agrave; competente;
controllo dello stato della registrazione CIFER;
coerenza tra numero GACC, etichetta e documentazione doganale;
monitoraggio delle scadenze e delle condizioni di rinnovo;
analisi di eventuali stabilimenti di stoccaggio coinvolti nella filiera.

Per chi non &egrave; ancora registrato, il primo passo &egrave; creare o verificare l&rsquo;account sul portale CIFER, individuare la categoria corretta e raccogliere la documentazione richiesta. Per chi &egrave; gi&agrave; registrato, invece, &egrave; opportuno verificare se la registrazione resta valida alla luce del nuovo quadro normativo e se il rinnovo potr&agrave; avvenire automaticamente o richieder&agrave; una domanda specifica.
Conclusioni: il Decreto 280 non elimina gli obblighi, li rende pi&ugrave; selettivi
Il nuovo Decreto GACC n. 280 non cancella l&rsquo;obbligo di registrazione per esportare alimenti in Cina. Al contrario, rafforza una logica di controllo pi&ugrave; mirata, basata sul rischio, sulla categoria del prodotto e sull&rsquo;affidabilit&agrave; della filiera.
Per le aziende italiane del food &amp; beverage, la Cina resta un mercato di grande interesse, ma anche un mercato altamente regolamentato. Qualit&agrave; del prodotto, notoriet&agrave; del brand e interesse commerciale dell&rsquo;importatore non sono sufficienti se la parte regolatoria non &egrave; gestita correttamente.
La registrazione GACC/CIFER deve quindi essere considerata una vera e propria condizione di accesso al mercato cinese. Un errore nella categoria, nel soggetto registrato, nel numero riportato in etichetta o nella documentazione pu&ograve; rallentare o compromettere l&rsquo;operazione di export.
Per questo motivo, prima di avviare una spedizione verso la Cina, &egrave; consigliabile svolgere un&rsquo;analisi preventiva della filiera e della documentazione, cos&igrave; da capire quale procedura seguire e quali soggetti devono essere effettivamente registrati.
Se la tua azienda deve esportare prodotti alimentari in Cina o deve verificare la propria registrazione GACC/CIFER alla luce del nuovo Decreto 280, Exportiamo pu&ograve; supportarti nella valutazione della categoria merceologica, nella verifica dello stabilimento produttivo, nella predisposizione della documentazione e nella gestione operativa della procedura.
Per maggiori informazioni &egrave; possibile contattare il nostro senior expert Alessio Gambino all&rsquo;indirizzo: a.gambino@exportiamo.it.
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo.
&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA
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    </item>
        <item>
        <title><![CDATA[L&rsquo;Operatore Economico Autorizzato (AEO) cambia pelle: parte il corso per rimanere competitivi nell&rsquo;export]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/aree/15311/l%e2%80%99operatore-economico-autorizzato-aeo-cambia-pelle-parte-il-corso-per-rimanere-competitivi-nell%e2%80%99export/</link>
        <pubDate>Wed, 10 Jun 2026 08:51:44 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[Il commercio internazionale sta entrando in una nuova fase e, per le imprese che operano sui mercati esteri, la differenza tra crescita e rallentamento passer&agrave; sempre pi&ugrave; dalla capacit&agrave; di governare la dogana. Il nuovo Codice Doganale dell&rsquo;Unione Europea, approvato dal Consiglio UE nel giugno 2025 e attualmente all&rsquo;esame del Parlamento Europeo, rappresenta uno degli interventi pi&ugrave; rilevanti degli ultimi anni nell&rsquo;ambito della Riforma dell&rsquo;Unione Doganale. L&rsquo;obiettivo &egrave; rafforzare il ruolo delle imprese nel commercio globale, ridefinendo la figura dell&rsquo;Operatore Economico Autorizzato (AEO). Il modello evolve verso il Trust and Check Trader: pi&ugrave; autonomia operativa e semplificazioni, ma anche responsabilit&agrave; pi&ugrave; stringenti in termini di controllo, affidabilit&agrave; e gestione del rischio lungo tutta la catena del valore.
Il cambiamento arriva in un momento complesso: tensioni geopolitiche persistenti, rotte commerciali instabili, una crescente attenzione alla sostenibilit&agrave; e una digitalizzazione sempre pi&ugrave; pervasiva dei processi di scambio. Per le aziende che esportano, la compliance non &egrave; pi&ugrave; solo un adempimento amministrativo ma diventa un elemento strutturale di competitivit&agrave;.
In questo contesto nasce la nuova edizione del corso per Responsabile delle Questioni Doganali ai fini AEO 2026-2027, sviluppato da C-Trade &ndash; societ&agrave; di consulenza doganale e formazione con esperienza decennale &ndash; in collaborazione con ITS Move Academy e accreditato dall&rsquo;Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Un percorso di 200 ore, da settembre 2026 a aprile 2027, pensato per accompagnare imprese e professionisti nell&rsquo;interpretazione delle novit&agrave; normative e nella loro applicazione operativa.
&laquo;La dogana non &egrave; pi&ugrave; un passaggio finale del processo di vendita internazionale, ma un fattore che incide sulla strategia commerciale e sulla continuit&agrave; operativa&raquo;, spiega Lucia Iannuzzi, CEO e co-founder di C-Trade. &laquo;Le imprese che comprendono questa evoluzione riescono a prevenire i rischi, pianificare meglio i flussi e rendere pi&ugrave; affidabile la relazione con clienti e partner esteri&raquo;.
Dalla norma alla pratica operativa
Il programma non si limita all&rsquo;analisi del quadro regolatorio. L&rsquo;obiettivo &egrave; integrare la disciplina doganale nei processi aziendali: pianificazione export, gestione documentale, classificazione merci, accordi internazionali e gestione del rischio. La dogana diventa cos&igrave; un nodo gestionale che dialoga con supply chain, finanza e commerciale.
Il nuovo Codice, infatti, non si limita a rafforzare la compliance: spinge verso modelli organizzativi pi&ugrave; strutturati, basati su tracciabilit&agrave;, controllo interno e digitalizzazione. Un cambiamento che richiede figure professionali capaci di interpretare la norma in chiave operativa.
&laquo;Oggi alle imprese non serve solo conoscere la regola, ma capire come applicarla nei processi quotidiani&raquo;, osserva Paolo Massari, co-founder di C-Trade e alla direzione didattica del corso. &laquo;La gestione doganale diventa un linguaggio comune tra ufficio export, amministrazione e logistica. Chi riesce a integrarlo riduce tempi, costi e incertezze nelle operazioni internazionali&raquo;.
Prepararsi alla dogana del futuro
Il percorso formativo affronta temi centrali per chi opera sui mercati esteri: normativa doganale, accordi preferenziali, controlli, accertamenti e gestione dei rischi. Le lezioni si svolgono in webinar con prova finale in presenza e sono rivolte a imprenditori, export manager, responsabili logistici e professionisti coinvolti nella gestione dell&rsquo;internazionalizzazione.
L&rsquo;iniziativa si inserisce nel quadro del programma europeo Dogana 2040, che punta a una gestione sempre pi&ugrave; digitale, preventiva e integrata dei controlli commerciali. Per le aziende, questo significa passare da un approccio reattivo a uno predittivo, capace di anticipare criticit&agrave; e ottimizzare i flussi.
C-Trade e ITS Move: formazione come leva di competitivit&agrave;
Grazie all&rsquo;esperienza consulenziale maturata negli anni a fianco delle imprese, C-Trade&nbsp; porta in aula casi concreti e situazioni reali, oltre che nomi illustri del settore come ospiti in grado di offrire punti di vista pragmatici e prestigiosi.ITS Move Academy contribuisce con un&rsquo;impostazione didattica strutturata e fortemente collegata al tessuto produttivo. La combinazione tra esperienza operativa e metodo formativo consente di trasformare il percorso formativo in un asset di reale valore per imprese e professionisti.
A chi si rivolge il corso?Il corso &egrave; rivolto a professionisti, export e supply chain manager, spedizionieri ma anche CFO, imprenditori e studenti. Oltre al corso intero, che consente di diventare operatori AEO certificati, si possono seguire anche i singoli moduli o un pacchetto da 20 ore per chi vuole approfondire temi specifici. Per i lettori di Exportiamo uno sconto dedicato del 10% sul percorso completo (da 3.500&euro; a 3.150&euro;), valido fino alla chiusura delle iscrizioni.
Corso per Responsabile delle Questioni Doganali ai fini AEO 2026-2027
Periodo: settembre 2026 &ndash; aprile 2027Modalit&agrave; di svoglimento: online, con esame finale in presenzaPrezzo: 3.500&euro; percorso completo, 10% di sconto digitando il coupon EXPORTIAMO10 al momento dell&#8217;acquisto.Corso fruibile in singoli moduli con prezzi specifici per ogni modulo.
Info e iscrizioni su c-trade.it

