Un'Italia da export: intervista al CEO di Loriblu

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27 Gennaio 2016
Categoria: Un'Italia da Export
Paese:  Italia

L’Italia è un Paese meraviglioso ma le storie di maggiore successo sono quelle che hanno avviato un processo di internazionalizzazione. Nella nostra rubrica “Un’Italia da export” abbiamo il piacere di ospitare i contributi delle eccellenze imprenditoriali targate Made in Italy che con competenza e coraggio si affacciano sui mercati internazionali. L’intervista rilasciataci da Annarita Pilotti, CEO di Loriblu, azienda attiva dal 1985 nel settore calzaturiero, offre in questo senso spunti particolarmente interessanti.

1. Ci racconti brevemente la storia della Sua Azienda…

La storia di Loriblu nasce agli albori degli anni ’70, quando mio marito Graziano riesce a concretizzare il suo sogno ed inizia a realizzare i primi modelli di calzature. I primi modelli li realizza nel garage di casa utilizzando una vecchia lavatrice come scarta-cuoio ed il primo grande successo arriva nel 1978, quando con il modello Mignon, realizzato con semplici striscioline di pelle intrecciate tra loro, Loriblu fa subito tendenza e vende circa 110.000 paia di calzature. Il secondo importante traguardo lo ha segnato il 1996, quando il sandalo in oro, brillanti e zirconi ricevette il premio “Scarpetta d’Oro”: il valore all’epoca era di oltre 50 milioni di lire.

Negli ultimi 15 anni l’azienda è cresciuta sia a livello nazionale che internazionale, e nel 2010 abbiamo inaugurato un nuovo modernissimo stabilimento industriale in grado di soddisfare le nostre esigenze produttive e aziendali. Oggi Loriblu è un brand riconosciuto e questo è per noi un vero motivo di orgoglio.

2. Quali sono gli elementi e le condizioni che hanno decretato il successo della sua azienda sul mercato attuale?

Fin da quando abbiamo iniziato, abbiamo sempre ritenuto basilari alcuni principi come la manifattura 100% made in Italy, la serietà, l’attenzione alla qualità, alla raffinatezza, ai dettagli e alla preziosità.

A distanza di tanti anni, questi sono ancora oggi gli elementi fondanti della nostra filosofia, che ci vengono riconosciuti dal mercato internazionale e che ci consentono di affermarci in un contesto così competitivo.

E poi ovviamente lo stile delle nostre calzature, attraverso cui testimoniamo la moda italiana nel mondo.

3. In questi anni di crisi, quanto la ricerca del successo sui mercati internazionali è stata una scelta e quanto una necessità per la sua azienda?

Non si tratta di scelta o necessità. Oggi è fondamentale spingere sull’internazionalizzazione e la promozione del brand e dei prodotti sui mercati globali perché oltre l’80% delle calzature prodotte oggi in Italia vengono esportate e molte aziende italiane hanno saputo resistere alla crisi proprio grazie all’export, adottando delle strategie di riposizionamento o delle vere e proprie riorganizzazioni.

Oggi la qualità da sola non basta più, è necessario sostenere il proprio marchio con politiche di investimento a tutto tondo. Il Made In Italy è la nostra maggiore ricchezza, sfruttare questo valore è indispensabile.

4. Quale metodologia di ingresso ha adottato per fare business all’estero ed in quali mercati siete oggi presenti?

Oggi la nostra azienda è un’autorevole testimone nel mondo del Made in Italy e Loriblu è un marchio riconosciuto in tanti paesi. Abbiamo clienti e boutique monomarca in Inghilterra, Francia, Spagna, Stati Uniti, Cina, Russia, Medio Oriente, le nostre boutique hanno sede nelle principali capitali e città della moda come Roma, Milano, Parigi, Londra, Mosca, Dubai, Shanghai, Pechino. In merito ai rapporti con i clienti internazionali, sicuramente le fiere (a partire dal Micam) sono il principale momento di appuntamento e di incontro, e ad esse facciamo seguire una strategia commerciale integrata, grazie ad uno staff che controlla i vari mercati.

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5. Qual è il “peso” delle attività internazionali oggi sul suo business?

La nostra quota export rappresenta circa l’80% del fatturato.

6. Com’è il rapporto con la burocrazia all’estero e, più in generale, quali sono state le principali difficoltà riscontrate?

Entrare in un mercato estero non è mai semplice, la burocrazia è diversa in ogni Paese e le aziende hanno il dovere di adeguarsi. Ad esempio in Russia, che rappresenta per l’Italia il secondo Paese di esportazione, le sanzioni economiche ed i problemi valutari degli ultimi anni hanno reso la situazione poco agevole. Come Presidente di Assocalzaturifici tengo molto a questo tema, credo infatti che in ottica internazionale il Made In sia la maggiore ricchezza del nostro settore. Sfruttare questa nostra peculiarità sarà indispensabile per la produzione calzaturiera italiana e dunque questo è uno dei punti focali di azione della mia presidenza. Stiamo sollecitando l’attenzione dei Ministeri competenti, affinché i loro interventi siano più mirati, concreti e vicini alle attese del nostro settore. E’ fondamentale una “governance” efficace in cui siano accresciute le azioni antidumping, sia disciplinato il rispetto universale delle regole commerciali, specialmente riguardo ai dazi doganali e siano potenziate le misure a contrasto della contraffazione delle produzioni.

7. Quali sono i vostri piani futuri di sviluppo?Avete già in mente nuovi mercati da conquistare?

Gli obiettivi futuri sono consolidare il mercato interno e spingere sull’internazionalizzazione sia in USA che in Europa che in Middle East e Far East. Nelle ultime stagioni abbiamo incrementato il volume d’affari in Cina: abbiamo aperto il primo negozio a Pechino (Shin Kong Place) e posto una base diretta attraverso un nostro showroom a Shanghai, uno spazio di circa 100 metri quadrati nel Putuo District. Inoltre in questo paese stiamo incrementando gli investimenti sui nuovi media e sull’e-commerce. Altro mercato obiettivo sono gli Usa, dove abbiamo appena aperto uno showroom a New York.

8. Quale consiglio si sente di dare agli imprenditori che intendono affacciarsi nello stesso contesto estero?

Difficile dare consigli, ogni azienda ha la sua ricetta, ma credo che ad esempio partecipare alle fiere sia un’opportunità che va colta: non si può aspettare all’interno del proprio calzaturificio che arrivino i clienti. Per questo come Presidente di Assocalzaturifici sto cercando di favorire la partecipazione delle imprese associate alle varie manifestazioni fieristiche in programma.

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Intervista a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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