“Italia e Singapore, le differenze che avvicinano”

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14 Giugno 2016
Categoria: Letture Consigliate
Paese:  Singapore

“Singapore e Italia rimangono lontane per storia e geografia. L’economia e l’assenza di rivalità le hanno invece avvicinate. La globalizzazione ha infine reso ogni rapporto più veloce e praticabile”. Con queste parole Romeo Orlandi, Vice Presidente dell’associazione Italia ASEAN, introduce il lettore alla scoperta di “Italy and Singapore. Converging Differences”. In queste parole è racchiuso tutto il senso di questo interessante volume edito da Il Mulino AREL in occasione del 50° anniversario dei rapporti diplomatici tra Italia e Singapore, coinciso con la visita di stato del presidente Tony Tan Keng Yam.

Due Paesi molto lontani, per modo di concepire lo spazio, il tempo, l’autorità, la proprietà privata, l’individuo e la collettività. Eppure due Paesi che la ricerca di relazioni commerciali, di tecnologia ed innovazione hanno avvicinato fino a rendere l’uno irrinunciabile partner commerciale dell’altro. In questo libro vengono raccontate le tappe di questo meraviglioso percorso di cooperazione dove le differenze possono paradossalmente portare ad una proficua collaborazione.

La prima azienda italiana a credere nelle potenzialità di Singapore fu STMicroelectronics, istituendo il suo primo impianto di assemblaggio in loco nel 1970, appena cinque anni dopo il raggiungimento dell’indipendenza del Paese ed ancora prima che i britannici ritirassero le proprie truppe.

“Un vero e proprio atto di fede” secondo Josephine Teo, Senior Minister di Stato presso l’ufficio del Primo Ministro, il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero dei Trasporti a Singapore. Come molte altre aziende da tutto il mondo, la STMicroelectronics trovò un ambiente favorevole al business e nel 1981 investì significativamente nell’area aprendo il suo primo impianto per la fabbricazione di fette di silicio.

Ma sono tante le aziende italiane che insieme a STMicroelectronics hanno contribuito ad approfondire i rapporti bilaterali tra i due paesi. Dalla istituzione dei rapporti diplomatici nel 1965 se ne contano almeno 440. Coeclerici, Faci, Famosi, Garibaldi, Mapei, Menarini, Sacmi, solo per citarne alcune, e gli autori vi dedicano una delle parti più corpose e interessanti del libro.

Alla ricerca di efficienza, integrità, alto reddito e centralità geografica in un’area con grande potenziale economico, queste coraggiose si sono avventurate in un Paese che in pochi anni è passato, parole del fondatore Lee Kuan Yew, “dal terzo mondo al primo”. Sono aziende che hanno creduto nelle grandi potenzialità dell’area ed hanno contribuito a rendere l’Italia il 6° partner commerciale del Paese, con uno scambio odierno pari a 6,15 miliardi di dollari di Singapore.

E’ infine a Paolo Crudele, Ambasciatore d’Italia a Singapore, che viene affidato l’ingrato compito, assolto egregiamente, di delineare le difficoltà della transizione del modello economico singaporiano e le opportunità che si possono delineare per il nostro Paese. Singapore, com’è noto, è priva di risorse naturali: pertanto la strategia perseguita è stata quella di rendere rilevante Singapore dal punto di vista economico e strategico, costruendo un’economia dinamica e aperta, consacrata ad attrarre gli investimenti stranieri ed in particolar modo quelli delle multinazionali interessate ai mercati asiatici.

Questo modello di sviluppo viene però oggi messo in discussione. La volatilità dei mercati finanziari, l’invecchiamento della popolazione ed i massicci investimenti infrastrutturali che collegheranno la Cina con i porti indiani e con l’Europa bypassando di fatto lo Stretto di Malacca, generano nuove sfide per il Paese.

Sarà necessario quindi ripensare il modello di sviluppo per fare in modo che Singapore mantenga il vantaggio competitivo acquisito in questi anni, nonostante la forte minaccia rappresentata dalla crescita cinese e thailandese.
Tale orientamento deve basarsi sulla promozione di servizi altamente specializzati, puntando sulla manifattura nei settori di avanguardia come farmaceutico, tecnologie applicate alla medicina, ICT, settore aerospaziale, energie rinnovabili, ingegneria marittima e di precisione.

L’obiettivo a lungo termine deve essere quello di creare dei distretti avanzati nei suddetti settori economici e attrarre investimenti stranieri ad alto contenuto tecnologico. Ciò rappresenta una grande opportunità per l’Italia che può servirsi di questo immenso distretto per sviluppare prodotti in associazione con partner di alto profilo disposti a fornire supporto logistico, finanziario e di marketing.

Un volume dedicato a tutti gli imprenditori che si affacciano al mercato singaporiano, a coloro che vi sono già presenti o semplicemente a chi desidera leggere una bella storia di successo sulla costruzione dei rapporti bilaterali tra due Paesi.

In 281 pagine ospita gli interventi di Romeo Orlandi, Vice Presidente dell’Associazione Italia-ASEAN, Paolo Crudele, Ambasciatore della Repubblica d’Italia a Singapore, Benedetto della Vedova, Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Roberto Fabbri, fondatore dell’Italia Business Association a Singapore, Pietro Ginefra, Direttore Principale della Banca d’Italia, Tommy Koh, Special Adviser al Singapore Institute of Policy Studies, Enrico Letta, Presidente e fondatore dell’Associazione Italia-ASEAN, Riccardo Maria Monti, Presidente di ICE Istituto per il Commercio Estero Italiano, Ong Keng Yong, Ambasciatore Straordinario al Ministero degli Affari Esteri di Singapore, Ow Chio Kiat, Presidente della Singapore Shopping Corporation, Mauro Petriccione, funzionario della Commissione Europea oggi incaricato inter alia della supervisione delle relazioni commerciali con l’Asia, Michelangelo Pipan, Vice Presidente dell’associazione Italia-ASEAN e Josephine Teo, Senior Minister of State nell’Ufficio del Primo Ministro, nel Ministero degli Affari Esteri e nel Ministero dei Trasporti.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Cristina Pizzolato, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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