&nbsp;
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it&nbsp; -&nbsp; Autore Alessio Gambino
&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA
&nbsp;
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        <item>
        <title><![CDATA[SIMEST 2026: Pi&ugrave; Fondo Perduto per l&rsquo;Export]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/aree/15310/simest-2026-piu-fondo-perduto-per-l%e2%80%99export/</link>
        <pubDate>Thu, 28 May 2026 10:22:01 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[SIMEST rafforza il sostegno alle imprese italiane che investono in innovazione, sostenibilit&agrave; e internazionalizzazione. Con l&rsquo;aggiornamento della Circolare Fondo 394/81 &ndash; &ldquo;Transizione Digitale o Ecologica&rdquo;, operativo dal 25 maggio 2026, arrivano nuove opportunit&agrave; per PMI e grandi imprese che vogliono crescere sui mercati esteri, investire negli Stati Uniti o affrontare l&rsquo;aumento dei costi energetici.
Le novit&agrave; introdotte ampliano in modo significativo l&rsquo;accesso ai finanziamenti agevolati SIMEST, incrementano le quote di contributo a fondo perduto e introducono condizioni ancora pi&ugrave; favorevoli per le imprese energivore, per chi investe negli USA e per le aziende colpite dagli eventi meteorologici straordinari.
Per molte imprese italiane si tratta di una misura strategica per finanziare investimenti in digitalizzazione, efficientamento energetico, industria 4.0 e rafforzamento patrimoniale.
Cos&rsquo;&egrave; il Fondo 394/81 SIMEST
Il Fondo 394/81 &egrave; lo strumento agevolativo gestito da SIMEST per sostenere l&rsquo;internazionalizzazione delle imprese italiane attraverso finanziamenti a tasso agevolato e quote di cofinanziamento a fondo perduto.
L&rsquo;obiettivo della misura &ldquo;Transizione Digitale o Ecologica&rdquo; &egrave; finanziare programmi di investimento finalizzati a:

innovazione digitale;
transizione ecologica;
sostenibilit&agrave; energetica;
rafforzamento patrimoniale;
crescita della competitivit&agrave; internazionale.

La misura &egrave; destinata sia alle PMI che alle Mid Cap e grandi imprese con sede operativa in Italia.
Le principali novit&agrave; introdotte nel 2026
L&rsquo;aggiornamento 2026 introduce una serie di agevolazioni particolarmente interessanti per le imprese italiane impegnate sui mercati internazionali.

Pi&ugrave; spazio agli investimenti patrimoniali

Una delle novit&agrave; pi&ugrave; importanti riguarda la possibilit&agrave; di utilizzare una quota maggiore delle risorse per il rafforzamento patrimoniale dell&rsquo;impresa e delle controllate estere.
In particolare:

fino all&rsquo;80% dell&rsquo;intervento agevolativo per imprese con interessi negli Stati Uniti o nei Balcani Occidentali;
fino al 90% per imprese energivore o per aziende che rientrano nella nuova misura &ldquo;Energia per la Competitivit&agrave; Internazionale&rdquo;.

Le imprese potranno utilizzare tali risorse anche per:

aumenti di capitale delle controllate;
finanziamenti soci;
investimenti produttivi all&rsquo;estero;
consolidamento della presenza internazionale.

Fondo perduto fino al 30%
Uno degli aspetti pi&ugrave; interessanti della misura SIMEST resta la quota di cofinanziamento a fondo perduto.
Nel 2026 sono previste agevolazioni ancora pi&ugrave; vantaggiose:
Fondo perduto fino al 20%
Per:

imprese energivore;
imprese che hanno avviato percorsi di efficientamento energetico;
aziende che rientrano nella misura &ldquo;Energia per la Competitivit&agrave; Internazionale&rdquo;.

Fondo perduto fino al 30% per PMI
Le PMI che rientrano nella misura energia possono ottenere fino al 30% a fondo perduto, entro il limite massimo di 200.000 euro.
Finanziamenti agevolati per investimenti negli Stati Uniti
Grande attenzione anche al mercato americano.
Le imprese italiane con interessi negli USA possono accedere a condizioni particolarmente favorevoli se:

esportano negli Stati Uniti;
hanno una sede commerciale o produttiva negli USA;
intendono realizzare investimenti diretti sul mercato americano.

Tra i vantaggi:

quota maggiore di investimenti patrimoniali ammissibili;
anticipo del 50% dell&rsquo;intervento;
estensione del piano di rimborso;
accesso al fondo perduto.

Si tratta di una misura particolarmente interessante per le aziende italiane che vogliono presidiare il mercato statunitense in modo stabile, soprattutto in una fase di crescente complessit&agrave; geopolitica e commerciale.
Quali spese finanzia SIMEST
La misura copre un&rsquo;ampia gamma di investimenti.
Spese per transizione digitale
Sono finanziabili:

software e tecnologie digitali;
cybersecurity;
cloud computing;
big data;
automazione industriale;
sistemi Industria 4.0;
blockchain;
consulenze digitali;
certificazioni digitali.

Spese per transizione ecologica
Tra gli investimenti ammessi:

efficientamento energetico;
riduzione consumi;
sostenibilit&agrave; ambientale;
investimenti ESG;
certificazioni ambientali;
diagnosi energetiche.

Rafforzamento patrimoniale
Le imprese possono inoltre finanziare:

immobilizzazioni materiali e immateriali;
aumenti di capitale delle controllate;
finanziamenti soci;
investimenti strategici legati all&rsquo;internazionalizzazione.

Importi finanziabili
Gli importi massimi previsti dalla misura sono:

fino a 500.000 euro per micro imprese;
fino a 2,5 milioni di euro per PMI;
fino a 5 milioni di euro per grandi imprese.

L&rsquo;importo finanziabile pu&ograve; arrivare fino al 35% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci.
Tasso agevolato e durata
Il finanziamento SIMEST prevede condizioni molto vantaggiose:

tasso agevolato pari al 10%, 50% o 80% del tasso di riferimento UE;
durata ordinaria di 6 anni;
2 anni di preammortamento;
possibilit&agrave; di estensione del rimborso fino a 8 anni per alcune categorie di imprese.

Per molte aziende il costo finanziario risulta estremamente competitivo rispetto al credito ordinario bancario.
Chi pu&ograve; accedere
Possono presentare domanda:

PMI;
micro imprese;
start up innovative;
PMI innovative;
grandi imprese.

&Egrave; necessario:

avere almeno due bilanci depositati;
sede operativa in Italia;
una quota export minima;
regolarit&agrave; contributiva;
conformit&agrave; ambientale;
polizza catastrofale obbligatoria.

Perch&eacute; le imprese devono muoversi subito
Le misure SIMEST rappresentano oggi uno degli strumenti pi&ugrave; efficaci per finanziare progetti di crescita internazionale con condizioni fortemente agevolate.
Tuttavia:

le risorse sono limitate;
le domande vengono valutate in ordine cronologico;
la preparazione tecnica della pratica &egrave; fondamentale per massimizzare le probabilit&agrave; di approvazione.

Inoltre, la corretta impostazione del progetto consente di:

aumentare la quota di fondo perduto;
ridurre le garanzie richieste;
ottimizzare il piano di investimento;
evitare criticit&agrave; in fase di rendicontazione.

