15 Apr
I distretti italiani: vecchio paradigma o nuovo player?

I distretti italiani: vecchio paradigma o nuovo player?
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dal   15-04-2014   al   15-04-2014
Tipologia: Fiere
Focus: Italia

“Unirsi per poter meglio rispondere alle sfide provenienti da un mercato sempre più vasto e interdipendente, conservando, e, anzi, valorizzando, nello stesso tempo, le proprie specificità e competenze”. Queste le parole del Presidente Unionfiliere, Luca Giusti, che al convegno tenutosi il 10 aprile scorso ha illustrato il rapporto 2014 “Osservatorio Nazionale Distretti Italiani”*. Il Rapporto è giunto alla sua quinta edizione e, non solo si occupa di descrivere i fenomeni che emergono dall’analisi dei dati raccolti, ma anche tentare di mettere in luce e replicare i laboratori di eccellenze che i distretti tutt’oggi costituiscono. Unioncamere promuove tale rapporto fin dai suoi inizi e in questa quinta edizione si osserva un clima positivo già dal 2013 e che proseguirà anche nel 2014. I mercati esteri continuano a rappresentare il vero pilastro per i distretti.  

Il distretto si presenta come un modello peculiare, capace di valorizzare le tradizioni del territori, i prodotti di qualità, l’impresa familiare e così via. Formatosi tra imprese di piccole dimensioni, ha rappresentato per decenni un punto di forza per l’economia italiana. 

Dal rapporto notiamo anzitutto come sono strutturate a livello territoriale le imprese nelle filiere distrettuali. Un terzo del totale è localizzato nel nord-est del paese, anche se la quota maggiore viene registrata al sud, dovuto all’estensione territoriale maggiore. Dal grafico che segue, invece, possiamo tracciare una fotografia più dettagliata dell’Italia, a livello regionale. Cinque sono le regioni che raggruppano la maggior parte dei distretti: Veneto (27.6%), Puglia (22.7%), Toscana (10.6%), Lombardia (7.9%), Piemonte (6%). 

Grafico 1

grafico

Vale la pena sottolineare, attraverso le due seguenti figure, i punti di forza e di debolezza che hanno da un lato portato a dei cambiamenti positivi all’interno dei distretti, dall’altro hanno portato a galla delle criticità da affrontare e con cui confrontarsi.

Figura 1/ Figura 2

grafico2 grafico3

Si tratta di aspetti diffusi tra gli imprenditori e che in particolare sono stati segnalati quasi all’unanimità. 

L’ultimo aspetto considerato dall’analisi è la propensione all’internazionalizzazione dei distretti. Un nuovo trend è all’orizzonte. Nonostante la crisi abbia rallentato l’economia mondiale, i segnali di ripresa sono deboli. E si assiste soprattutto all’entrata in scena di nuovi players globali, i mercati emergenti, i paesi in via di sviluppo e le nuove modalità di ingresso. I distretti appaiono in questo mutato contesto mondiale un po’ disorientati. La vocazione all’internazionalizzazione c’è, ma da sola non basta. Gli IDE sono ancora poco praticati così come pure gli accordi. La principale modalità risulta essere l’esportazione con la vendita diretta al cliente estero (67% dei casi). In generale, i paesi target sono Europa e USA ma la loro è una presenza ridotta. 

Ciò che anche il rapporto suggerisce è prendere in considerazione delle policy mirate a ciascun distretto, perché ogni caso ha delle potenzialità e criticità differenti. Dunque, agire bene e agire subito.   

Per ulteriori informazioni, dati, sintesi del Rapporto, clicca QUI.

 

*sono stati censiti a tal proposito 100 distretti (indagine campionaria). 

 

 

 

 

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