Un'Italia da export: intervista ad AB AETERNO

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03 Agosto 2016
Categoria: Un'Italia da Export

Nella nostra rubrica “Un’Italia da export” abbiamo il piacere di ospitare i contributi delle eccellenze targate Made in Italy che con competenza e coraggio si affacciano sui mercati internazionali. Tra queste c’è sicuramente AB AETERNO, giovane azienda fondata nel 2012 che produce orologi da polso eco-sostenibili dotati di movimento svizzero. La mission aziendale è quella di unire il mondo dell’orologeria alla crescente importanza dell’agire sostenibile. Nell’intervista rilasciataci da Marco Tommasoni - fondatore del brand - si spiegano i segreti del successo aziendale trainato anche dall’aver saputo sfruttare il cosiddetto vantaggio del “first mover”…

1) Ci racconti brevemente la storia della Sua Azienda…

Tutto nasce nel 2012, in quel periodo mi trovavo in Australia per un periodo di studio-lavoro. Sono sempre stato un appassionato di orologi e, da una visita ad una riserva naturale, nasce l’intuizione di realizzare un segnatempo con materiali sostenibili. Nasce così il concept del primo orologio in legno AB AETERNO. Dopo un primo riscontro positivo ad una fiera di settore a Sydney decisi di rientrare in Italia per sviluppare la mia idea e rendere la produzione Made in Italy.


2) Quali sono gli elementi e le condizioni che hanno decretato il successo della Sua Azienda sul mercato?

Sicuramente ha inciso il fatto di essere stati tra i primi brand al mondo a realizzare orologi da polso in legno, il cosiddetto vantaggio del “first mover”. A questo si aggiunge l’alta qualità dei nostri prodotti, i quali, contrariamente ai brand competitors, possono vantare una produzione Made in Italy che attinge al decennale know how dei nostri artigiani locali e, non ultimo, l’utilizzo di un meccanismo svizzero di precisione.

3) In questi anni di crisi, quanto la ricerca del suo successo sui mercati internazionali è stata una scelta e quanto una necessità per la Sua azienda?

Nonostante l’Italia al momento sia il primo Paese per fatturato, i mercati internazionali sono per noi molto importanti e rappresentano una scelta indispensabile per la crescita e l’espansione del brand.

4) Quale metodologia di ingresso ha adottato per fare business all’estero e in quali mercati siete oggi presenti?

Le fiere di settore all’estero, come Baselworld in Svizzera e il JCK negli Stati Uniti, rappresentato un ottimo trampolino di lancio per il brand e i suoi prodotti nei mercati internazionali. Le fiere ci hanno permesso di entrare in contatto con players stranieri. Oggi infatti grazie a questi contatti che si sono creati siamo distribuiti in Giappone, Corea, USA, Germania e Qatar, per citarne alcuni.

5) Qual è il “peso” delle attività internazionali oggi sul suo business?

La vendita sui mercati esteri rappresenta oggi circa un 40% del fatturato totale dell’azienda. Questa percentuale è destinata a crescere già dal prossimo anno, grazie alle nuove aperture previste all’estero.

6) Nel Vostro percorso di espansione all’estero, siete stati supportati da strutture pubbliche e/o da società di consulenza privata?

Si, siamo stati affiancati da un società di consulenza privata che ci ha aiutato durante il nostro percorso di crescita all’estero.

7) Com’è il rapporto con la burocrazia all’estero, più in generale quali sono state le principali difficoltà incontrate?

In generale non abbiamo mai avuto grossi problemi, sicuramente le principali difficoltà sono legate all’esportazione dei prodotti in alcuni Stati, come la Russia per esempio, in cui le politiche doganali e la situazione politica del Paese giocano un ruolo importante.

8) Quali sono i vostri piani futuri di sviluppo? Avete già in mente nuovi mercati da conquistare?

L’obiettivo è quello di sviluppare la rete estera, puntando in particolare sull’Asia e il Nord Europa dove abbiamo riscontrato un buon interesse nei nostri prodotti.

9) Quale consiglio si sente di dare agli imprenditori che intendono affacciarsi nello stesso contesto estero?

Muoversi in mercati diversi da quello in cui si è normalmente abituati, non è facile. Bisogna avere la sensibilità di tenere sempre a mente delle differenze culturali di ogni Pease, che hanno un ruolo cruciale. Un corretto modo di approcciarsi a un partner straniero può fare la differenza tra concludere una trattativa o farla saltare.
Inoltre è di estrema importanza avere un partner locale di fiducia che curi tutte le attività commerciali e di promozione del brand, specialmente in quei paesi, come il Giappone e la Corea per citarne alcuni, in cui le differenze linguistiche-culturali e i fusi orari, rendono impensabile una buona gestione dall’Italia.

Fonte: a cura di Exportiamo, di Marco Sabatini, redazione@exportiamo.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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