Con le nuove opportunit&agrave; introdotte nel 2026, il Fondo 394/81 si conferma uno degli strumenti pi&ugrave; interessanti per sostenere la competitivit&agrave; delle imprese italiane sui mercati internazionali. Perch&egrave; non approfittarne?
&nbsp;
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it&nbsp; -&nbsp; Autore Alessio Gambino
&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA]]></description>
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    </item>
        <item>
        <title><![CDATA[Commercio estero extra UE: dicembre 2025 &ldquo;riaccende&rdquo; l&rsquo;export]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/aree/15309/commercio-estero-extra-ue-dicembre-2025-%e2%80%9criaccende%e2%80%9d-l%e2%80%99export/</link>
        <pubDate>Thu, 19 Feb 2026 09:06:45 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[Dopo un autunno non lineare, dicembre 2025 porta un segnale di ripartenza per l&rsquo;interscambio italiano con i Paesi extra UE: le esportazioni tornano a crescere su base annua e migliorano anche sul mese, mentre le importazioni aumentano congiunturalmente ma restano in lieve calo rispetto a un anno fa, secondo le stime diffuse da Istat.
La fotografia pi&ugrave; immediata &egrave; nei saldi: l&rsquo;avanzo commerciale extra UE a dicembre 2025 arriva a +8,385 miliardi di euro, in netto miglioramento rispetto ai +6,923 miliardi di dicembre 2024. &Egrave; un dato che, letto oltre il numero, racconta due storie contemporanee: da un lato la tenuta della manifattura (che torna a spingere), dall&rsquo;altro un impatto energetico meno penalizzante sul lato import.
Un rimbalzo mensile &ldquo;moderato&rdquo;, ma su basi pi&ugrave; solide
Nel confronto dicembre su novembre, l&rsquo;aumento riguarda entrambi i flussi, con importazioni pi&ugrave; dinamiche: export +1,5% e import +4,3%. Dietro la crescita mensile dell&rsquo;export c&rsquo;&egrave; soprattutto la spinta dei beni strumentali (+3,7%), con un contributo anche dell&rsquo;energia (+11,0%) e di intermedi e durevoli (entrambi +2,4%).
Il segnale davvero interessante, per&ograve;, &egrave; quello tendenziale: a dicembre l&rsquo;export extra UE cresce del +4,6% su base annua (dopo il calo registrato a novembre), mentre l&rsquo;import flette del -1,2%. In altre parole: non &egrave; solo un rimbalzo &ldquo;da calendario&rdquo;, ma un mese che riporta l&rsquo;export in territorio positivo su base annua, con una composizione pi&ugrave; favorevole.
In valori assoluti (dati grezzi), a dicembre 2025:

Esportazioni: 27,790 miliardi di euro
Importazioni: 19,404 miliardi di euro
Saldo commerciale: +8,385 miliardi di euro

Il surplus migliora perch&eacute; l&rsquo;energia pesa meno
Il miglioramento dell&rsquo;avanzo commerciale si spiega in buona parte con la componente energetica. A dicembre 2025 il deficit energetico si riduce da -5,080 miliardi (dicembre 2024) a -3,513 miliardi. Parallelamente, l&rsquo;avanzo dei prodotti non energetici resta elevato e quasi stabile: +11,899 miliardi (contro +12,003 un anno prima).
&Egrave; un punto cruciale per le imprese: quando la bolletta energetica si &ldquo;sfiata&rdquo; e la parte non energetica continua a generare saldo, l&rsquo;export torna a essere non solo un motore di crescita, ma anche un fattore di resilienza macro (e di stabilit&agrave; per filiere e margini).
Che cosa compra il mondo dall&rsquo;Italia? Intermedi e strumentali guidano la ripresa
Istat evidenzia che la crescita tendenziale di dicembre &egrave; sostenuta soprattutto da beni intermedi (+18,2%) e beni strumentali (+8,2%). &Egrave; la combinazione tipica di una domanda estera che non si limita al consumo finale, ma &ldquo;riattiva&rdquo; anche le catene produttive: componenti, semilavorati, input industriali; e, dall&rsquo;altra parte, macchinari e soluzioni di investimento.
Sul fronte import, il movimento mensile &egrave; trainato dai beni intermedi (+9,8% sul mese), mentre su base annua la contrazione complessiva &egrave; dovuta soprattutto al calo dell&rsquo;energia (-32,0%), che compensa aumenti importanti negli acquisti di beni di consumo non durevoli (+26,7%) e beni intermedi (+23,7%).
Geografie: ASEAN e Svizzera accelerano, USA quasi stabili sull&rsquo;export ma &ldquo;forti&rdquo; sull&rsquo;import
Dicembre 2025 sposta l&rsquo;attenzione su alcuni mercati. Le esportazioni segnano aumenti molto marcati verso Paesi ASEAN (+47,8%) e Svizzera (+41,6%); crescono anche le vendite verso Cina (+7,8%) e Paesi OPEC (+4,8%).
Al contrario, l&rsquo;export cala verso Turchia (-17,7%), Regno Unito (-10,5%), MERCOSUR (-9,6%) e Giappone (-7,3%), mentre sugli Stati Uniti la variazione &egrave; quasi nulla (-0,4%).
Sul lato import spiccano due numeri: +61,1% dagli Stati Uniti e +45,4% dai Paesi MERCOSUR, a fronte della forte riduzione degli acquisti dai Paesi OPEC (-36,5%).
Il bilancio del 2025: surplus alto, ma import pi&ugrave; vivace
Nel complesso del 2025, l&rsquo;export verso extra UE cresce +2,3%, mentre l&rsquo;import sale +3,4%. Il saldo resta molto elevato, ma leggermente inferiore al 2024: +56,1 miliardi (da +57,6).
Vale anche la pena ricordare che nel quarto trimestre 2025 (rispetto al precedente) l&rsquo;export risulta in lieve calo (-0,8%) e l&rsquo;import scende (-1,8%). &Egrave; un promemoria utile: dicembre &egrave; un buon finale, ma dentro l&rsquo;anno resta una dinamica che richiede prudenza nella lettura &ldquo;di trend&rdquo;.
Opportunit&agrave; per settore: cosa dicono i raggruppamenti (e come usarli nelle strategie export)
Beni strumentali (macchinari, impianti, soluzioni industriali)A dicembre l&rsquo;export &egrave; in crescita e il saldo mensile &egrave; molto ampio (+5,961 miliardi), con un risultato annuo particolarmente robusto (+55,604 miliardi).Spunto operativo: dove la domanda di investimento riparte, contano pacchetti &ldquo;chiavi in mano&rdquo; (assistenza, ricambi, service) e formule di partnership/commerciali che riducano il rischio percepito del cliente estero.
Beni intermedi (chimica, semilavorati, componentistica, materiali)L&rsquo;export accelera forte, ma crescono anche le importazioni: il saldo resta positivo (+1,231 miliardi nel mese; +3,245 miliardi nel 2025), ma pi&ugrave; &ldquo;sensibile&rdquo; alle dinamiche di filiera.Spunto operativo: qui vince l&rsquo;affidabilit&agrave;: lead time, qualit&agrave; costante, certificazioni, continuit&agrave; di fornitura. &Egrave; spesso la differenza tra essere un fornitore &ldquo;alternativo&rdquo; ed entrare stabilmente in distinta base.
Beni di consumo non durevoli (food, personal care, parte del tessile/moda &ldquo;di rotazione&rdquo;)Dicembre risulta leggermente sotto l&rsquo;anno precedente per l&rsquo;export, ma il 2025 chiude in crescita e con un saldo molto consistente (+3,662 miliardi nel mese; +31,999 miliardi nell&rsquo;anno).Spunto operativo: la leva &egrave; il canale. Compliance, logistica e marketing locale incidono quanto (se non pi&ugrave;) del prezzo. Per molte PMI conviene lavorare su distributori specializzati, marketplace selezionati e strategie &ldquo;always-on&rdquo; di visibilit&agrave;.
Beni di consumo durevoli (arredo, elettrodomestico, alcuni beni &ldquo;a ciclo lungo&rdquo;)Resta il comparto pi&ugrave; sotto pressione: dicembre &egrave; negativo nel confronto annuo e anche il 2025 risulta in calo, pur mantenendo un saldo positivo.Spunto operativo: domanda pi&ugrave; selettiva significa posizionamento pi&ugrave; netto: premium, contract, nicchie ad alto servizio. Spesso serve una presenza commerciale locale (showroom, partner, reti di progettisti).








In un contesto internazionale ancora irregolare, dicembre 2025 consegna un messaggio incoraggiante: l&rsquo;export extra UE riprende slancio e il saldo migliora, anche grazie a una componente energetica meno penalizzante. Per le imprese italiane questo significa, da un lato, una finestra utile per consolidare mercati e clienti dove la domanda industriale sta riaprendo ordini e investimenti; dall&rsquo;altro, la necessit&agrave; di presidiare con pi&ugrave; attenzione costi e approvvigionamenti, perch&eacute; la dinamica dell&rsquo;import segnala filiere in movimento e competizione pi&ugrave; intensa sugli input. La differenza, nei prossimi mesi, la faranno velocit&agrave; commerciale, capacit&agrave; di servizio e scelte mirate sui Paesi e sui canali, pi&ugrave; che una crescita &ldquo;indifferenziata&rdquo; delle vendite.





Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it&nbsp; -&nbsp; Autore Alessio Gambino
&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA


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&nbsp;]]></description>
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        <title><![CDATA[Corso di Formazione per AEO, Operatore Economico Autorizzato]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/aree/15308/l%e2%80%99operatore-economico-autorizzato-aeo-cambia-pelle-parte-il-corso-per-rimanere-competitivi-nell%e2%80%99export/</link>
        <pubDate>Sat, 07 Feb 2026 09:27:23 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[Il commercio internazionale sta entrando in una nuova fase e, per le imprese che operano sui mercati esteri, la differenza tra crescita e rallentamento passer&agrave; sempre pi&ugrave; dalla capacit&agrave; di governare la dogana. Il nuovo Codice Doganale dell&rsquo;Unione Europea, approvato dal Consiglio UE nel giugno 2025 e attualmente all&rsquo;esame del Parlamento Europeo, rappresenta uno degli interventi pi&ugrave; rilevanti degli ultimi anni nell&rsquo;ambito della Riforma dell&rsquo;Unione Doganale. L&rsquo;obiettivo &egrave; rafforzare il ruolo delle imprese nel commercio globale, ridefinendo la figura dell&rsquo;Operatore Economico Autorizzato (AEO). Il modello evolve verso il Trust and Check Trader: pi&ugrave; autonomia operativa e semplificazioni, ma anche responsabilit&agrave; pi&ugrave; stringenti in termini di controllo, affidabilit&agrave; e gestione del rischio lungo tutta la catena del valore.
Il cambiamento arriva in un momento complesso: tensioni geopolitiche persistenti, rotte commerciali instabili, una crescente attenzione alla sostenibilit&agrave; e una digitalizzazione sempre pi&ugrave; pervasiva dei processi di scambio. Per le aziende che esportano, la compliance non &egrave; pi&ugrave; solo un adempimento amministrativo ma diventa un elemento strutturale di competitivit&agrave;.
In questo contesto nasce la nuova edizione del corso per Responsabile delle Questioni Doganali ai fini AEO 2026, sviluppato da Overy &ndash; brand di consulenza e formazione di C-Trade &ndash; in collaborazione con ITS Move Academy e accreditato dall&rsquo;Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Un percorso di 200 ore, da marzo a ottobre 2026, pensato per accompagnare imprese e professionisti nell&rsquo;interpretazione delle novit&agrave; normative e nella loro applicazione operativa.
&laquo;La dogana non &egrave; pi&ugrave; un passaggio finale del processo di vendita internazionale, ma un fattore che incide sulla strategia commerciale e sulla continuit&agrave; operativa&raquo;, spiega Lucia Iannuzzi, CEO e co-founder di C-Trade e Overy. &laquo;Le imprese che comprendono questa evoluzione riescono a prevenire i rischi, pianificare meglio i flussi e rendere pi&ugrave; affidabile la relazione con clienti e partner esteri&raquo;.
Dalla norma alla pratica operativa
Il programma non si limita all&rsquo;analisi del quadro regolatorio. L&rsquo;obiettivo &egrave; integrare la disciplina doganale nei processi aziendali: pianificazione export, gestione documentale, classificazione merci, accordi internazionali e gestione del rischio. La dogana diventa cos&igrave; un nodo gestionale che dialoga con supply chain, finanza e commerciale.
Il nuovo Codice, infatti, non si limita a rafforzare la compliance: spinge verso modelli organizzativi pi&ugrave; strutturati, basati su tracciabilit&agrave;, controllo interno e digitalizzazione. Un cambiamento che richiede figure professionali capaci di interpretare la norma in chiave operativa.
&laquo;Oggi alle imprese non serve solo conoscere la regola, ma capire come applicarla nei processi quotidiani&raquo;, osserva Paolo Massari, co-founder di Overy e alla direzione didattica del corso. &laquo;La gestione doganale diventa un linguaggio comune tra ufficio export, amministrazione e logistica. Chi riesce a integrarlo riduce tempi, costi e incertezze nelle operazioni internazionali&raquo;.
Prepararsi alla dogana del futuro
Il percorso formativo affronta temi centrali per chi opera sui mercati esteri: normativa doganale, accordi preferenziali, controlli, accertamenti e gestione dei rischi. Le lezioni si svolgono in webinar con prova finale in presenza e sono rivolte a imprenditori, export manager, responsabili logistici e professionisti coinvolti nella gestione dell&rsquo;internazionalizzazione.
L&rsquo;iniziativa si inserisce nel quadro del programma europeo Dogana 2040, che punta a una gestione sempre pi&ugrave; digitale, preventiva e integrata dei controlli commerciali. Per le aziende, questo significa passare da un approccio reattivo a uno predittivo, capace di anticipare criticit&agrave; e ottimizzare i flussi.
Overy e ITS Move: formazione come leva di competitivit&agrave;
Grazie all&rsquo;esperienza consulenziale maturata a fianco delle imprese, Overy porta in aula casi concreti e situazioni reali, mentre ITS Move Academy contribuisce con un&rsquo;impostazione didattica strutturata e fortemente collegata al tessuto produttivo. La combinazione tra esperienza operativa e metodo formativo consente di trasformare il percorso formativo in un asset di reale valore per imprese e professionisti.
Sconto per i lettori di Exportiamo
Overy e ITS Move Academy riservano ai lettori di Exportiamo uno sconto del 20% sulla quota di iscrizione, da 3.500&euro; + IVA a 2.800&euro; + IVA fino alla chiusura delle iscrizioni. Per usufruire dell&rsquo;agevolazione, basta indicare di essere lettori di Exportiamo al momento della richiesta di informazioni alla segreteria del corso.In alternativa, in fase di iscrizione online, &egrave; necessario selezionare il nome della testata nel campo &ldquo;Come sei venuto a conoscenza del corso?&rdquo; del modulo di iscrizione.
Lo sconto non &egrave; cumulabile con altre scontistiche in atto.
Durata: 200 orePeriodo: marzo - ottobre 2026Modalit&agrave;: onlinePrezzo: 3.500&euro; Info e iscrizioni su overyitalia.com
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it&nbsp; -&nbsp; Autore Alessio Gambino in collaborazione con Overy
&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA]]></description>
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        <title><![CDATA[Misura USA SIMEST 2026: incentivi per investire negli Stati Uniti]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/aree/15307/misura-usa-simest-2026-incentivi-per-investire-negli-stati-uniti/</link>
        <pubDate>Mon, 19 Jan 2026 09:18:15 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[Dal 14 gennaio 2026 SIMEST introduce condizioni dedicate a favore delle imprese italiane con interessi negli Stati Uniti, grazie all&rsquo;aggiornamento di pi&ugrave; strumenti del Fondo 394 e con uno stanziamento complessivo fino a 200 milioni di euro. L&rsquo;obiettivo &egrave; rafforzare la presenza del Made in Italy negli USA non solo attraverso l&rsquo;export, ma anche e soprattutto favorendo investimenti strutturali (commerciali, organizzativi, digitali e, in alcuni casi, societari) sul mercato americano.
In uno scenario in cui supply chain, dazi, logistica e tempi di consegna incidono direttamente su margini e competitivit&agrave;, la strategia pi&ugrave; efficace non &egrave; solo &ldquo;vendere di pi&ugrave;&rdquo;, ma essere presenti meglio: con una base locale capace di sostenere crescita, servizio e continuit&agrave; commerciale.
Perch&eacute; gli Stati Uniti sono un mercato chiave per l&rsquo;Italia
Gli Stati Uniti restano uno dei mercati pi&ugrave; importanti per il Made in Italy. Nel 2024 le esportazioni italiane verso gli USA hanno raggiunto 68,13 miliardi di dollari, con settori trainanti come macchinari, farmaceutica, automotive, elettronica e filiere ad alto valore aggiunto.
A livello generale, l&rsquo;export italiano di beni nel 2024 si &egrave; attestato intorno a 623,5 miliardi di euro (dato utile per inquadrare il peso dei mercati strategici extra UE).
Il punto non &egrave; solo la dimensione del mercato, ma la sua natura: gli USA premiano chi garantisce affidabilit&agrave; di consegna, presidio commerciale, assistenza e velocit&agrave; decisionale. Tutti fattori che diventano pi&ugrave; facili da governare quando l&rsquo;azienda dispone di una presenza locale.
Cosa prevede la Misura USA SIMEST (2026)
La delibera prevede condizioni specifiche applicabili, nelle rispettive modalit&agrave;, su strumenti come: Inserimento Mercati, Transizione Digitale o Ecologica, Fiere ed Eventi, E-commerce, Certificazioni e Consulenze e Temporary Manager.
Ecco le novit&agrave; operative pi&ugrave; rilevanti per chi guarda agli Stati Uniti:
1. Fondo perduto fino al 10% come premialit&agrave; &ldquo;USA&rdquo;
&Egrave; prevista una quota di cofinanziamento a fondo perduto fino al 10% dell&rsquo;importo dell&rsquo;intervento agevolativo, collegata al Paese di interesse: Stati Uniti.
Impatto pratico: riduce il costo effettivo dell&rsquo;operazione e migliora la sostenibilit&agrave; finanziaria del progetto, soprattutto per iniziative di ingresso o consolidamento.
2. Anticipo potenziato: 50% subito (anzich&eacute; 25%)
La misura introduce un anticipo del finanziamento pari al 50%, rispetto al 25% ordinario, con saldo successivo al 50%.
Impatto pratico: pi&ugrave; liquidit&agrave; immediata per avviare attivit&agrave; negli USA (setup commerciale, spese di avvio, consulenze, marketing, strutture operative) senza tensioni di cassa.
3. Pi&ugrave; spazio agli investimenti &ldquo;pesanti&rdquo; nella Transizione Digitale o Ecologica
Limitatamente allo strumento Transizione Digitale o Ecologica, la quota destinata agli &ldquo;Ulteriori Investimenti&rdquo; pu&ograve; arrivare fino all&rsquo;80% dell&rsquo;importo deliberato.
Inoltre, entro la percentuale massima prevista, &egrave; possibile elevare fino a 1.000.000 euro la quota destinabile a incrementi di capitale sociale e finanziamento soci delle controllate negli Stati Uniti.
Impatto pratico: la misura non sostiene solo spese commerciali, ma abilita anche interventi societari mirati, utili quando l&rsquo;azienda deve strutturare una controllata o rafforzare il presidio locale.
4. Durata pi&ugrave; lunga su Inserimento Mercati e Transizione Digitale/Ecologica
Su Inserimento Mercati e Transizione Digitale o Ecologica, su richiesta dell&rsquo;impresa, &egrave; possibile estendere il Periodo di Rimborso di 2 anni, con estensione equivalente della durata complessiva del finanziamento (resta invariato il preammortamento).
Impatto pratico: pi&ugrave; respiro nel rientro e maggiore compatibilit&agrave; con progetti che maturano ritorni in tempi medio-lunghi, tipici di un vero inserimento negli USA.
Perch&eacute; &ldquo;avere una base in America&rdquo; cambia i risultati: vantaggi concreti
Molte imprese italiane crescono negli USA finch&eacute; l&rsquo;export &ldquo;regge&rdquo;, ma incontrano un limite quando devono aumentare volumi, velocit&agrave; e affidabilit&agrave;. &Egrave; qui che una base locale diventa un acceleratore.
Presidio commerciale e gestione del mercato

contatto diretto con buyer e distributori
presenza fisica su fusi orari e tempi decisionali USA
gestione pi&ugrave; efficace di negoziazioni, resi, promozioni e retail calendar

Logistica e servizio: meno frizioni, pi&ugrave; marginalit&agrave;

riduzione dei tempi di consegna
migliore controllo di stock e riordini
pi&ugrave; competitivit&agrave; su piattaforme e canali che premiano disponibilit&agrave; e rapidit&agrave;

Compliance e rischio operativo

supporto a etichettatura, requisiti di filiera, certificazioni e contrattualistica
minore esposizione a imprevisti doganali e blocchi di merce
maggiore capacit&agrave; di reagire a cambiamenti normativi e commerciali

Brand e posizionamento
Una presenza locale d&agrave; un segnale forte: l&rsquo;azienda non &ldquo;esporta soltanto&rdquo;, ma investe. Negli USA questo si traduce spesso in maggiore fiducia da parte di partner e clienti.
Quali progetti possono beneficiare di pi&ugrave; della Misura USA SIMEST
In ottica strategica la misura &egrave; particolarmente interessante per:

imprese che vogliono aprire o potenziare una filiale commerciale negli USA
aziende che puntano a consolidare distribuzione e canali (B2B, retail, e-commerce)
realt&agrave; che intendono investire in digitalizzazione, processi, supply chain e operations a supporto del mercato americano
imprese gi&agrave; presenti con controllata e interessate a rafforzarne la struttura patrimoniale entro i limiti previsti

Conclusioni: dagli ordini all&rsquo;investimento, il salto di qualit&agrave; negli USA
Con l&rsquo;avvio dal 14 gennaio 2026, SIMEST rafforza in modo concreto gli strumenti per chi punta agli Stati Uniti: fondo perduto fino al 10%, anticipo al 50%, maggiore flessibilit&agrave; e, in alcuni casi, leve utili anche per la struttura societaria e per investimenti pi&ugrave; impegnativi.
In un mercato in cui l&rsquo;Italia vale decine di miliardi di export annuo, la competizione non si gioca solo sul prodotto, ma sulla capacit&agrave; di garantire presidio, servizio, velocit&agrave; e continuit&agrave;. E questo, molto spesso, richiede una scelta strategica: costruire una base in America per governare davvero il mercato.
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it&nbsp; -&nbsp; Autore Alessio Gambino
&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA]]></description>
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    </item>
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        <title><![CDATA[L&rsquo;export tiene, ma senza slancio]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/aree/15306/l%e2%80%99export-tiene-ma-senza-slancio/</link>
        <pubDate>Fri, 16 Jan 2026 10:04:43 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[Il commercio estero italiano chiude novembre 2025 con un quadro fatto di piccoli segnali di ripresa nel breve periodo e di una sostanziale stabilit&agrave; nel confronto annuo. Le esportazioni registrano un lieve aumento su base mensile, mentre le importazioni scendono in modo pi&ugrave; marcato: una combinazione che rafforza l&rsquo;avanzo commerciale e riduce il peso del deficit energetico. La lettura complessiva, per&ograve;, resta selettiva: la crescita &egrave; concentrata in alcuni comparti e in alcune destinazioni, mentre i volumi esportati continuano a mostrare debolezza.
I numeri chiave di novembre 2025

Export: +0,4% su base mensile; -0,1% su base annua in valore.
Volumi export: -2,1% su base annua.
Import: -3,2% su base mensile; -3,5% su base annua in valore.
Saldo commerciale: +5,1 miliardi di euro (in aumento rispetto a novembre 2024).
Prezzi all&rsquo;importazione: +0,1% su base mensile; -2,8% su base annua.

Export: lieve crescita nel mese, ma la dinamica annua resta debole
A novembre 2025 le esportazioni crescono leggermente rispetto a ottobre (+0,4%). L&rsquo;aumento riguarda sia i mercati dell&rsquo;Unione Europea (+0,5%) sia quelli extra UE (+0,4%), segnalando una tenuta abbastanza diffusa nel breve periodo.
Se per&ograve; si passa al confronto annuo, l&rsquo;immagine &egrave; meno dinamica: l&rsquo;export &egrave; praticamente fermo in valore (-0,1%), mentre in volume scende del 2,1%. In altre parole, la stabilit&agrave; in euro non coincide con una crescita delle quantit&agrave; esportate: un dettaglio importante per le imprese, perch&eacute; suggerisce che la tenuta dipende anche da prezzi, mix di prodotto e composizione delle vendite, pi&ugrave; che da un&rsquo;espansione dei volumi.
Nel trimestre settembre&ndash;novembre, rispetto al trimestre precedente, l&rsquo;export registra inoltre una moderata riduzione (-0,4%), segnale coerente con una fase di rallentamento ciclico.
UE meglio dell&rsquo;extra UE: la geografia dell&rsquo;export pesa sempre di pi&ugrave;
Dietro la quasi stabilit&agrave; complessiva si nascondono dinamiche divergenti. Su base annua, l&rsquo;export verso l&rsquo;Unione Europea cresce (+2,6%), mentre quello verso i mercati extra UE arretra (-2,8%). &Egrave; un elemento che conta in ottica strategica: nel 2025 il mercato europeo continua a comportarsi come un&rsquo;area relativamente pi&ugrave; stabile, mentre fuori dall&rsquo;UE la domanda appare pi&ugrave; discontinua e pi&ugrave; esposta alla volatilit&agrave;.
Beni strumentali protagonisti, energia in calo
Guardando alle grandi categorie economiche, la crescita congiunturale dell&rsquo;export &egrave; sostenuta soprattutto dai beni strumentali (+3,4%), mentre risultano in aumento anche i beni intermedi (+0,6%). Al contrario, scendono le esportazioni di energia (-15,1%) e calano, seppur in misura pi&ugrave; contenuta, i beni di consumo.
Il messaggio &egrave; chiaro: quando l&rsquo;export accelera, tende a farlo soprattutto sulla componente legata agli investimenti e alle filiere industriali (macchine e beni strumentali), pi&ugrave; che sui consumi.
I settori che trainano (e quelli che frenano)
La lettura settoriale conferma un export a &ldquo;trazione concentrata&rdquo;. Tra i contributi positivi principali si distinguono:

Metalli di base e prodotti in metallo: +17,0%
Farmaceutica e chimico-medicinale: +6,1%
Macchinari e apparecchi n.c.a.: +3,2%

All&rsquo;opposto, tra i comparti che pesano di pi&ugrave; in negativo:

Altra manifattura (articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici e altri prodotti non classificati altrove): -19,7%
Coke e prodotti petroliferi raffinati: -31,3%

Sul cumulato dei primi undici mesi del 2025 l&rsquo;export cresce del 3,1%, ma anche qui il contributo &egrave; concentrato: spiccano farmaceutica (+30,9%), metalli (+8,4%), mezzi di trasporto esclusi autoveicoli (+10,7%) e alimentari-bevande-tabacco (+4,3%), mentre calano in modo pi&ugrave; evidente raffinazione e autoveicoli.
Partner commerciali: forte flessione verso la Turchia, bene Svizzera e paesi OPEC
Sul fronte geografico, la Turchia risulta il paese con il contributo negativo maggiore, con un calo dell&rsquo;export del 40,5%. Scendono anche le esportazioni verso Regno Unito (-16,2%), paesi ASEAN (-21,5%), Stati Uniti (-2,9%) e Paesi Bassi (-9,7%).
Crescono invece le vendite verso paesi OPEC (+18,9%), Svizzera (+12,2%), Belgio (+9,4%), Spagna (+4,9%) e Austria (+12,1%).
Questa dispersione tra mercati &egrave; un promemoria importante per le imprese: nel 2025 non basta &ldquo;essere presenti all&rsquo;estero&rdquo;, diventa decisivo selezionare con precisione mercati, canali e posizionamento.
Import in calo e saldo commerciale in aumento: migliora anche il deficit energetico
A novembre 2025 le importazioni scendono (-3,2% su base mensile) e registrano un calo anche nel confronto annuo (-3,5% in valore). La flessione &egrave; determinata soprattutto dalla contrazione degli acquisti dall&rsquo;area extra UE (-11,2%), mentre crescono quelli dall&rsquo;area UE (+2,4%).
Il saldo commerciale sale a +5,1 miliardi di euro, migliorando rispetto a un anno prima. Un ruolo importante lo gioca l&rsquo;energia: il deficit energetico diminuisce, mentre l&rsquo;avanzo dei prodotti non energetici aumenta. Nel complesso, nei primi undici mesi del 2025 l&rsquo;avanzo commerciale &egrave; pari a 44,7 miliardi di euro ed &egrave; attribuibile agli scambi con i paesi extra UE.
Prezzi all&rsquo;importazione: calo annuo, lieve rialzo mensile legato all&rsquo;energia
I prezzi all&rsquo;importazione aumentano leggermente su base mensile (+0,1%), ma calano su base annua (-2,8%). Il rialzo congiunturale &egrave; collegato soprattutto ai prezzi di alcuni prodotti energetici, mentre la dinamica annua in flessione indica un alleggerimento delle pressioni sui costi rispetto alle fasi pi&ugrave; tese degli ultimi anni, pur con l&rsquo;energia che resta la componente pi&ugrave; sensibile agli shock.
Il punto, alla fine, non &egrave; se l&rsquo;export &ldquo;tenga&rdquo; &mdash; perch&eacute; sta tenendo &mdash; ma come lo sta facendo. Con un motore che gira a colpi di pochi settori, con mercati che premiano e mercati che frenano, e con i volumi che ricordano che la partita non si vince solo guardando gli euro a fine mese. Il saldo commerciale che migliora &egrave; una buona notizia, certo, ma non basta a trasformare la prudenza in slancio: &egrave; un equilibrio che regge finch&eacute; reggono alcune filiere e finch&eacute; l&rsquo;energia non torna a mordere.
Per le imprese, il 2026 assomiglia meno a una strada dritta e pi&ugrave; a una rotta da navigare: serve selezione, prima ancora che espansione. Selezione dei mercati, dei clienti, dei canali. Selezione dei prodotti su cui investire davvero. E soprattutto selezione delle promesse da fare: tempi, qualit&agrave;, assistenza, affidabilit&agrave;. Perch&eacute; in questa fase chi esporta non viene premiato per essere ovunque, ma per essere riconoscibile. E la differenza, come spesso accade, la far&agrave; una cosa semplice e difficile insieme: trasformare la stabilit&agrave; in strategia, prima che la stabilit&agrave; diventi abitudine.
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it&nbsp; -&nbsp; Autore Alessio Gambino
&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA]]></description>
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    </item>
        <item>
        <title><![CDATA[Export 2026 per le PMI: mercati core, nuove rotte e opportunit&agrave; Mercosur]]></title>
        <link>https://www.exportiamo.it/aree/15305/export-2026-per-le-pmi-mercati-core-nuove-rotte-e-opportunita-mercosur/</link>
        <pubDate>Wed, 07 Jan 2026 09:19:07 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[Il 2026 non sar&agrave; l&rsquo;anno delle scorciatoie. Per chi esporta, o vuole iniziare a farlo con continuit&agrave;, il mondo sembra tornato a una regola semplice e un po&rsquo; scomoda: vendere all&rsquo;estero richiede ancora pi&ugrave; metodo e meno improvvisazione di ieri. Non perch&eacute; manchino i mercati, anzi. Ma perch&eacute; tra dazi, logistica e volatilit&agrave;, la differenza la far&agrave; la capacit&agrave; di scegliere Paesi &ldquo;servibili&rdquo;, costruire canali solidi e proteggere margini e incassi. In altre parole: meno caccia al &ldquo;Paese in crescita&rdquo; e pi&ugrave; strategia di portafoglio.
L&rsquo;Italia parte comunque da una posizione forte. L&rsquo;export resta un pilastro, con una base di mercati consolidati che continuano a valere pi&ugrave; di qualsiasi scommessa esotica. Proprio per questo, per&ograve;, il 2026 impone di guardare oltre il dato storico: i mercati core non si difendono con l&rsquo;abitudine, ma con disciplina operativa. E i mercati emergenti non si conquistano con l&rsquo;entusiasmo, ma con presidi leggeri e intelligenti.
Il punto chiave del 2026: contano margini e servizio, non solo volumi
C&rsquo;&egrave; un equivoco che molte aziende hanno imparato a proprie spese: &ldquo;export&rdquo; non significa &ldquo;spedire&rdquo;. Nel 2026, esportare significa servire. Significa rispondere, consegnare, gestire resi, garantire assistenza pre e post vendita. Significa avere contratti che reggono quando cambiano le condizioni, e pagamenti protetti quando l&rsquo;incertezza aumenta. Per molte PMI, la partita si giocher&agrave; su dettagli che non fanno notizia, ma fanno bilancio: un Incoterm scelto bene, una classificazione doganale corretta, una logistica affidabile, un importatore strutturato ed affidabile.
Con questo approccio, la geografia 2026 diventa pi&ugrave; leggibile. I Paesi da presidiare si dividono in due blocchi: mercati maturi da consolidare e mercati in crescita da attaccare con metodo.
I Paesi &ldquo;core&rdquo; da difendere e far rendere
Stati Uniti: grande opportunit&agrave;, ma serve una strategia anti-attrito
Resta uno dei mercati pi&ugrave; importanti per valore e capacit&agrave; di assorbire prodotto italiano di fascia medio-alta. Ma nel 2026 va affrontato senza ingenuit&agrave;: la variabile tariffaria e regolatoria pu&ograve; pesare, e la vera leva competitiva diventa l&rsquo;organizzazione. Per chi vende B2B (macchinari, automazione, impianti, packaging), il salto di qualit&agrave; spesso passa da una scelta: non limitarsi a vendere, ma costruire service. Assistenza, ricambi, interventi rapidi in loco. &Egrave; ci&ograve; che trasforma una trattativa in un rapporto stabile e protegge i margini quando la concorrenza gioca sul prezzo. Sicuramente pi&ugrave; impegnativa come strategia nel breve ma anche pi&ugrave; efficace nel lungo periodo.
Germania: filiere e affidabilit&agrave;
La Germania resta il cuore manifatturiero europeo. Qui il Made in Italy funziona quando entra nelle catene del valore: componenti, subfornitura qualificata, automazione, tecnologia di processo. Nel 2026 non vince chi promette, ma chi consegna e regge la pressione su qualit&agrave; e tempi. Non &egrave; un mercato &ldquo;facile&rdquo;, ma &egrave; uno dei pi&ugrave; meritocratici: se sei affidabile, ti tiene. Mercato ancora super interessante. Si pu&ograve; dare di pi&ugrave;.
Francia: prossimit&agrave;, premium e canale
La Francia &egrave; spesso il mercato dove l&rsquo;Italia pu&ograve; essere allo stesso tempo vicina e distintiva. Funziona su agroalimentare trasformato, cosmetica, moda, arredo, design. Ma nel 2026 la differenza la far&agrave; la qualit&agrave; del canale: agenti forti, distributori con copertura reale, retail selettivo. &Egrave; un Paese dove la presenza commerciale (anche leggera) conta pi&ugrave; di quanto si pensi: la relazione continua spesso vale pi&ugrave; della singola campagna. Incredibilmente ancora poco presidiato in modo capillare dalle PMI italine. Si pu&ograve; fare di pi&ugrave;.
Spagna: dinamismo e scalabilit&agrave; operativa
La Spagna &egrave; un mercato che molte PMI sottovalutano: vicinanza, barriere contenute, possibilit&agrave; di scalare rapidamente. Per meccanica, packaging, forniture per hospitality e food &amp; beverage &egrave; spesso una combinazione efficace: buon volume potenziale e gestione relativamente semplice. I prezzi di produzione spagnoli sono pi&ugrave; bassi, il che rende i loro prodotti meno costosi e pi&ugrave; appetibili anche nei mercati esteri. E&#8217; un competitor diretto su molti settori merceologici ma pu&ograve; essere anche una zona di atterraggio diretta per molte PMI italiane non ancora presenti. Vamos!
Regno Unito: resta appetibile, ma la macchina deve essere rodata
Il mercato britannico continua a essere interessante, soprattutto per il premium. Tuttavia il post-Brexit non perdona improvvisazione: dogana, IVA, documenti, resi, compliance. Nel 2026 il Regno Unito premia chi &ldquo;fa le cose bene&rdquo;: un partner locale strutturato o un setup interno robusto pu&ograve; riportare competitivit&agrave; e continuit&agrave;. Chi vivr&agrave; vedr&agrave;!
I mercati &ldquo;growth&rdquo; su cui costruire nuove traiettorie
Emirati Arabi Uniti: non solo mercato, ma hub
Gli Emirati valgono spesso pi&ugrave; come piattaforma che come destinazione finale. Dubai e Abu Dhabi sono una porta commerciale verso Golfo, Medio Oriente e parte dell&rsquo;Africa. Il modello che funziona per molte PMI &egrave; chiaro: presidio snello (showroom o ufficio commerciale), distributore forte, lavoro sul B2B e sul contract. Qui l&rsquo;Italia ha un vantaggio naturale su design, arredo, moda e food premium, ma anche su soluzioni tecniche legate a edilizia, hospitality e servizi. I have a dream e si pu&ograve; realizzare!
Arabia Saudita: il Paese dei progetti
Nel 2026, se lavori per commesse e grandi forniture, l&rsquo;Arabia Saudita resta uno dei dossier pi&ugrave; interessanti. Infrastrutture, costruzioni, turismo, entertainment, energy transition: quando un Paese investe cos&igrave;, si aprono spazi per tecnologia, impianti, contract, soluzioni per acqua ed energia. Ma &egrave; un mercato che chiede metodo: partner locale, comprensione del procurement, pazienza e documentazione impeccabile. Inshallah.
India: enorme, ma va &ldquo;ritagliata&rdquo;
L&rsquo;India non &egrave; un mercato, &egrave; un continente. Nel 2026 continua a essere una scommessa strategica, soprattutto per chi vende tecnologie industriali. L&rsquo;errore tipico &egrave; entrare &ldquo;a caso&rdquo;. Funziona invece un approccio chirurgico: scegliere uno o due cluster, trovare un partner tecnico credibile, impostare training e post-vendita. L&rsquo;India premia la continuit&agrave;, non l&rsquo;azione spot. Namast&eacute;.
ASEAN: la crescita che richiede una mappa
Vietnam, Indonesia, Thailandia, Malesia, Filippine, Singapore: l&rsquo;ASEAN &egrave; un&rsquo;area in movimento, ma va letta con una logica regionale. Nel 2026 la scelta pi&ugrave; efficace spesso &egrave; una strategia &ldquo;hub + due mercati&rdquo;: presidiare da un Paese ponte (Singapore come commerciale, Vietnam come filiera) e allargare progressivamente. Bene per macchinari, impianti, packaging, componentistica e beni di consumo aspirazionali.
Investire nel 2026: spesso il vero investimento &egrave; il &ldquo;service&rdquo;
Parlare di investimenti all&rsquo;estero evoca subito fabbriche e grandi strutture. In realt&agrave;, per molte PMI il 2026 suggerisce il contrario: investire dove l&rsquo;investimento migliora il servizio e stabilizza il fatturato, non dove aumenta la complessit&agrave;.
Negli Stati Uniti, ad esempio, un presidio tecnico o un partner di assistenza pu&ograve; trasformare il potenziale in ordini ricorrenti. Nel Golfo, una base leggera negli Emirati pu&ograve; diventare la cabina di regia per pi&ugrave; Paesi. In Polonia, un hub logistico pu&ograve; rendere competitivi anche prodotti che oggi soffrono per tempi e costi di consegna. In India, l&rsquo;investimento pi&ugrave; efficace spesso &egrave; una presenza tecnica che abilita il canale e riduce resistenze all&rsquo;acquisto. In Arabia Saudita, il presidio pu&ograve; essere la chiave per entrare nei progetti.
Il tema &egrave; sempre lo stesso: nel 2026 non vince chi apre di pi&ugrave;, ma chi presidia meglio.
Focus Mercosur: se l&rsquo;accordo con l&rsquo;UE accelera, l&rsquo;America Latina torna in radar
C&rsquo;&egrave; poi un dossier che, se si sblocca, pu&ograve; cambiare alcune rotte: l&rsquo;accordo tra Unione Europea e Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay). Negli ultimi mesi &egrave; tornato al centro del dibattito politico europeo e, se il percorso istituzionale dovesse avanzare, potrebbe aprire scenari nuovi per l&rsquo;export e per alcune filiere industriali italiane.
Per le imprese, il punto non &egrave; fare previsioni sulla politica, ma prepararsi allo scenario: in presenza di un accordo, la riduzione progressiva di alcune barriere e un quadro pi&ugrave; stabile potrebbero rendere pi&ugrave; competitivo l&rsquo;ingresso in mercati storicamente complessi. In prospettiva, l&rsquo;interesse non riguarda solo il consumatore finale. Il Mercosur pu&ograve; diventare soprattutto un terreno di opportunit&agrave; per macchinari, impianti, packaging, tecnologie di processo, energia ed efficienza: settori in cui l&rsquo;Italia ha un vantaggio naturale, ma dove l&rsquo;accesso e la continuit&agrave; fanno la differenza.
La mossa intelligente, nel 2026, &egrave; accendere il radar con anticipo: capire dove oggi pesano costi e vincoli, individuare partner e canali, e ragionare in logica di hub. In America Latina, spesso, non conta il singolo Paese: conta la capacit&agrave; di costruire una base operativa che apra porte a pi&ugrave; mercati.
Conclusione: la strategia 2026 &egrave; un portafoglio, non una scommessa
Se c&rsquo;&egrave; una lezione chiara per il 2026, &egrave; questa: la geografia dell&rsquo;export va progettata come un portafoglio. I mercati core (UE e USA) vanno consolidati con pi&ugrave; disciplina su margini, logistica e post-vendita. I mercati growth (Golfo, India, ASEAN) vanno attaccati con metodo, senza disperdersi. E i dossier potenzialmente trasformativi, come il Mercosur, vanno seguiti con attenzione e preparazione, per non arrivare tardi quando si aprono le finestre.
In un mondo pi&ugrave; complesso, l&rsquo;export non premia chi corre di pi&ugrave;: premia chi corre meglio.
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it&nbsp; -&nbsp; Autore Alessio Gambino
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        <title><![CDATA[Dal rame al green: perch&eacute; il Cile &egrave; la nuova frontiera per le imprese italiane]]></title>
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        <pubDate>Wed, 29 Oct 2025 10:29:54 +0000</pubDate>
        <description><![CDATA[Tra i partner pi&ugrave; dinamici del Sud America, il Cile si conferma una delle economie pi&ugrave; solide e affidabili della regione. L&rsquo;interscambio con l&rsquo;Italia cresce costantemente, mentre il Paese continua ad attrarre investimenti nei settori dell&rsquo;energia, delle infrastrutture, dell&rsquo;agroindustria e delle tecnologie ambientali.







Negli ultimi anni il Cile ha saputo mantenere un profilo di stabilit&agrave; economica e politica che lo distingue nel contesto latinoamericano. Dopo la fase di rallentamento dovuta alla pandemia, il Paese ha registrato una ripresa graduale sostenuta da una politica fiscale prudente, da un ambiente normativo trasparente e da un solido sistema finanziario. Secondo le pi&ugrave; recenti stime del Fondo Monetario Internazionale, il PIL cileno crescer&agrave; del 2,5% nel 2024 e del 2,8% nel 2025, trainato dai consumi privati, dagli investimenti esteri e dal buon andamento delle esportazioni di rame, litio e prodotti agroalimentari.
Un&rsquo;economia aperta al commercio internazionale
Il Cile &egrave; una delle economie pi&ugrave; aperte al mondo. Con oltre 30 accordi di libero scambio, il Paese vanta un accesso privilegiato a mercati strategici in America, Europa e Asia-Pacifico. L&rsquo;adesione al CPTPP e la modernizzazione dell&rsquo;Accordo di Associazione con l&rsquo;Unione Europea, firmata nel 2023, rafforzano ulteriormente il suo posizionamento come hub commerciale dell&rsquo;America Latina.
Nel 2024 le esportazioni cilene si sono attestate intorno a 95 miliardi di dollari, trainate dal comparto minerario (rame e litio), ma in crescita anche i settori agroalimentare, vinicolo, ittico e delle energie rinnovabili. Le importazioni hanno raggiunto circa 89 miliardi di dollari, confermando un saldo commerciale positivo e un mercato interno in espansione.
L&rsquo;interscambio commerciale tra Italia e Cile
Le relazioni economiche tra Italia e Cile si inseriscono in questo contesto di cooperazione e crescita. Secondo i dati SACE e ICE, nel 2023 l&rsquo;interscambio bilaterale ha superato i 2,8 miliardi di euro, in aumento rispetto agli anni precedenti. L&rsquo;export italiano verso il Cile &egrave; cresciuto del 10% su base annua, raggiungendo circa 1,9 miliardi di euro, mentre le importazioni dal Cile si sono attestate attorno a 900 milioni di euro.
Il saldo commerciale resta fortemente a favore dell&rsquo;Italia, sostenuto dai settori ad alto valore aggiunto:
- macchinari e apparecchiature industriali, soprattutto per estrazione mineraria e industria alimentare;
- componentistica e mezzi di trasporto;
- prodotti chimici e farmaceutici;
- tecnologie ambientali e trattamento acque;
- moda e arredamento Made in Italy, sempre pi&ugrave; richiesti dalla classe media cilena.
Sul fronte opposto, l&rsquo;Italia importa principalmente rame, cellulosa, vino e prodotti agricoli, con una quota crescente di materie prime strategiche come litio e molibdeno, fondamentali per la transizione energetica e la produzione di batterie.
Opportunit&agrave; di business per le imprese italiane
Il Cile si conferma uno dei Paesi pi&ugrave; attrattivi per gli investitori grazie a un sistema stabile, trasparente e favorevole al business. Nel 2023 gli investimenti diretti esteri (IDE) hanno superato i 20 miliardi di dollari, concentrati in energia, infrastrutture, servizi e industria estrattiva.
Per le imprese italiane, le opportunit&agrave; si concentrano in diversi ambiti chiave:

Energia e transizione verde &ndash; Il Cile punta a diventare leader mondiale nella produzione di idrogeno verde entro il 2030. Le aziende italiane del comparto energetico e impiantistico possono giocare un ruolo da protagoniste.
Infrastrutture e mobilit&agrave; sostenibile &ndash; Il governo cileno ha in programma grandi opere per migliorare trasporti, logistica e reti ferroviarie, con partnership pubblico-private che aprono spazio a imprese italiane specializzate.
Agroindustria e food tech &ndash; Il Paese &egrave; tra i maggiori esportatori agroalimentari del Sud America. Cresce la domanda di tecnologie italiane per la trasformazione, il packaging e la filiera vinicola.
Salute, cosmetica e benessere &ndash; Il crescente potere d&rsquo;acquisto favorisce l&rsquo;import di farmaci, prodotti cosmetici e beni di consumo di fascia premium.
Turismo e design &ndash; I progetti di valorizzazione del territorio offrono spazi per le aziende italiane dell&rsquo;arredamento, architettura e contract alberghiero.

Le prospettive per il 2025
Secondo SACE, il Cile continuer&agrave; a offrire condizioni macroeconomiche solide e un quadro normativo affidabile. Il Paese &egrave; considerato a rischio medio-basso per gli esportatori italiani (rating 3/9), e il suo Export Opportunity Index supera i 75/100, confermando il suo potenziale per l&rsquo;internazionalizzazione delle PMI italiane.
Con la crescita della domanda di tecnologie sostenibili, gli incentivi agli investimenti e la stabilit&agrave; del contesto politico, il Cile si conferma una destinazione strategica per il Made in Italy in America Latina.
In sintesi, il Cile rappresenta un mercato maturo e dinamico, capace di offrire concrete opportunit&agrave; di crescita alle imprese italiane orientate all&rsquo;innovazione, alla sostenibilit&agrave; e alla qualit&agrave;. Le sinergie tra Roma e Santiago, rafforzate dall&rsquo;accordo di libero scambio UE-Cile, pongono le basi per un&rsquo;ulteriore espansione dell&rsquo;export e degli investimenti diretti italiani nel prossimo futuro.
Fonte: a cura della Redazione di Exportiamo, a.gambino@exportiamo.it&nbsp; -&nbsp; Autore Alessio Gambino
&copy; RIPRODUZIONE RISERVATA






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